«Cari politici, spiegate a questi nipoti il perché il loro nonno non c’è più»

Pubblichiamo la lettera della figlia di Cosimo Negro, un uomo di 55 anni che si è tolto la vita all'interno del frantoio di sua proprietà.

L’1 settembre 2022, a Morciano di Leuca, in provincia di Lecce, un uomo è stato ritrovato senza vita. Cosimo Negro, di 55 anni, si è tolto la vita all’interno del frantoio di sua proprietà. Fedora Negro, figlia del defunto, ha inviato una lettera al giornale locale Il Gallo, spiegando i motivi che hanno portato il padre al suicidio. Ne pubblichiamo il contenuto.

«A scrivere questa lettera, non è una semplice ragazza, ma una ragazza che due settimane fa ha perso un padre, nel modo più ingiusto che possa esistere. Mi presento: sono la figlia dell’uomo che avevate citato “imprenditore” che a Morciano di Leuca, il primo settembre scorso, ha deciso di togliersi la vita. Notizia che allo stesso tempo a leggerla su di un giornale, mi ha spaccato il cuore una seconda volta. Mio padre, era l’uomo più allegro di questo mondo e lo è sempre stato. Gran lavoratore, conosciuto nel paese, nei paesi limitrofi ed oltre, grazie al suo lavoro e alla sua umiltà che l’ha sempre contraddistinto.

Purtroppo accade anche questo a chi, come lui, amava la vita. Mio padre cominciò ad avere i primi sintomi con l’inizio della Xylella, perché avendo un frantoio e dedicando la sua vita al lavoro, non poteva accettare ciò, perché come mi disse nei giorni precedenti alla sua morte: “Ce l’ho nel sangue io questo lavoro”.

Ed è vero. Nato e cresciuto in una famiglia di contadini e gran lavoratori, cresciuto nella sua attività che fin da piccolo ha portato avanti dando i suoi frutti non solo economicamente ma anche a livello umano con tanta gente che si è affezionata alla sua figura: dipendenti, fornitori e clienti. Mio padre non era un datore di lavoro, un cliente o un titolare di attività. Mio padre era l’uomo che ha aiutato chiunque ed era l’amico di tutti.

Purtroppo però, dopo anni di sacrifici e duro lavoro, si ritrovava a vedere gli alberi che tanto amava, senza frutto e sempre più secchi per via di questa malattia. Trovò una soluzione: cominciò a portare le olive da fuori per accontentare la clientela. Ma a maggio, comincia il rincaro dei prodotti e concimi, le bollette e da lì, cominciò la brutta depressione.

E per lui, come per chiunque ami il proprio lavoro, non c’è medicina o dottore che possa aiutare a far fronte a questa brutta malattia. Di una cosa sono certa, mio padre ora ha trovato la sua pace in tutto ciò che i suoi occhi oramai non accettavano ma, ci sarà tanta altra gente che potrebbe fare lo stesso gesto e che in passato l’ha già fatto. Tutto ciò che sta accadendo, con aumenti e bollette insostenibili sta uccidendo sempre più le nostre attività, le nostre famiglie e il nostro territorio.

Questo è un grido, una richiesta di ascolto per questo territorio dimenticato, e con lui anche la sua gente. Gente come mio padre che a 55 anni ha lasciato una moglie, due figli e due nipoti. È inaccettabile che la politica ancora continui a parlare del problema senza trovare soluzioni. Continui a creare miseri fondi per aiutare le attività e poi gli stessi soldi neanche bastano a far fronte a tutte le tasse che ci vengono imposte. Cari politici, spero che ora verrete voi a spiegare a questi nipoti il perché il loro nonno non c’è più, non ci sarà nella loro quotidianità e nei momenti più importanti della loro vita.»

Alberto Pizzolante
Alberto Pizzolante
Nato in provincia di Lecce nel 1997, si è laureato in Filosofia presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Dirige likequotidiano.it.

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