I cosiddetti avatar — rappresentazioni digitali di noi stessi — hanno la capacità di influenzare e modificare i nostri comportamenti. Ciò avviene perché i nostri atteggiamenti tendono ad adeguarsi alle versioni create negli spazi virtuali. Questo processo viene denominato «Effetto Proteo». Nick Yee, ricercatore americano dell’università di Stanford, ha esplorato come le rappresentazioni digitali di sé possano influenzare il comportamento delle persone, non solo all’interno di realtà virtuali ma anche nella vita di tutti i giorni.
Gli ambienti digitali ci permettono di trasformare le nostre autorappresentazioni drammaticamente, facilmente e in modi che non sono possibili nel mondo fisico. Come Proteo cambia forma per sfuggire ai nemici, gli utenti si trasformano, e questo può notevolmente influenzare il modo in cui gli altri ci trattano e, di conseguenza, il modo in cui ci percepiamo.
La nuova concezione della terapia: l’esperienza virtuale del sé
Secondo S. Turkle, l’esperienza online può essere utilizzata per coltivare le abilità che si vogliono usare nel reale. A tal proposito afferma che bisognerà distinguere tra «acting out (passaggio all’atto) e working through (lavoro analitico)». Nel primo caso si tende a riprendere i conflitti presenti nel mondo fisico e a riprodurli costantemente nel mondo virtuale, senza apportare alcun cambiamento. Nel working through, invece, si affrontano passo dopo passo i conflitti del reale, cercando di analizzarli e risolverli gradualmente attraverso la vita online.
Un esempio illuminante riguarda una giovane donna che aveva perso una gamba in un incidente d’auto: si era creata un avatar con una gamba finta e aveva avuto relazioni virtuali, allenandosi a parlare della sua protesi online. Ha cominciato a sentirsi più a suo agio con il suo corpo reale tramite l’esperienza con il suo corpo virtuale. In sintesi, l’utilizzo di questi nuovi strumenti ha mutato radicalmente il concetto di sé proteiforme, trasformandolo da un meccanismo di adattamento a situazioni traumatiche a un processo di sperimentazione identitaria consapevole.
Bibliografia
Yee Nick (2007), “The Proteus effect: Behavioral modification via transformations of digital self-representation”, Doctoral dissertation, Stanford University.
Turkle Sherry (2011), trad. it. Insieme ma soli, Einaudi, Torino 2019.
Gmidene Aymen, Gharbi Jamel E. (2015), “The process of identity building in Second Life”, Journal of Internet Social Networking & Virtual Communities, n. 2015, pp. 1-10.
