lunedì, Febbraio 9, 2026

Helicobacter pylori, contagio e rischi

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L’helicobacter pylori è un batterio gram negativo, responsabile di una infezione cronica del rivestimento più interno dello stomaco. Possiede flagelli, ovvero strutture che sembrano piccole “code” che gli permettono di muoversi e annidarsi nella mucosa gastrica. Inoltre, attraverso movimenti spiraliformi, è in grado di penetrare nello strato mucoso.

Proprio in questa sede l’helicobacter è in grado di innescare una infiammazione che danneggia le cellule del rivestimento interno dello stomaco. Esso è stato associato a diverse patologie:

  1. gastrite cronica
  2. ulcera gastrica e duodenale
  3. implicato nella patogenesi del cancro dello stomaco.

Per quanto riguarda il contagio, le modalità con cui esso si trasmette è da persona a persona, attraverso contatti diretti per via orale e/o oro-fecale. Il batterio gram negativo è stato ritrovato infatti sia nella saliva che nelle feci. Per lo stesso motivo non è casuale il fatto che l’infezione da Helicobacter sia più diffusa dove vi sono condizioni di scarsa igiene. Si stima che circa il 50 % della popolazione mondiale sia portatrice, ma non tutti coloro che sono infetti mostrano sintomatologia.

L’Helicobacter pylori è un batterio insolito per il fatto che riesce a sopravvivere nell’ambiente molto acido dello stomaco. Questa particolarità è resa possibile grazie alla capacità di produrre un enzima, l’ureasi, che scompone l’urea in ammoniaca e anidride carbonica. L’ammoniaca che è basica, neutralizza l’acidità presente intorno al batterio. In questo modo si crea un ambiente favorevole per la sopravvivenza di quest’ultimo e può inoltre passare inosservato alla risposta immunitaria dell’ospite.

Per quanto riguarda la sintomatologia, nell’80% dei casi l’infezione è lieve o asintomatica. può portare problemi digestivi, gastrite cronica, dolori allo stomaco, reflusso gastroesofageo, nausea, vomito e digestione lenta. La diagnosi può essere effettuata sia con metodi invasivi, che con metodi meno invasivi. L’esame istologico (invasivo) che viene effettuato attraverso biopsia o l’urea breath test (non invasivo) che invece sfrutta l’attività ureasica dell’helicobacter, che trasforma l’urea in ammoniaca e anidride carbonica, dunque si misura la quantità di anidride carbonica che viene espulsa con l’espirazione.

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