Figura controversa, icona dell’heavy metal e dell’hard rock ma soprattutto fondatore e frontman del Black Sabbath, uno dei gruppi più influenti degli anni ‘70-‘80. Il mondo della musica perde uno dei protagonisti più grandi: Ozzy Osbourne, scomparso a 76 anni dopo aver lottato contro il morbo di Parkinson. Il 22 luglio la famiglia ha annunciato, tramite un post social, la scomparsa dell’artista.
Bambino dislessico, balbuziente ed emarginato trovò nella musica la sua strada. Diede inizio a un’epoca grazie alla voce graffiante e alla sua immagine unica e riconoscibile: capelli lunghi e neri, occhiali da sole rotondi, abiti scuri e presenza scenica inconfondibile e provocatoria.
Con il suo timbro graffiante, cupo ma anche nasale dava l’impressione che provenisse da un’altra dimensione, influenzando generazioni di cantanti non solo del genere. Carattere dominante della sua musica erano i temi oscuri come occultismo, malattia mentale, morte, paganesimo, guerra. Riuscendo ad alternarli in una sola frase senza risultare ridicolo e rendendo il canto importante nel rock duro. Nel corso della carriera, durata più di cinquant’anni, prima con la band e poi da solista ha spaziato tra heavy metal, hard rock e sperimentazione di nuove sonorità mantenendo il suo stile. L’allontanamento dal gruppo avvenne nel ‘76 per l’eccessivo abuso di alcol e droghe.
Grande performer, trasformava il palco in una messa nera. Lo si ricorda per i gesti provocatori come i due celebri episodi: il primo del 1982 in cui morse la testa di un pipistrello convinto fosse finto. Il secondo, si presentò ubriaco davanti ai discografici e anziché liberare le colombe che aveva in tasca ne prese a morsi una staccandole la testa. Vicende che contribuirono ad alimentare la sua figura di artista imprevedibile facendolo diventare ancora di più una leggenda.
A causa della malattia si è allontanato dal palco, ma con il suo ultimo concerto a Birmingham il 5 luglio ha dato l’addio ai fan. Seduto su un trono, affaticato e con la voce tremante non riuscendo a controllare le corde vocali, è stato accompagnato dal pubblico che completava le strofe al suo posto. Momento toccante non solo per i fan ma per tutto il mondo che ha avuto la riconferma del celebre artista che è stato.
Si dice addio a un pezzo di storia. Ozzy non è stato soltanto la figura centrale dell’heavy metal ma è stato un musicista simbolo per la storia della musica contemporanea. Lasciando come eredità oltre la musica e i concerti, il suo stile, la sua visione e la sua interpretazione della rabbia e della sofferenza trasformata in arte.
“As long as there are kids who are pissed off and have no real way in venting out that anger, heavy metal will live on” . (Finché ci saranno ragazzi che avranno bisogno di sfogare la loro rabbia, l’heavy metal sopravviverà.)
