Tensioni in Medio Oriente, la FIA valuta piani alternativi per i GP del Golfo

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Sono i recenti avvenimenti che si stanno verificando in Medio Oriente ad aver preoccupato i dirigenti FIA e l’intero mondo della F1 (e non solo: anche la MotoGP), che ora teme possibili cambiamenti nel calendario.

Serie difficoltà logistiche sono state riscontrate nel trasferimento verso Melbourne, in Australia, prima tappa del mondiale.

A tal proposito sono state adottate soluzioni immediate riguardo ai due voli partiti da Londra, che hanno dovuto effettuare deviazioni significative a causa del conflitto tra USA e Iran: uno ha fatto scalo a Singapore, mentre un altro ha dovuto seguire una rotta che passava sopra la Tanzania.

Nonostante ciò, nulla – al momento – sembra compromettere la gara prevista per domenica 8 marzo (ore 05:00 in Italia, per via del fuso orario). Secondo alcune voci, che ribadiscono come la sicurezza di tutti sia posta al primo posto, sono già state avviate le operazioni di emergenza.

Anche il Campionato Mondiale di Resistenza FIA in Qatar è attualmente oggetto di modifiche: si parla di Imola o Portimão, ma è poco probabile che la tappa italiana possa rientrare in calendario, considerando la dura esclusione dello scorso anno e le lamentele degli stessi piloti, affezionati al circuito ma non ascoltati.

In merito all’imminente gara e ai ritardi che stanno coinvolgendo gran parte del personale necessario, il coprifuoco del circuito è stato revocato.

Anche Marc Gené ha dichiarato al programma televisivo El Larguero che molti membri del team che viaggiavano con Emirates hanno riscontrato seri problemi, pur precisando che “sarebbe potuta andare peggio”, richiamando alla memoria il GP di alcuni anni fa che aveva come prima tappa il Bahrain.

Il problema più rilevante si pone in vista del weekend del 12–19 aprile, durante il quale il GP di F1 è previsto in Bahrain e, nella stessa settimana, quello di MotoGP dovrebbe disputarsi in Qatar. In entrambi i casi si ipotizza una cancellazione oppure, come già accennato, si valuta lo spostamento delle gare su altri circuiti.

D’altro canto, risultano poco rassicuranti le parole del presidente Trump, secondo cui il conflitto potrebbe protrarsi per almeno 4-5 settimane, finendo così per coinvolgere anche le gare dei gran premi in programma.

Più questi tempi tendono ad allungarsi, maggiore diventa il rischio di dover intervenire con modifiche o cancellazioni.

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