Il quesito fondamentale, ” La verità è dentro di noi?“, trova una risonanza complessa nell’intersezione tra la filosofia di Sant’Agostino e la psicoanalisi di Jacques Lacan, in particolare attraverso l’analisi del De magistro agostiniano.
Sant’Agostino: il Maestro interiore e l’illuminazione
Agostino, nel De magistro (composto nel 390 d.C. come dialogo con il figlio Adeodato), affronta il ruolo dell’educazione e del linguaggio. Egli giunge alla celebre conclusione che la verità è dentro di noi, ma non è un prodotto della coscienza, occorre un’illuminazione divina affinché la coscienza possa riconoscerla, il vero maestro è il maestro interiore, una luce di verità che viene da Dio ed illumina la nostra mente.
Il principio fondamentale dell’educazione è l’auto-educazione: le parole, se prive di significato immediato, inducono l’allievo alla ricerca. La parola stessa, come insegnante, non ha solo la funzione di informazione, ma mira alla verità.
Tuttavia, Agostino stesso pone il linguaggio nella chiave dell’errore e dell’ambiguità. Mettendo in causa la parola evidenzierà che « la verità è al di fuori dei segni, è altrove». I’lluminatio è una cordicella che permette al linguaggio di essere in corrispondenza biunivoca con il mondo, l’illuminazione non opera sul soggetto ma sul linguaggio. Egli manca della distinzione tra conoscenza e riconoscimento, dove il riconoscimento è quello di Cristo, ma sottolinea che la potenza delle parole è il fondamento di tutto. L’esempio dell’uccellatore serve a far dubitare della preminenza dei segni nella funzione di insegnamento, mostrando come alcune cosa possano «mostrarsi da se stesse, senza alcun segno».
Lacan: il linguaggio, la significazione e il transfert
Lacan intercetta la lungimiranza di Agostino proprio nella prima parte del De magistro, la Disputatio de locutionis significatione, che Lacan stesso traduce come ” della funzione significante della parola“. Egli riprende il tema della significazione per comprendere l’importanza della parola e del linguaggio in generale.
Nell’analisi, come evidenziato nel testo, non si interpretano le relazioni attuali in quanto l’analista si basa su una moltitudine di elementi- movimenti, gesti, emozioni- perché le parole costituiscono significazioni che rimandano sempre ad altro. Questa dinamica si riflette nel concetto agostiniano dei segni che si mostrano attraverso altri segni e che tramite la parola «si può significare e designare altri degni della parola».
Per Lacan, la parola assume un valore centrale, specialmente in relazione al transfert. Nonostante il tentativo di subordinarla a mero mezzo, la psicoanalisi è una tecnica della parola e in essa si muove. Il motore del progresso del transfert è la parola, malgrado ci si sforzi di subordinare la parole a una funzione di mezzo, l’analisi è una tecnica della parola, malgrado ci si sforzi di subordinare la parola a una funzione di mezzo, l’analisi è una tecnica della parola e in essa si muove.
In sintesi, mentre Agostino pone la verità nel maestro interiore illuminato da Dio, ridimensionando la parola al registro dell’errore, Lacan, pur riconoscendo l’ambiguità del linguaggio, ne fa il motore e il fondamento stesso del processo analitico e della scoperta della verità.
