domenica, Febbraio 8, 2026

Victor Turner, l’Antropologo della Soglia

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Victor Turner (1920-1983) occupa un posto di rilievo nell’antropologia simbolica del XX secolo, avendo trasformato radicalmente il modo in cui comprendiamo i riti e le dinamiche sociali. La sua vita accademica e personale è stata un costante attraversamento di confini, portandolo dalle aule europee alle foreste dello Zambia, dove la sua esperienza sul campo con il popolo Ndembu ha gettato le basi per la sua rivoluzionaria teoria del «processo rituale». Il cuore della riflessione di Turner risiede nel concetto di liminalità:

 Il termine liminale, derivato dal latino limen, che significa “soglia”, è stato introdotto per la prima volta nel discorso antropologico da Arnold van Gennep all’ inizio del XX secolo e successivamente ampliato in modo significativo da Victor Turner negli anni ’60. Per Turner (1969), la liminalità designa uno stato di transizione all’interno della pratica rituale, una fase intermedia in cui le norme sociali sono sospese, le identità si dissolvono

Per Turner, la società non è un’entità statica, ma un processo dinamico e fluttuante in cui gli individui oscillano tra due stati fondamentali: «la struttura e l’anti-struttura». Se la prima rappresenta l’ordine delle norme, dei ruoli e delle gerarchie sociali, l’anti-struttura costituisce il regno dell’ambiguità, del rinnovamento e del caos potenziale. 

Durante i suoi studi tra gli Ndembu, V. Turner identificò rituali specifici come l’Isoma, il Nkula e il Mukanda come spazi simbolici di trasformazione. In queste fasi liminali, i partecipanti vengono spogliati dei loro segni sociali — nomi, abiti e status — per essere sottoposti a una sorta di «morte simbolica». In questo stato di «mezzo», i soggetti non sono più ciò che erano e non sono ancora ciò che diventeranno; essi incarnano un pericolo per la società strutturata proprio perché rappresentano un mondo di caos. 

È in questo vuoto normativo che nasce la «communitas», un legame sociale spontaneo e non gerarchico che favorisce la riconfigurazione dell’identità. La liminalità è una sospensione della struttura necessaria per la sopravvivenza stessa della società, che ha bisogno di questi «mondi fluttuanti» per non inaridirsi. Oggi, il modello di V. Turner trova nuova riconfigurazione nella cultura digitale, dove gli schermi emergono come nuovi dispositivi liminali che fondono reale e virtuale, creando spazi di transizione per il sé contemporaneo

Il Simbolo Rituale nella cultura digitale

L’eredità di Turner oggi supera i confini dell’etnografia classica per abbracciare la cultura digitale. Come evidenziato nelle recenti ricerche accademiche, il concetto di soglia è diventato uno strumento essenziale per interpretare la nostra vita online. In particolare, il lavoro di Rosa Di Vincenzo (2020) esplora queste «soglie sintetiche», tracciando un ponte tra la liminalità di V. Turner e l’immaginario moderno.

Secondo Di Vincenzo, lo spazio digitale funge da nuovo laboratorio liminale dove, attraverso l’estetica e la performance, l’individuo sperimenta una transizione continua tra reale e virtuale, proprio come accadeva nei riti ancestrali studiati da V. Turner.

Bibliografia

Turner Victor (1969), trad. it. Il processo rituale: struttura e anti-struttura, Morcelliana, Brescia 1972.

Sitografia

Di Vincenzo, Rosa (2020), Synthetic thresholds: from ritual to algorithmic imagery: through the visuals of Victor Turner, Arnold van Gennep, Giorgio de Chirico, René Magritte, MC Escher, David Lynch, Jared Pike, Kane Pixels, Universitat Politècnica de Catalunya, Barcelona.

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