mercoledì, Maggio 22, 2024

31 anni fa la strage di Capaci

A Palermo le celebrazioni in ricordo della strage di Capaci. Mattarella: «La lotta alla mafia è parte irrinunciabile di un’etica condivisa».

Condividi

Trentuno anni dopo la memoria si rinnova. Palermo ricorda oggi la strage di Capaci del 1992, in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

All’esterno dell’aula bunker del capoluogo siciliano si riuniranno 80 baby sindaci provenienti da tutta Italia, il coro del liceo Meli, delegazioni della Polizia, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Polizia penitenziaria, dei Vigili del Fuoco. Ad organizzare la manifestazione è la Fondazione Falcone. Saranno presenti, tra gli altri, il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, il capo della polizia Vittorio Pisani, il procuratore capo Maurizio De Lucia, il vicecomandante del Ros Gianluca Valerio.

Alle 15, in via Duca della Verdura, davanti al murales “La porta dei Giganti”, è previsto il concentramento del corteo che sfilerà fino a raggiungere l’albero Falcone di via Notarbartolo, dove abitava il giudice. Con Maria Falcone saranno presenti anche Piero Grasso e Giuseppe Ayala, colleghi e amici di Giovanni Falcone. Alle 17:58, l’ora della strage, un trombettiere della polizia suonerà il silenzio. Poco prima, alle 17:43 (l’orario di atterraggio dell’aereo su cui viaggiava Falcone), nella sala imbarchi dell’aeroporto a Punta Raisi sarà eseguita la Sonata n.1 in fa minore per clarinetto e pianoforte di Brahms.

Il messaggio del Capo della Polizia

Il Capo della Polizia, Vittorio Pisani, ha ricordato «il sacrificio degli undici servitori dello Stato morti nelle stragi del 1992». Nella strage di Capaci e in quella di via D’Amelio, dice Pisani, morirono «tre straordinari magistrati, Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e Paolo Borsellino e otto eroici poliziotti: Rocco, Vincenzo, Walter, Agostino, Claudio, Vito, Antonio ed Emanuela, prima ed unica donna in uniforme uccisa dalla mafia. Uomini e donne che – conclude Pisani – nella perfetta consapevolezza dei rischi che correvano, hanno sacrificato la loro vita per l’affermazione dei valori di legalità in cui credevano e su cui si fonda la nostra Nazione. Il loro esempio continua a vivere e il nostro dovere è mantenerlo sempre più vivo».

Mattarella: «la lotta alla mafia è parte irrinunciabile di un’etica condivisa»

Il Presidente della Repubblica ha espresso la propria vicinanza ai «testimoni della legalità della Repubblica» che hanno perso la vita nella strage di Capaci e in quella di via D’Amelio e, con loro, «allo strazio delle loro famiglie, al dolore di chi allora perse un amico, un maestro, un punto di riferimento». Secondo Mattarella, «quegli eventi sono iscritti per sempre nella storia della Repubblica. Si accompagna il senso di vicinanza e riconoscenza verso quanti hanno combattuto la mafia infliggendole sconfitte irrevocabili, dimostrando che liberarsi dal ricatto è possibile, promuovendo una reazione civile che ha consentito alla comunità di ritrovare fiducia».

Per Sergio Mattarella, «i criminali mafiosi pensavano di piegare le istituzioni, di rendere il popolo suddito di un infame potere. La Repubblica seppe reagire con rigore e giustizia. Magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno demolito la presunzione mafiosa di un ordine parallelo, svelando ciò che la mafia è nella realtà: un cancro per la comunità civile, una organizzazione di criminali per nulla invincibile, priva di qualunque onore e dignità. La mafia li ha uccisi, ma è sorta una mobilitazione delle coscienze, che ha attivato un forte senso di cittadinanza».

«Nelle istituzioni, nelle scuole, nella società civile, la lotta alle mafie e alla criminalità è divenuta condizione di civiltà, parte irrinunciabile di un’etica condivisa», ha aggiunto il Presidente della Repubblica. «L’azione di contrasto alle mafie va continuata con impegno e sempre maggiore determinazione. Un insegnamento di Giovanni Falcone resta sempre con noi: la mafia può essere battuta ed è destinata a finire».

Alberto Pizzolante
Alberto Pizzolante
Nato in provincia di Lecce nel 1997, si è laureato in Filosofia presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Dirige likequotidiano.it.

Sullo stesso argomento

Simili

Dello stesso autore