Guerra, l’accoglienza dei profughi a Valico Fernetti

Dal 4 all'8 marzo, i volontari di Save the Children e UNICEF hanno aiutato circa 1600 persone. I bambini sono il 40% del totale dei profughi.

Save the ChildrenUNICEF sono impegnate da giorni nell’assistenza di bambine, bambini e adolescenti e delle loro famiglie in arrivo al valico Fernetti dall’Ucraina. La zona, nei pressi di Trieste, è uno dei punti di arrivo dei profughi Ucraini. Dal 4 all’8 marzo i volontari delle due associazioni sono entrati in contatto con circa 1600 persone. Gli operatori distribuiscono beni di prima necessità come kit invernali e kit per l’igiene, sensibilizzano sulla prevenzione sanitaria, fornendo anche mascherine FFP2 e gel igienizzante, oltre a cibo e acqua. La presenza di mediatori culturali consente inoltre di dare sostegno e affrontare le situazioni più difficili. Durante le ore diurne, il valico è raggiunto da un numero di profughi che varia dalle 300 e alle 600 persone. I bambini rappresentano il 40% del totale dei profughi. Una bambina arrivata domenica 6 marzo aveva appena un mese di vita.

Coordinare la collaborazione tra istituzioni e società civile

I bambini sono stremati dopo un viaggio lungo e difficile e hanno nei loro occhi la paura per quello che hanno visto“, ha commentato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children. “Le loro mamme sono in molti casi schiacciate dal senso di responsabilità nei confronti dei figli e dalla angoscia per i familiari rimasti in patria. Oggi è fondamentale che il nostro Paese e l’Europa tutta si mobilitino per garantire ai bambini, le bambine e adolescenti e alle loro famiglie che scappano dal conflitto, accoglienza e protezione, nel rispetto dei loro diritti fondamentali.

Il nostro Paese sta rispondendo a quella che rischia di essere la più grave crisi umanitaria europea degli ultimi anni, con grande slancio e con iniziative che si moltiplicano di ora in ora. A tal fine è prioritario mettere a sistema la grande macchina della solidarietà che si è attivata in tutto il Paese. Occorre rafforzare la rete di collaborazione tra le istituzioni e tutte le organizzazioni della società civile“.

Anna Riatti, Coordinatrice della risposta in Italia per l’Ufficio Regionale UNICEF per l’Europa e l’Asia centrale, ha dichiarato che “in tutte le situazioni di crisi i bambini e le bambine pagano spesso il prezzo più alto. La fuga e il viaggio pongono ostacoli alla loro protezione e li espongono al rischio di sfruttamento e violenza. Continuiamo l’azione a fianco delle istituzioni per garantire una corretta informativa nei principali punti di ingresso e transito. Lavoriamo per l’individuazione tempestiva dei minorenni e l’attivazione di canali di accoglienza che coinvolgano anche la società civile, come l’affidamento familiare. Non dobbiamo tralasciare inoltre l’importanza del reinserimento nei percorsi scolastici e i bisogni di supporto psicosociale, anche attraverso figure di mediazione linguistica“.

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