sabato, Aprile 13, 2024

Primo Maggio, Mattarella: «Non arrendiamoci all’idea del lavoro povero»

Il Capo dello Stato ha celebrato il Primo Maggio al Polo della Meccatronica di Reggio Emilia, ricordando il lavoro del ministro Ezio Vanoni.

Condividi

In occasione delle celebrazioni del Primo Maggio, Sergio Mattarella ha voluto richiamare il ruolo fondamentale del lavoro nell’esercizio pieno dei diritti di cittadinanza. Secondo il Capo dello Stato, che ha pronunciato il suo messaggio nel corso di una visita al Polo della Meccatronica di Reggio Emilia, «il lavoro è stato lo strumento che ha permesso e favorito la mobilità sociale. È stato ed è misura del contributo ai doveri inderogabili di solidarietà tracciati dalla Costituzione. Il lavoro è ciò che mette ogni cittadino nella condizione di scegliere il proprio posto nella vita della comunità». Il Presidente della Repubblica intende il lavoro come un antidoto, «uno strumento efficace per combattere in modo proficuo discriminazioni e illegalità diffuse. Il lavoro è parametro che permette di misurare l’effettivo livello di parità, sul terreno della occupazione e dei salari, tra donne e uomini».

Mattarella ha evidenziato le principali problematiche relative all’occupazione in Italia: «un recente rapporto ha posto in evidenza come il lavoro minorile sfruttato sia ancora una piaga presente. Lo sfruttamento ai danni dei minori costituisce un grave furto di futuro, sottraendo questi ragazzi alla scuola e spingendoli verso la marginalità. È un tema che riguarda anche la condizione di molti lavoratori immigrati. Altro aspetto da porre in primo piano è quello degli infortuni sul lavoro, che distruggono vite, gettano nella disperazione famiglie, provocano danni irreversibili, con costi umani inaccettabili».

«Ampliare la base del lavoro deve essere un assillo costante»

Centrale nella riflessione del Capo dello Stato è la piaga della disoccupazione: «C’è amarezza in chi constata che la piena occupazione, specie per i giovani e le donne, è di là da venire. Così come nel Mezzogiorno. Persistono frammentazione e precarietà, condizioni di lavoro insicure, divari salariali; si registra un costo della vita in aumento, in funzione anche delle tensioni internazionali in atto. Stagnazione salariale e sicurezza sul lavoro, nonostante i passi compiuti, sono temi in perenne discussione».

«Se le cifre sono preoccupanti e note, e denunciano in Italia un alto tasso di inattività rispetto ai parametri europei – ha aggiunto – una risposta adeguata può venire soltanto da un concreto impegno di mobilitazione collettiva che sappia valorizzare il grande patrimonio di competenze presente nel nostro Paese. Ampliare la base del lavoro, e la sua qualità, deve essere assillo costante a ogni livello, a partire dalle istituzioni. Naturalmente, non sarà possibile creare nuovo lavoro, sostenere le innovazioni necessarie, affrontare con coraggio e creatività la competizione dei mercati senza il protagonismo delle imprese, grandi, medie e piccole. Senza la partecipazione dei lavoratori e dei sindacati, senza il contributo del Terzo settore, senza l’apporto del mondo delle professioni».

Il ricordo di Ezio Vanoni e il valore del Primo Maggio

Il Presidente della Repubblica ha ricordato il ministro Ezio Vanoni ideatore, negli anni ’50, di un piano decennale volto a produrre piena occupazione nel Paese e a ridurre lo squilibrio tra il Nord e il Sud dell’Italia. Quello di Vanoni, secondo Mattarella, è stato «uno sforzo che partiva dalla convinzione di come il mondo del lavoro fosse la locomotiva di un Paese che vuole avanzare. Partiva dalla consapevolezza che il lavoro costituisce indice di dignità. Del rapporto stretto che interviene tra lavoro, coesione sociale e saldezza delle istituzioni e, dunque, della democrazia».

Per Sergio Mattarella, «l’unità del Paese significa anche unità sostanziale sul piano delle opportunità di lavoro. Significa impegno per rimuovere le disuguaglianze territoriali. Presidiare e promuovere l’unità significa anche tutto questo. Il lavoro è indice di dignità perché è strettamente collegato al progetto di vita di ogni persona. E, allora, mentre talvolta affiora la tentazione di arrendersi all’idea che possa esistere il lavoro povero, la cui remunerazione non permette di condurre una esistenza decente, è necessario affermare con forza, invece, il carattere del lavoro come primo, elementare, modo costruttivo di redistribuzione del reddito prodotto. Il Primo Maggio, che qui celebriamo per tutta Italia, è la festa quindi della dignità del lavoro. È la festa della Repubblica fondata sul lavoro. Il Primo maggio di quest’anno conferma i grandi valori che ispirano questa giornata di Festa per i lavoratori e per l’intera comunità nazionale. È una giornata di impegno, perché sollecita a rendere concreta l’affermazione che la Repubblica è fondata sul lavoro, traguardo a cui tendere costantemente».

Alberto Pizzolante
Alberto Pizzolante
Nato in provincia di Lecce nel 1997, si è laureato in Filosofia presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Dirige likequotidiano.it.

Sullo stesso argomento

Simili

Dello stesso autore