lunedì, Febbraio 9, 2026

Crans-Montana, Leonardo Bove trasferito dall’ospedale svizzero. Jacques Moretti, convalidato il suo arresto

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Dopo giorni di attesa, a causa delle precarie condizioni di salute, Leonardo Bove, sedicenne milanese vittima della strage di Crans-Montana, è stato trasferito presso l’ospedale Niguarda di Milano intorno alle ore 20. Pare, infatti, che il via libera dei medici svizzeri e le condizioni meteorologiche, finalmente non avverse, abbiano portato al trasferimento del ragazzo, che, insieme a numerosi dei suoi compagni, riporta ustioni (circa il 50% a livello epidermico) e lesioni provocate dall’inalazione dei fumi tossici dell’incendio.

Nelle oltre 350 pagine del fascicolo inerente all’inchiesta sulla strage di Crans-Montana, diversi testimoni presenti durante la tragedia segnalano l’inaccessibilità della porta di sicurezza, che pare fosse chiusa dall’interno. Solo risposte negative, nessuna via d’uscita, tanto che i ragazzi coinvolti si sono meravigliati che, dopo il costo dei tavoli (intorno a 320 euro), il locale fosse sprovvisto di adeguate uscite per tutti i presenti.

A scusarsi è stata anche la vicesindaca della città elvetica, la quale, a suo modo, ha voluto ovviare alle accuse che sono state mosse nei confronti di Nicolas Féraud, che ricopre il ruolo di sindaco, dato che, durante le varie conferenze stampa che lo hanno visto protagonista, non ha fatto il minimo accenno a parole di vicinanza o scuse ai familiari delle vittime e dei feriti. Pare che abbia solamente sottolineato la mancanza di controlli adeguati e, dunque, l’attribuzione di tutta l’amministrazione competente del disinteresse dei controlli sul luogo dal lontano 2020.

Oltre a questo, a pesare sull’accaduto è la colpevolezza dei due coniugi del locale: Jacques Moretti, per il quale è stato eseguito un arresto cautelare, deliberato da Beatrice Pilloud, procuratrice di Sion, preventivo, dal momento che reale è il pericolo di evasione. Entrambi sono accusati di omicidio colposo.

Non si possono, d’altro canto, mettere a tacere informazioni rilevanti come quelle riportate dal quotidiano francese noto come “Le Parisien“, dove il proprietario del bar Le Constellation, noto nel lontano 2008 con il nome “Il corso”, abbia commesso sfruttamento di prostituzione non solo in Svizzera, ma anche nella città di Parigi. Al di là dei precedenti penali che, tuttavia, non lo hanno visto scontare alcun periodo in carcere.

Diversa è la situazione della moglie, Jessica Maric, che, per il momento, si trova agli arresti domiciliari con obbligo di braccialetto elettronico, forse una decisione meno dura dovuta, forse, all’esigenza di accudire la prole (figli di 6 mesi e 3 anni).

Gli inquirenti si muovono in mezzo a tutte le testimonianze, dato che risposte sono richieste da parte delle famiglie delle vittime. È stato disattivato il profilo Instagram del locale, che avrebbe potuto mettere ancora più in luce prove inerenti alle crepe nel sistema di sicurezza. Ciò tradisce quanto dichiarato ai giornali svizzeri da parte della coppia, che afferma di aver superato, nell’arco di dieci anni, ben tre ispezioni.

È trapelata, da poche ore, la convalida dell’arresto del proprietario del locale Le Constellation per tre mesi. Nel frattempo, anche la magistratura italiana si muove per acquisire l’insieme di tutte le informazioni e la lista degli indagati utilizzati per le indagini finora.

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