lunedì, Luglio 15, 2024

Crimini di guerra in Ucraina: le testimonianze

Due donne, i cui familiari sono stati uccisi dall'esercito russo senza alcun motivo, raccontano i crimini di guerra compiuti dalla Russia.

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Amnesty International ha pubblicato alcune testimonianze di esecuzioni extragiudiziali di civili ucraini e di crimini di guerra compiuti dall’esercito russo. I ricercatori di Amnesty hanno intervistato oltre 20 persone di città e villaggi nei pressi di Kiev. “Nelle ultime settimane abbiamo raccolto prove di esecuzioni extragiudiziali e di altre uccisioni illegali da parte delle forze russe. Molte di queste prove devono essere indagate come probabili crimini di guerra. Stiamo parlando di atti di inspiegabile violenza e di sconvolgente brutalità, come le uccisioni di civili privi di armi nelle loro case o in strada. L’uccisione intenzionale di civili è una violazione dei diritti umani e un crimine di guerra. Queste morti devono essere indagate e i responsabili devono essere processati lungo tutta la catena di comando“, ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International.

Le testimonianze

Kateryna Tkachova ha 18 anni. Il 3 marzo era nella sua abitazione di Vorzel insieme ai suoi genitori quando ha visto arrivare i carri armati russi con la lettera Z. I suoi genitori sono andati in strada, chiedendo a Kateryna di rifugifarsi in cantina. Dopo un po’, ha udito dei colpi d’arma da fuoco. “Dopo che i carri armati se n’erano andati via, ho scavalcato la recinzione della casa dei vicini per vedere se erano ancora vivi. Mia madre era a terra, sulla schiena, da un lato della strada. Mio padre era dall’altro lato, a testa in giù. Si vedevano grandi fori sul suo cappotto. Il giorno dopo sono andata a recuperarli: mio padre aveva sei grandi fori, mia madre uno più piccolo all’altezza del petto.“.

I genitori di Kateryna erano in abiti civili e privi di armi. Il 10 marzo un volontario che si occupava delle evacuazioni dalle zone intorno a Kiev ha aiutato la ragazza a lasciare Vorzel. In un video validato da Amnesty International si vedono il volontario e Kateryna scrivere su due pezzi di cartone i nomi dei genitori, la data di nascita e quella di morte e deporli accanto ai corpi, su cui erano state adagiate delle coperte.

“Sparato in testa perché non aveva delle sigarette”

La sera del 9 marzo una donna di 46 anni di Bohdanivka ha sentito degli spari provenienti dalla finestra del piano inferiore della propria casa. Lei e il marito hanno gridato che erano civili e che non avevano armi. Due dei soldati russi entrati in casa hanno spinto i quattro inquilini nel locale caldaia.

Ci hanno spinti dentro e hanno chiuso la porta. Un minuto dopo l’hanno aperta e hanno chiesto a mio marito se avesse delle sigarette. Lui ha risposto che erano due settimane che non fumava. Allora prima gli hanno sparato al braccio destro, poi alla testa. Non è morto subito: dalle 21.30 alle 4 del mattino dopo respirava ancora anche se non era cosciente. Lo supplicavo, dicendogli: ‘Se mi senti, muovi un dito’, ma non reagiva. Quando ha respirato l’ultima volta, mi sono girata verso nostra figlia e le ho detto che il papà era morto..

La donna e sua figlia sono fuggite da Bohdanivka il giorno dopo, lasciandosi alle spalle la suocera ottantunenne, con problemi di mobilità, che viveva con loro.

Alberto Pizzolante
Alberto Pizzolante
Nato in provincia di Lecce nel 1997, si è laureato in Filosofia presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Dirige likequotidiano.it.

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