La Costituzione per tutti, intervista ad Angelo Greco

Avvocato, iscritto all’albo speciale dei giornalisti e volto televisivo, Angelo Greco è uno dei più celebri esperti in diritto d'Italia.

Avvocato, iscritto all’albo speciale dei giornalisti, fondatore e direttore del giornale La Legge per Tutti, Angelo Greco è uno dei più celebri esperti in diritto d’Italia. Ha co-condotto su Rai Uno una trasmissione televisiva dal titolo Tempo e Denaro, nel corso di Uno Mattina, nella veste di avvocato dei consumatori. Angelo Greco ha insegnato all’Università della Calabria in veste di collaboratore ed esercitatore didattico per le cattedre di diritto processuale civile e diritto fallimentare. È autore e presentatore di uno dei canali YouTube più visitati in Italia in cui spiega il diritto. È stato definito da Il Sole 24 Ore il professionista più influente in Italia.

Angelo Greco ha svolto attività di assistenza presso la Columbia University di New York all’interno dell’Istituto La Casa Italiana. È stato assistente parlamentare e direttore e redattore della rubrica settimanale Diritto e Rovescio, edito da Pellegrini. È autore di diversi libri, l’ultimo dei quali è intitolato La Costituzione per tutti.

La nostra costituzione è davvero la più bella del mondo?
È sicuramente una delle più belle del mondo e ha ispirato tantissime altre costituzioni. Non è una legge ma è una serie di principi, anzi di ideologie che avrebbero dovuto ispirare il legislatore. La Costituzione, contrariamente a quanto si può credere, non regola tanto il funzionamento del nostro Stato – sì, c’è un’ampia parte che lo fa – ma la parte più bella della nostra Costituzione, cioè i principi fondamentali, contiene delle regole di felicità che avrebbero dovuto ispirare il legislatore negli anni successivi ad emanare delle norme che si ispirassero a tali principi. La nostra è quindi una costituzione immortale, perché non rispecchia soltanto l’epoca nella quale fu emanata, ma rispecchia i valori universali. Per questa ragione, la Costituzione si rivolge poche volte al cittadino italiano: essa si rivolge all’uomo in quanto tale. Riconosce i diritti al Giapponese e al Russo così come all’italiano.

Qual è la parte più bella della nostra costituzione? A Suo avviso, vi sono delle sezioni, degli articoli da riformare?
La nostra costituzione è frutto di un grande compromesso ed è influenzata molto dal pensiero politico dell’epoca in cui è stata emanata. Ci sono dei valori, all’interno della Costituzione, che reggono l’architrave della Carta su una parola, più volte ripetuta: lavoro. L’uomo deve essere valutato sulla base di quello che può dare alla società. Il lavoro è quindi inteso come forma di contribuzione al benessere collettivo. Nella altre costituzioni il concetto di lavoro non è così centrale. Per esempio, nella costituzione giapponese – che si ispira alla nostra – il lavoro è menzionato all’articolo 40, come se fosse un aspetto residuale. Le madri e i padri costituenti hanno voluto resettare la gerarchia sociale presente al momento della stesura della Carta: ciò che vale non sono i titoli, il patrimonio, il reddito. Vale il lavoro, per chi può farlo, e questo è l’unico metro con il quale le persone devono essere valutante. Questo è stupendo.

È vero che buona parte della Costituzione non è ancora stata attuata e, se sì, per quali motivi?
Sì. Come disse Benigni, quando entrerà in vigore questa costituzione diventerà stupenda. Attuare questa costituzione non è difficile: è impossibile. I principi sono così astratti che, nella vita reale, non possono completamente essere messi in pratica. Questo non è un dramma: la Costituzione ci impone di lavorare costantemente per la sua attuazione. Non raggiungeremo mai la perfezione, ma saremo in costante miglioramento.

Secondo l’ISTST, la violenza nei confronti delle donne è in costante aumento. A Suo avviso, è necessario intervenire per modificare la legislazione vigente e, se sì, in che modo?
L’inasprimento delle pene, se non genera un mutamento, non è la soluzione adeguata. L’astratta previsione di una sanzione, se non è accompagnata da un adeguato controllo, non genera gli effetti sperati. In questo caso, il controllo della popolazione può essere fatto tramite la formazione. La soluzione alla violenza domestica e di genere non è l’inasprimento delle pene. La soluzione deve essere culturale. Se c’è violenza è perché non c’è rispetto e se non c’è rispetto è perché non c’è cultura. Fai leggere loro un libro e le persone, probabilmente, comprenderanno il valore del rispetto per gli altri.

Alberto Pizzolante
Alberto Pizzolante
Nato in provincia di Lecce nel 1997, si è laureato in Filosofia presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Dirige likequotidiano.it.

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