giovedì, Luglio 18, 2024

Loose Sutures: paura e desiderio

I Loose Sutures al lavoro su un nuovo album. Conosciamoli con una vecchia intervista e con l’ascolto di A Gash with Sharp Teeth and Other Tales.

Condividi

Paura e desiderio. Un binomio quasi ossimorico, ma così comune nell’essere umano. Il timore di cadere nell’abisso, ma, allo stesso tempo la voglia ed il desiderio di ammirarlo, di entrare nella sua oscurità. La voglia di salire sulle montagne russe, l’attesa e l’angoscia della lenta salita, l’arrivo al culmine, l’istante prima di precipitare lungo i binari; l’impressione di cadere. Questo è A Gash with Sharp Teeth and Other Tales dei Loose Sutures: un viaggio nell’abisso.

Il disco inizia proprio come una lenta ascesa prima del precipizio con White Vulture che crea inizialmente un’atmosfera calma ma inquieta. L’entrata in scena delle chitarre, rigorosamente distorte, lascia subito presagire cosa ci attende nel seguito. Il ritmo è ancora basso, ma si sente che durerà poco la cosa. Dal secondo brano si comincia la discesa forsennata nell’abisso, hanno mollato i freni. Così tra echi doom, garage punk, psichedelico, stoner e ovviamente fuzz (genere e gruppo di riferimento della band) si procede in un’indagine della parte più oscura dell’essere umano, la parte di noi stessi che più ci spaventa ma per la quale, in certi momenti proviamo attrazione ed eccitazione.

Un lavoro decisamente ben fatto e coinvolgente dal punto di vista musicale e mentale, un mix di tracce ben studiato e che ti trascina per tutti i circa quarantadue minuti dell’album. Contando il tempo di assestare la puntina sul disco e quello per girare il vinile sono tre quarti d’ora di piacere. Inquieto, ma pur sempre piacere.

Ah già! Va ascoltato rigorosamente in vinile!

Scrivo in una fredda sera di febbraio. Penso che non ci sia momento migliore per parlare di questo disco che non sia quando il sole ha ormai lasciato da tempo spazio alla notte. Confesso che mi è stato fedele compagno nei miei vagabondaggi notturni in macchina: una sigaretta, la notte fredda e silenziosa, nessuna meta e quelle voci distorte e lontane che escono dall’autoradio, ma che sembra provengano direttamente dalla tua mente. Ecco che effetto mi hanno fatto i Loose Sutures: quello di avere delle voci nella testa.

L’intervista

Un anno fa incontrai virtualmente i Loose Sutures per un’intervista. Di seguito una sintesi della chiacchierata.

Si presentano. Sono Antonio, frontman, voce e chitarra del gruppo. È l’anima più stoner e doom della band; Marcolino, batteria con una derivazione garage punk; al basso troviamo il più rockettaro, Marcello; ultimo, in ordine di arrivo nel gruppo, è Giuseppe, alla chitarra, un ragazzo dai molteplici interessi musicali ultimamente (ma prima di incontrare questi ragazzacci) più vicino al jazz. Diverse anime quindi, ma che cercano un’intesa, come loro stessi mi raccontano, nei loro lavori e, va detto, con ottimi risultati.

Cominciamo a chiacchierare. Sono nati da un’idea di Marcolino, Antonio e Marcello e dalla scissione di un precedente gruppo da cui sono nati anche i cugini 1782 (gruppo al quale ci tengono a rimandare all’ascolto). Il nome (Loose Sutures) è un’ idea di Marcello che, mi racconta, lavorando in cucina ed essendosi tagliato un dito col coltello, ha suonato per un mese con su i guanti ed il sangue che colava perché quella ferita non ne voleva sapere di chiudersi. Loose Suture è anche un brano di Ty Segull, frontman dei Fuzz e principale riferimento stilistico della band.

Nel 2020 arrivano le prime date, ma l’emozione dura poco, visto che in breve tempo scoppia la pandemia e tutto si ferma. Con tutto chiuso, concerti bloccati e il panorama artistico e musicale abbandonato a se stesso, decidono di affittare uno strip club per poter provare. A febbraio del 2021 esce questo disco che è anche un po’ la continuazione di un lavoro di ricerca iniziato nel loro primo lavoro in studio.

L’intento, mi spiegano, è quello di indagare la parte più oscura dell’essere umano, senza mai perdere di vista il fatto che anche il più efferato dei serial killer è stato una persona, è stato un bambino, avrà giocato, avrà avuto dei sogni e delle speranze. Il punto è capire il perché queste persone sono andate oltre. «C’è chi guarda l’abisso e si ferma sul ciglio, ci convive, mentre loro (i serial killer) sono persone che guardano l’abisso e ci si buttano dentro. Ci puoi convivero oppure andare oltre, oltrepassare il limite».

Verso il nuovo album

Ovviamente il gioco non si poteva chiudere lì. Mi anticiparono, infatti, di star già lavorando ad un terzo disco. Ora è arrivata l’ufficialità. Nei giorni scorsi, hanno firmato il contratto con Electric Valley Record per far uscire il loro terzo lavoro in studio. Reduci da un tour europeo cominciato nel mese di settembre, ecco che tornano alla carica con l’annuncio del terzo album. Non vedo l’ora di poter ascoltare il nuovo lavoro, sicuro che non deluderanno minimamente le aspettative.

Come posso concludere? Niente, dicendovi di andare assolutamente ad ascoltare i loro pezzi e di andare sul sito della Electric Valley Records (etichetta creata da Marco e che produce molti altri gruppi interessanti) e di acquistare, se potete, il vinile. Avrete in mano una vera e propria chicca del nostro panorama musicale. Quello vero, non quello di Sanremo.

Per il nuovo album, rimanete all’erta che arriveranno presto nuovi aggiornamenti.

Sullo stesso argomento

Simili

Dello stesso autore