mercoledì, Aprile 17, 2024

La vita è un pendolo che oscilla tra la cumbia e la noia

Quello della noia sembra un tema quasi futile. In realtà, ci fa affacciare su tematiche e domande ben più grandi di noi.

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In un’intervista di Angelina Mango comparsa sul canale di Geopop, si parla della sua canzone, ovviamente: La noia. Ma se apparentemente sembra un tema quasi futile, in realtà ci fa affacciare su tematiche e domande ben più grandi di noi.

Partiamo dal presupposto che annoiarci fa parte della vita, è un momento costitutivo della nostra esistenza e del nostro essere. Tante volte cerchiamo di riempire il più possibile le nostre giornate per non lasciare nemmeno un minuto di spazio alla noia, ma in realtà stiamo solo fuggendo da noi stessi e dai nostri pensieri. Quando siamo annoiati siamo soli, siamo noi davanti alla nostra vita. Ma questo ci serve. Possiamo riflettere per poi reagire. Allora, insieme ad Angelina Mango, reclamiamo a gran voce il diritto di annoiarci!

La noia apre le porte alla vita e al piacere. Essa è il primo motore della ricerca di vita e vitalità. Se non ci annoiassimo mai, i giorni scorrerebbero piatti con un’overdose di esperienze delle quali non ci rimarrebbe nulla. La noia ci conduce all’introspezione e alla ricerca del senso del proprio essere; annoiandosi si tirano le somme sulla propria vita, le domande sorgono spontanee: Dove sono? Cosa sto facendo? Perché?

Pascal, la noia come motore del divertissement

La ricerca di senso è quello che ha interrogato tutti i pensatori del passato, ma in pochi si sono dedicati esplicitamente al concetto di “noia”. Uno di questi è Pascal che ci mostra la noia come ciò che ci sprona al divertissement, ovvero alla fuga da questa nel piacere, nella distrazione. Ma come nasce la noia secondo Pascal?

Partiamo col ricordare che Pascal è uno scienziato (anche in fisica l’unità di misura della pressione nel Sistema Internazionale è il Pascal). Proprio per questo egli nota che l’esprit de geometrie può arrivare solo fino ad un certo punto a spiegare il mondo e l’esistenza dell’uomo, oltre non si può andare. Ma come spiegare tutto di questo mondo, dal batterio infinitamente piccolo (oggi parleremmo delle particelle fondamentali della materia), al mondo, al sole, al sistema solare e all’universo tutto, così infinitamente grande? Non si può, ma soprattutto non possiamo dare una spiegazione alla domanda per eccellenza, forse la peggiore di tutte le domande filosofiche: Perché siamo qui?

Ora, noi viviamo in tempi diversi da quelli di Pascal, dove bastava alla fine fare una scommessa (attenzione, per Pascal non è Fede, è solo convenienza) sull’esistenza di Dio. Oggi, sempre più spesso, non si ricorre più alla scusa di un Dio creatore e benevolo che dia senso al nostro essere. Oggi siamo soli con noi stessi.

Sartre, dalla noia alla nausea

A questo punto ci devono venire in soccorso due dei maggiori esponenti dell’esistenzialismo: Jean Paul Sartre e Albert Camus. Citando la vita di un operaio, Camus, ci pone davanti all’insensatezza della nostra esistenza (svegliarsi, tram, lavoro, pausa, lavoro, tram, casa e via da capo). La maggior parte degli uomini non vede o non vuole vedere questa condizione. Ma chi riesce a fermarsi, a crearsi uno spazio all’interno della frenesia quotidiana, potremmo dire chi riesce per un momento ad annoiarsi, può vedere l’assurdità della propria esistenza. La noia ci mostra l’assurdità del mondo e, come sosteneva Pascal, ci sprona a reagire e a trovare il nostro divertissement. 

Se invece ci lasciamo schiacciare dalla quotidianità, il risultato sarà sempre quello della noia: potremmo definirla come una noia negativa, che in Sartre arriva ad essere vera e propria nausea (sentimento che dà il titolo al romanzo di Sartre, La Nausea, appunto) ovvero il disgusto e il ribrezzo apparentemente ingiustificato per l’esistenza.

Schopenauer, la musica come via di uscita dalla volontà della natura

Il dolore, la sofferenza, nei confronti della vita è tematica fondamentale anche in Schopenhauer (sì facciamo un saltino indietro nel tempo) che si pone come a metà strada tra Pascal e gli esistenzialisti. Questo perché in lui la noia crea un circolo vizioso. La noia produce il desiderio verso il piacere; una volta raggiunto il piacere, una volta finito, si ripiomba nel dolore della vita che genera ancora una volta la noia e così via.

Tutte queste declinazioni dello stesso tema hanno però qualcosa in comune: generano una reazione e la ricerca di una via d’uscita. Tra l’altro una di queste vie d’uscita è proprio la musica. Il protagonista della Nausea, Antoine Roquentin, trova conforto dal suo malessere solo ed esclusivamente quando ascolta della musica jazz, in particolare il brano Someone of These Days You Will Miss Me. Schopenhauer individua nella musica, così come nell’arte, una delle vie di uscita dalla volontà della natura (ciò che crea il nostro stato di dolore), una scappatoia che, sebbene temporanea, permette di fuggire dalla noia e dal dolore. Ma è lo stesso concetto del divertissement pascaliano che, pur rimanendo generale e non incentrato sulla musica, ci lascia comunque una scappatoia. Tra l’altro il divertissement è comunque un termine utilizzato anche nella musica classica. 

Ma ora poniamo un’altra domanda: le varie vie di fuga avrebbero senso se non ci fosse nulla da cui fuggire? Ovviamente no. Non vi sarebbe alcuna distinzione tra le esperienze della nostra vita. Ecco allora che noia e distrazione, piacere e dolore, luce e ombra, negativo e positivo sono facce della stessa medaglia. La noia è la base della ricerca di piacere che ne consegue.

Angelina Mango, la noia come bisogno

Possiamo ora tornare ad Angelina Mango e alla sua canzone La noia. La cantante è stata in grado di mettere insieme entrambe le facce della medaglia: parlare della noia, ma col “divertissement” della cumbia. Il brano, che al primo ascolto appare molto leggero, il classico estivo dal sound latinoamericano, in realtà è molto introspettivo. Parla della vita della cantante  e della necessità di annoiarsi per poter successivamente avere la scossa del piacere. Senza la prima, non c’è il secondo. In quell’intervista sopracitata, la cantante sostiene che difficilmente si annoia, ma ne ha comunque bisogno, perché come si diceva è un momento di pausa e introspezione, capace di far risultare maggiore il proprio divertimento. Così arrivano i versi che, pur passando inosservati nel complesso, creano infiniti spunti di riflessione, che dopo tutto quello che ci siamo detti, lascio a voi nei prossimi momenti di noia.

“Muoio perché morire rende i giorni più umani
Vivo perché soffrire fa le gioie più grandi”

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