sabato, Marzo 7, 2026

Neuroni specchio, tra le scoperte scientifiche più importanti degli ultimi decenni

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Tra le scoperte scientifiche degli ultimi decenni, quella dei neuroni specchio occupa un posto di primo piano per il suo impatto, anche culturale. Sono stati individuati nei primi anni Novanta da un gruppo di esperti guidato da Giacomo Rizzolatti presso l’Università di Parma. I neuroni specchio hanno contribuito a ridefinire il modo in cui si interpreta la capacità umana di comprendere azioni ed emozioni altrui.

Fino ad allora si riteneva che i neuroni motori si attivassero esclusivamente durante l’esecuzione di un movimento. Gli esperimenti condotti sulle scimmie, nel 1992, cambiarono totalmente questa prospettiva. Monitorando l’attività cerebrale degli animali mentre osservavano un ricercatore afferrare del cibo e avvicinarlo alla bocca, gli studiosi notarono che alcune cellule del sistema motorio si attivavano come se la scimmia stesse compiendo quell’azione. Rizzolatti, infatti, afferma: <<Lì sono incominciate le sorprese: il sistema motorio rispondeva agli stimoli visivi e, quando la scimmia guardava lo sperimentatore afferrare un oggetto, il suo neurone motorio si attivava come se lo stesse facendo lei. Per questo l’abbiamo chiamato mirror, specchio>>.

Queste cellule non si limitano a registrare un gesto, ma ne colgono l’intenzione. Osservare qualcuno che afferra un bicchiere consente di capire che sta per bere; vedere un movimento brusco può far prevedere un’aggressione. Questa capacità di anticipare le azioni altrui rappresenta un vantaggio molto importante: permette di cooperare, costruire relazioni sociali o proteggersi da un pericolo.

Un esperimento condotto a Marsiglia, con il coinvolgimento di attori di teatro e studenti, aprì nuove prospettive. Nella prima fase della ricerca, i partecipanti annusarono odori sgradevoli e le tecniche di neuroimaging mostrarono l’attivazione dell’insula, una specifica area del cervello. Successivamente, le stesse persone osservarono delle espressioni di disgusto messe in scena dagli attori. Anche in questo caso si attivò l’insula, la stessa area coinvolta durante l’esperienza diretta dell’odore sgradevole.  In altre parole, il cervello reagiva alla vista dell’emozione altrui come se la stesse provando in prima persona.

I neuroni si attivano allo stesso modo anche davanti ad azioni che non appartengono al nostro repertorio motorio? A questo proposito, Rizzolatti ha spiegato: «È più o meno così. Io non sono Messi, ma ho giocato a calcio da bambino e il calcio lo capisco, quindi il movimento del calciare evoca in me qualcosa, comprendo il gioco e vengo coinvolto quando assisto a una prodezza dell’asso argentino. Però, chiaramente, non saprei replicare quello che fa lui solo grazie ai neuroni specchio. Dovrei allenarmi molto e probabilmente ancora non basterebbe».

Dunque, i neuroni specchio permettono di capire e di partecipare, ma non sostituiscono l’apprendimento e l’allenamento necessari per trasformare un’intuizione motoria in un’abilità concreta.

La ricerca sui neuroni specchio continua ancora oggi, con l’obiettivo di chiarire il coinvolgimento del sistema mirror in condizioni come l’autismo e alcuni disturbi psichiatrici, oltre che nelle tecniche di riabilitazione.

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