martedì, Febbraio 27, 2024

«Preferisco il rumore del mare» che dice fare e disfare

Preferisco il rumore del mare: lo spettacolo di Balt pone al centro il nostro rapporto disfunzionale col lavoro.

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Il 13 gennaio del 2017 è un venerdì, una settimana esatta dall’Epifania che tutte le feste si porta via. Il filosofo Mark Fisher, autore di Realismo Capitalista, si toglie la vita. Sulla sua morte, Franco Bifo Berardi ha scritto: «Nelle cose che ho letto di Mark Fisher c’è insieme la coscienza del carattere sociale e storico della depressione, effetto doloroso del “there is no alternative”, (che in realtà vuol dire “there is no way out”) e la rabbiosa coscienza dell’inaccessibilità del corpo dell’altro, cioè di un’empatia che rende possibile la solidarietà sociale, la complicità delle persone libere contro il potere».

Ed effettivamente l’opera di Fisher è in questo senso rivoluzionaria. Suo è il pensiero che le patologie mentali, come quelle fisiche, abbiano delle ragioni che non sono solo individuali, ma legate all’ambiente; che la depressione, cui Fisher ha dedicato molto spazio nei suoi articoli, non è solo un problema che inizia e finisce con l’individuo, ma che ha a che fare con la collettività. Suo lo sconfessamento dell’atomizzazzione degli individui propagandato come realizzazione personale, sua la lucida denuncia contro i demolitori del welfare, contro la precarizzazione che da lavorativa diventa esistenziale, contro l’ideologia del cosiddetto volontarismo magico, per cui “tutto dipende da te”, “se lavori duro ce la farai, e se non ce la farai sarà solo colpa tua, perché non hai lavorato abbastanza”, “se vuoi, puoi”: just do it!

Fisher muore suicida poco dopo le vacanze di Natale del 2017. Leggendo i suoi scritti, forse, qualcuno potrebbe dirlo vittima di un sistema economico altamente disfunzionale, che si alimenta non grazie, ma a scapito degli esseri umani. 

BALT: Preferisco il rumore del mare

Lo spettacolo Preferisco il rumore del mare della compagnia Balt mette al centro questo difficile discorso a partire dal lavoro. In scena, ospiti del Teatro Linguaggicreativi di Milano, due figure “di beckettiana memoria”, Eleonora Paris e Alessandro Balestrieri, che incarnano gli archetipi della Disoccupata e del Lavoratore, opposti dalle vite divorate dalla precarietà lavorativa, da un sistema economico che chiede di essere sempre performanti e da un paradigma ideologico che ha annullato qualsiasi tipo di valore che non sia riconducibile alla produttività.

In fondo alle loro esistenze lo stesso senso di vuoto, che emerge nel rapporto contabile col tempo. Come farò a sfruttare il mio tempo? Ho due ore libere, come posso riempirle? Cosa faccio con il mio tempo? Domande che forse in molti si saranno trovati a farsi e che sottendono un’ansia pienamente riconducibile alla dimensione economica del guadagno e della perdita. Risuonano le parole d’ordine di quel volontarismo magico “Sei tu che decidi che vuoi essere” e ancora “La gente crolla perché non ci crede abbastanza”. L’importante, insomma, è non fermarsi mai, perché un giorno arriveremo, un giorno avremo tutto quello che vogliamo.

Uno scenario che avrebbe del tragico, se non fosse così contemporaneo. Le vite di tanti, forse, hanno preferito «il rumore delle metro affollate a quello del mare» e si producono per «non sentire il peso delle aspettative». Anche per questo, il titolo dello spettacolo è in realtà forse programmatico nel suggerire un cambio di rotta, auspicabile, anche se questo vorrà dire sottrarsi, fare i conti con il senso di colpa dell’improduttività, risultare dissonanti, diversi. Così come dissonante e diverso era il poeta orfico Dino Campana, che all’ansia di fare moderna, ricorda: «Fabbricare, fabbricare, fabbricare / preferisco il rumore del mare / che dice fare e disfare». 

Info tecniche

Preferisco il rumore del mare è un progetto di Balt co-prodotto da Teatro della Caduta con Alessandro Balestrieri ed Eleonora Paris, vincitore della menzione speciale del premio Pancirolli 2022 e del premio Emergenze Artistiche – Strabismi Festival 2022. La drammaturgia è di Alessandro Balestrieri, Francesca Mignemi e Eleonora Paris. Le musiche originali di Francesco Altilio

Preferisco il rumore del mare è stato in scena a Milano al Teatro Linguaggicreativi dal 15 al 17 dicembre per la rassegna Un disperato entusiasmo.

Per un approfondimento sul pensiero di Mark Fisher si consiglia la lettura di Realismo Capitalista edito in Italia da Produzioni Nero. Raccolte dei suoi articoli sono pubblicate in Italia per minimum fax.

Federico Demitry
Federico Demitry
Laureato in Letterature comparate all'Università Cattolica di Milano, insegna letteratura inglese e italiano L2. Oltre a Likequotidiano, scrive di teatro in qualità di caporedattore per il blog del Teatro Franco Parenti, collabora con il magazine Stormi del Piccolo Teatro di Milano e Stratagemmi - Prospettive teatrali.

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