Teoria della mente e autismo: Come si può insegnare?

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Da molto tempo si sa che i bambini a sviluppo tipico acquisiscono in modo naturale la cosiddetta Teoria della Mente, cioè la capacità di comprendere pensieri, emozioni e intenzioni altrui; questo, però, non avviene spontaneamente nei bambini con autismo.

Patricia Howlin, Simon Baron-Cohen e Julie Hadwin hanno sviluppato un percorso mirato per aiutare i bambini con autismo a “leggere la mente”, migliorando il loro sviluppo linguistico e sociale.

Nelle prime pagine del loro libro, intitolato Teoria della Mente e autismo. Insegnare a comprendere gli stati psichici dell’altro (1999), gli studiosi propongono un’analogia con i bambini non vedenti. Infatti, così come il sistema Braille consente loro di accedere alla lettura, allo stesso modo, usare delle strategie specifiche può essere utile per compensare alcune difficoltà cognitive tipiche dell’autismo. Lo scopo è quello di offrire strumenti alternativi che permettano di superare ostacoli altrimenti difficili da affrontare.

Questo percorso educativo si fonda su alcuni principi, tra cui la necessità di suddividere l’apprendimento in piccoli passaggi, rendendo più accessibili le abilità complesse.

In particolare, gli studiosi hanno preso in considerazione tre aspetti della Teoria della Mente: credenze, emozioni e finzione. Ciascun aspetto è articolato in cinque livelli progressivi, dal più semplice al più complesso.

Un esempio concreto è riferito alla comprensione delle emozioni. Il percorso inizia dal riconoscimento delle emozioni di base (gioia, tristezza, rabbia) attraverso fotografie di volti umani. Successivamente, si passa all’identificazione delle stesse su volti disegnati, fino ad arrivare alla capacità di comprendere quelle legate a situazioni reali e prevedibili. Infine, i livelli più difficili prevedono il riconoscimento delle emozioni legate alla realizzazione, o meno, di un desiderio, fino alla comprensione delle emozioni influenzate da credenze personali, anche quando queste non corrispondono alla realtà.

Una particolare attenzione viene riservata all’ambiente di apprendimento. I contesti naturali e familiari risultano più efficaci, così come l’utilizzo di giochi e strumenti digitali. Inoltre, il rinforzo non è solo esterno (lodi, incoraggiamenti), ma anche interno, legato alla soddisfazione personale di aver portato a termine un compito. Tutte queste strategie favoriscono la generalizzazione delle competenze, permettendo ai bambini di utilizzare ciò che hanno appreso anche in altri ambiti della vita quotidiana.

L’indagine sperimentale condotta da Baron-Cohen e colleghi, che ha coinvolto bambini tra i quattro e i tredici anni, ha portato risultati sorprendenti. Questo è uno dei motivi che ha spinto gli autori a pubblicare il loro libro: rendere il percorso educativo accessibile e favorire una collaborazione più stretta tra scuola e famiglia.

Infine, gli studiosi sottolineano che, sebbene il libro sia pensato principalmente per l’infanzia, le tecniche proposte non sono legate rigidamente a quell’età. Modificando i vari materiali, il percorso si adatta benissimo anche a ragazzi e adulti.

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