Il perturbante freudiano e la Uncanny Valley

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Il disagio che si manifesta nell’interazione con artefatti tecnologici percepiti come eccessivamente simili all’essere umano genera un fenomeno complesso che induce l’emersione di sentimenti ambivalenti e familiari. Questo concetto, noto come il perturbante, è stato analizzato in un saggio di Sigmund Freud del 1919, intitolato Il perturbante (Das Unheimliche). S. Freud esplora quella particolare angoscia che non deriva da ciò che è ignoto, bensì da qualcosa di familiare che improvvisamente si rivela estraneo. La parola tedesca unheimlich è evidentemente l’antitesi di heimlich — familiare, confortevole, abituale. Un esempio che Freud riprende dalla letteratura fantastica è il racconto de Il Mago Sabbiolino di E. T. A. Hoffman: la bambola Olimpia, descritta come così realistica da far credere a Nathanael che sia viva, illustra come l’emergere del perturbante avvenga quando si attribuisce vita a un oggetto inanimato, creando un disagio cognitivo causato dal riemergere di sentimenti rimossi.

La Uncanny Valley: la valle inquietante

L’ambiguità che si manifesta nell’interazione con macchine progettate per simulare i comportamenti umani ha portato Masahiro Mori, professore di robotica al Tokyo Institute of Technology, a formalizzare il concetto di Uncanny Valley (la valle inquietante) nel 1970. Mori ipotizzava che «la reazione di una persona nei confronti di un robot umanoide sarebbe passata bruscamente dall’empatia al disgusto man mano che questo si avvicinava, ma senza riuscire a raggiungere, un aspetto realistico». La relazione tra somiglianza e reazione emotiva non è lineare: nel momento in cui gli oggetti diventano più realistici vi è una discesa drastica, tanto che l’oggetto non viene più percepito come una macchina simpatica ma come qualcosa di lugubre, ricordando un cadavere o uno «zombie». La visione di M. Mori e la psicoanalisi freudiana permettono di intravedere il rischio odierno: se la tecnologia mira a superare la valle inquietante, il pericolo non è solo il disagio, ma l’inganno emotivo. L’essere umano rischia di chiudersi in una relazione solipsistica, dove l’altro non esiste se non come riflesso del sé.

Bibliografia

Freud Sigmund (1919), trad. it. Il perturbante, in Opere di Sigmund Freud 1917-1923, Bollati Boringhieri, Torino.

Kageki Norri (2024), “An Uncanny Mind: Masahiro Mori on the Uncanny Valley and Beyond”, IEEE Spectrum, 12 giugno.

Mori Masahiro (1970), “The Uncanny Valley” (K. F. MacDorman & N. Kageki eds. 2012), IEEE Robotics & Automation Magazine, 12 giugno.

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