Musica nell’audiovisivo: l’anima invisibile

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Film, serie TV, spettacoli dal vivo, cartoni animati, documentari, spot pubblicitari, videogiochi, ecc., hanno in comune un elemento: la musica. Usata come colonna sonora, sottofondo, effetto, accompagnamento, non è solo un contorno del prodotto audiovisivo ma è l’anima invisibile del prodotto.

Elemento potente non visivo, non è solo ornamento ma è il contenuto stesso della narrazione. Guida lo spettatore dentro la storia, orientando le emozioni e costruendo un significato. Le immagini accompagnate dalla musica, senza rendercene conto, modellano la percezione del personaggio o dell’ambiente.

La musica nell’audiovisivo è presente già prima della nascita del cinema sonoro. Tra la fine dell’800 e gli anni Venti nel ‘900 con il cinema muto, le proiezione erano accompagnate da piccole Orchestre o solo pianisti. Questo perchè bisognava coprire il rumore del proiettore e soprattutto bisognava guidare il pubblico a captare le emozioni delle scene. Nelle schede tecniche si indicavano i brani da utilizzare nei momenti comici, drammatici, romantici, ecc; un vocabolario musicale che anticipò la grammatica della colonna sonora.

La prima vera colonna sonora è stata composta dal musicista francese Camille Saint-Saëns per il film francese muto “L’assassinat du duc de Guise” del 1908. La partitura è la prima composizione scritta da un musicista di fama dedicata esclusivamente per una pellicola cinematografica. In Italia, invece, sono stati Ildebrando Pizzetti e Manlio Mazza a comporre la colonna sonora per il kolossal “Cabiria” del 1914. Mentre il primo lungometraggio che ha debuttato con una colonna sonora interamente sincronizzata con musica ed effetti sonori, è stato “Don Juan” del 1926; musica eseguita e registrata dalla New York Philharmonic Orchestra.

Dagli anni Trenta fino a metà ‘900, l’industria cinematografica Hollywoodiana ha ideato un’estetica musicale iconica con maestose strutture sonore, utilizzando temi ricorrenti per caratterizzare personaggi e momenti chiave. Nella seconda metà del Novecento, la musica si apre a nuove sonorità, come jazz, pop, rock, elettronica. Queste nuove sperimentazioni entrano a fare parte del cinema: la colonna sonora, diventa così un elemento autoriale; mentre le soundtrack commerciali diventano parte integrante dell’identità del film. Vari sono i musicisti influenti che hanno fatto la storia con la propria musica per i prodotti audiovisivi internazionali, ricordiamo: Ennio Morricone, Nino Rota, Nicola Piovani, John Williams, Danny Elfman, Luis Bacalov.

Il panorama musicale cinematografico contemporaneo è formato dal mix tra musica orchestrale, elettronica e tracce sonore. Attraverso questa fusione, la musica non accompagna solo la fotografia ma modella il ritmo narrativo e la percezione sensoriale ed emotivo dello spettatore. La colonna sonora e la musica presente nel prodotto, creano un gioco di elementi ridefinendo il modo in cui il pubblico percepisce la storia. Nei film sostiene il montaggio e crea identità narrative, orientando l’emozione. Nei cartoni animati diventa struttura ritmica perché sincronizzata con i movimenti contribuisce alla caratterizzazione del personaggio e alla comicità. Negli spettacoli dal vivo diventa parte della drammaturgia perché crea una conversazione con le luci, la scenografia, i gesti e i materiali presenti in scena. Nei documentari, invece, guida all’interpretazione di ciò che accade, creando atmosfera e coesione tra i materiali.

In qualsiasi prodotto audiovisivo, la musica non è una roba messa a caso. Accompagna le immagini, è un sottofondo, una guida. Interpreta emozioni e scene, amplificandole e rendendole anche memorabili. È il cuore emotivo e percettivo dei nostri occhi.

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