La deputata Valentina Grippo ha presentato la proposta di legge n. 2392 con lo scopo di fare introdurre l’insegnamento di educazione musicale già dagli asili nido.
Nelle scuole nordiche, già da decenni, la musica è parte integrante del percorso formativo. In Italia, purtroppo è considerata un’attività opzionale o rivolta a determinate scuole. L’obiettivo della proposta è quello di rendere la musica una componente stabile nella formazione scolastica, valorizzando i benefici cognitivi, emotivi e sociali che offre.
Studi di neurofisiologia e psicologia evidenziano che l’esposizione musicale in età precoce stimola la plasticità cerebrale e quindi il linguaggio, la memoria, le abilità spaziali e matematiche. Favorisce la regolazione delle emozioni e il riconoscimento e l’elaborazione di esse, portando a un’autostima del soggetto. Far parte di un’orchestra o ensamble, cantare in coro, sono attività che potenziano la disciplina, la cooperazione, il rispetto verso il prossimo e il senso appartenenza.
La legge propone, quindi, l’introduzione di almeno 33 ore di lezioni nell’arco dell’anno scolastico (1 ora a settimana). Il programma dovrà essere definito da una commissione tecnica ma si prevede l’insegnamento di uno strumento musicale o del canto. L’accesso all’insegnamento è riservato agli abilitanti A-030 e A-055/A-056 che dovranno però superare un concorso specifico. Per i docenti già di ruolo sarà previsto un aggiornamento musicale. Inoltre, finalmente l’insegnante di educazione musicale avrà un’equiparazione giuridica ed economica agli insegnanti delle altre materie per lo stesso grado. Questo nuovo insegnamento partirà solo in alcune scuole selezionate con una durata di cinque anni; se l’esito, dopo la sperimentazione quinquennale, dovesse essere positiva si procederà a estendere la formazione presso tutte le scuole.
Per le coperture finanziare, le cifre stanziate appaiono insufficienti. La proposta ha stanziato €1.000.000,00 per l’anno 2026 e €3.500.000,00 da decorrere nel 2027. Cifra non adeguata perché un docente assunto a tempo indeterminato costa circa 40/50 mila euro all’anno, con la cifra stanziata si andrà a ricoprire gli stipendi solo di 70/80 docenti mentre la riforma ne richiede migliaia. Nelle spese bisogna considerare la formazione dei docenti già di ruolo oltre all’acquisto degli strumenti musicali, dei leggii, di altri strumenti utili e degli spazi. Questa mancanza di risorse purtroppo porterebbe a ridurre l’educazione musicale di uno strumento a un’attività di solo ascolto guidato.
Ovviamente la proposta ha i suoi pro e contro. Nei contro, come citato precedentemente, si ha soprattutto la sottostima dei costi che non ricopre adeguatamente le spese. La sperimentazione troppo lunga, poi, porta a un ritardo dei benefici. Nota dolente e limitante è l’accesso per i docenti solo abilitanti, escludendo automaticamente musicisti professionisti competenti con un curricolo eccellente e impeccabile che non potranno insegnare.
Sarebbe un’enorme passo avanti qualora la legge venisse approvata, con le adeguate attenzioni rivolte ai docenti e ai costi. I bambini, più precocemente entreranno in contatto con la musica, maggiori saranno i benefici. Rafforzeranno lo sviluppo celebrale, le competenze, il linguaggio, la cooperazione, la socialità e la sicurezza verso sé stessi e gli altri.
È necessario che si comprenda che la musica non è solo un hobby o un’attività di svago. Fare il musicista è un lavoro vero, è una professione seria e qualificata molto più di altre. Il musicista ha la stessa importanza e dignità di qualsiasi altra professione. Sarà sempre troppo tardi, quando finalmente ce ne renderemo conto!
