Si parla sempre di dischi, classifiche, concerti, streaming e risultati che un artista raggiunge, ma rimane un tabù il suo benessere psicologico. Dietro il personaggio è presente una persona che si porta dietro un peso emotivo non indifferente. Il successo non diventa più un traguardo ma un peso che logora silenziosamente.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità come definizione di salute mentale scrive: “La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplice assenza di malattia o di infermità“; rendendola quindi parte integrante della salute e del benessere. Stato di benessere che nel mondo artistico è una presenza nascosta e costante.
Studiare musica ad alti livelli è un percorso lungo e logorante. L’ambito musicale, rispetto agli altri, ha un’esibizione immediata e diretta col pubblico, senza una seconda possibilità, esponendo il musicista a una pressione psicologica non indifferente.
Tra i vari stress che subisce un musicista è presente l’ansia da prestazione. È una reazione di allarme del corpo e della mente che cerca di proteggersi da una minaccia fondata dalla propria mente. Nasce dal timore del giudizio, da un’eccessiva concentrazione che manda in tilt il cervello, da un’esibizione su un palco o quando ci si trova davanti a una commissione. Ansie e timori che innescano un attacco di panico portando realmente a un logoramento emotivo.
Altra pressione subita soprattutto dai musicisti o da chi fa parte di ambienti con altre prestazioni, è la sindrome dell’impostore. I soggetti colpiti sono incapaci di interiorizzare i propri successi, vivendo con la pressione costante e infondata di essere ritenuti ingannatori o falsi, nonostante i risultati. Si ritiene che il successo non è mai proprio e alla prima occasione si viene smascherati, ciò porta a lavorare maggiormente e in modo maniacale. Patologia che colpisce principalmente i musicisti perché si ha un confronto costante e diretto. Ma non solo, la propria identità diventa un tutt’uno con quella artistica confondendole, portando il soggetto ad avere dubbi anche sui propri valori. È una sindrome alimentata anche dal paragone che distrugge la propria psiche, paragonandosi delle volte con i talenti “naturali” o precoci.
Altra sfida da combattere è quella creata dallo studio. Lo studio individuale di un musicista parte dalle 2 ore fino ad arrivare anche a 10/12 ore giornaliere, con pochissimi momenti di stacco. Questo perchè nella musica non si finisce mai di studiare, anche dopo aver raggiunto i propri risultati si continua sempre a studiare per migliorarsi. È una continua crescita, una continua competizione. In questo modo ci si auto isola entrando in una bolla senza nemmeno rendersene conto. Si ha poco contatto con la realtà, con altra gente o banalmente non si ha tempo per poter uscire e fare una passeggiata perché si è convinti di “perdere tempo“.
Negli ultimi anni è nata la consapevolezza e la necessità di trovare una soluzione, di parlare apertamente della salute mentale soprattutto nei Conservatori. Bisogna normalizzare il parlare, anche con i propri Mestri, delle difficoltà che l’allievo ha. Bisogna fare capire che chi soffre di queste ansie non significa che non è tagliato a fare il musicista. Lo studente dev’essere aiutato a costruirsi un’identità ed è necessario fare capire che l’errore è parte fondamentale del percorso e non una tragedia.
In Italia parecchi Conservatori hanno aderito a progetti che pongono l’attenzione al benessere psicofisico. Il Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli, già da un annetto ha avviato l’iniziativa PRO-BEN (Approccio Reticolare e Sistemico alla promozione del Benessere psicofisico della popolazione studentesca). Le finalità principali sono: promuovere il benessere psicofisico degli studenti, contrastare il disagio psicologico ed emotivo in modo da prevenire le dipendenze patologiche, offrire supporto da persone competenti per le difficoltà che si riscontrano durante il percorso. Si tratta, quindi, di laboratori musicali, artistici, di benessere vocale, di nutrizione; oltre all’integrazione di un supporto psicologico e uno spazio dedicato all’interno del Conservatorio destinato esclusivamente al benessere e riposo dello studente. Oppurtunità gratuita per gli studenti del Conservatorio in modo da poter gestire lo stress, la performance e migliorare la qualità di vita all’interno dell’Istituzione stessa.
Altri Conservatori che hanno aderito a progetti simili sono: quello di Milano, Livorno, Alessandria con l’iniziativa “Health Mode On“; di Roma con PRO-BEN; e altri.
In conclusione, l’obiettivo dei Conservatori futuri è abbastanza chiaro: costruire un benessere psicologico e fisico, in modo che ci sia un’alleanza tra mente-corpo-strumento. Perché riconoscere queste “fragilità” significa fortificare il talento, mettendo al centro di tutto la persona e non l’artista. Un artista “sano” è di conseguenza un’artista migliore, libero e capace di connettersi col proprio strumento. Nessun studente dovrà scegliere tra la propria salute mentale e la propria arte.
La mente creativa non è fragile, è preziosa.
