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Eurovision Song Contest 2026

Da martedì 12 maggio, avrà inizio la 70ª edizione dell’Eurovision Song Contest. Concorso che quest’anno avrà luogo a Vienna, città con una tradizione musicale immensa.

L’Eurovision è tra gli eventi musicali più seguiti internazionalmente. Organizzato dall’Unione Europea di Radiodiffusione (UER) nel 1956, è un concorso canoro che valorizza e rafforza i rapporti artistici delle nazioni europee. Seguito da oltre 160milioni di persone, è ormai un fenomeno ed evento globale, che promuove gli artisti europei nella storia della musica pop.

La città ospitante della 70ª edizione è Vienna, questo perché la scorsa edizione è stata vinta dall’Austria da JJ con il brano Wasted Love. Il contest si terrà presso l’arena coperta Wiener Stadthalle, location che supera i 16mila posti e nel corso degli anni ha tenuto una serie di concerti e di produzioni televisive internazionali.

I Paesi partecipanti saranno 35. Bulgaria, Romania e Moldavia ritornano dopo anni. Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Islanda e Slovenia non parteciperanno per la presenza di Israele in gara. In finale ovviamente, oltre l’Austria, troviamo i 4 paesi restanti dei Big Five. I Big Five (Italia, Spagna, Francia, Germania e Regno Unito) accedono alla finale automaticamente perché sono coloro che sostengono con un contributo economico più elevato l’European Broadcasting Union.

L’evento andrà in onda in diretta alle 21:00 (CEST) su Rai1, in tre serate: 12-14-16 maggio. La serata del 12 sarà dedicata alla Prima Semifinale; quella del 14 per la Seconda Semifinale; mentre la Finale si terrà giorno 16. Condurranno Victoria Swarovski, cantante e presentatrice austriaca, e Michael Ostrowski, attore nazionale.

Nella 1ª Semifinale gareggeranno: Moldavia, Svezia, Croazia, Grecia, Portogallo, Georgia, Finlandia, Montenegro, Estonia, Israele, Belgio, Lituania, San Marino, Polonia, Serbia. Si esibiranno l’Italia (sarà Sal Da Vinci a cantare con Per Sempre Sì, vincitore dell’ultima edizione di Sanremo) e la Germania. Nella 2ª Semifinale troveremo: Bulgaria, Azerbaigian, Romania, Lussemburgo, Repubblica Ceca, Armenia, Svizzera, Cipro, Lettonia, Danimarca, Australia, Ucraina, Albania, Malta, Norvegia. Francia, Austria e Regno Unito si esibiranno tra un Pese e l’altro. La Finale sarà composta, oltre dai Big Five e dal Paese ospitante, dai 10 qualificati della 1ª Semifinale e dai 10 qualificati della 2ª.

Vienna è un’ottima città per ospitare musicisti e artisti. L’Eurovision Song Contest 2026 sarà, come sempre, un’edizione ricca di musica e spettacolo. Edizione significativa, sia per i 70 anni di storia che per il contesto culturale e politico che attraversa il Mondo.

Depressione post parto: il lato nascosto della maternità che troppe donne vivono in silenzio

La depressione post parto è una realtà che riguarda molte donne, ma che ancora oggi viene poco raccontata. Intorno alla maternità si costruisce spesso un’immagine idealizzata, fatta di felicità e realizzazione. Ma per alcune neo-mamme, i primi mesi dopo la nascita di un figlio possono trasformarsi in un periodo di profonda fragilità. Non si tratta di semplice stanchezza o di un momento passeggero. La depressione post parto è una condizione reale, che può manifestarsi con tristezza persistente, senso di inadeguatezza, ansia, difficoltà a creare un legame con il bambino e, nei casi più gravi, pensieri negativi verso sé stesse.

Depressione post parto e solitudine


Molte donne faticano a parlare di quello che provano. Il timore di essere giudicate, di non essere considerate “buone madri” o di non essere comprese porta spesso a chiudersi nel silenzio.La solitudine diventa uno degli elementi più pesanti. Le giornate si riempiono di responsabilità, ma si svuotano di spazi personali. Il supporto familiare non sempre è presente, e i servizi non riescono sempre a intercettare il disagio.

Il peso delle aspettative

La maternità oggi è spesso accompagnata da aspettative elevate. Essere presenti, serene, capaci, sempre all’altezza. I social contribuiscono a rafforzare un’immagine perfetta, che raramente corrisponde alla realtà. Quando queste aspettative si scontrano con la fatica quotidiana, può nascere un senso di fallimento. Ma la difficoltà non è una colpa. È parte di un cambiamento profondo, fisico ed emotivo.

Il bisogno di supporto

Riconoscere la depressione post parto è il primo passo. Il secondo è garantire supporto. Servono servizi accessibili, percorsi psicologici, consultori attivi e una rete di sostegno che coinvolga partner, famiglie e comunità. Anche il ruolo degli operatori sociali e sanitari è fondamentale per intercettare i segnali e accompagnare le donne in un percorso di cura.

Rompere il silenzio

Parlare di depressione post parto significa dare voce a un’esperienza spesso nascosta. Significa dire che non tutte le madri si sentono felici subito, e che questo non le rende meno capaci. La maternità non è solo gioia. È anche fatica, cambiamento, vulnerabilità. E nessuna donna dovrebbe affrontarla da sola.

Le caratteristiche delle bevande alcoliche

Quando parliamo di bevande alcoliche, dobbiamo innanzitutto ricordare che l’etanolo è un nutriente molto particolare. Ha un contenuto energetico elevato — circa 7 kcal per grammo — ma questa energia non viene utilizzata come quella dei carboidrati o dei lipidi. Una parte consistente viene dissipata sotto forma di calore.

Tuttavia, se assunto in grandi quantità, l’alcol contenuto nelle bevande alcoliche può comunque contribuire all’aumento della massa grassa, perché l’organismo tende a privilegiare la sua eliminazione e a “risparmiare” gli altri nutrienti, che vengono così deviati verso la sintesi lipidica. La quantità di alcol presente nelle bevande alcoliche viene espressa in gradi alcolici, cioè i millilitri di etanolo contenuti in 100 ml di bevanda. Il vino e la birra derivano dalla fermentazione alcolica; i superalcolici richiedono fermentazione e distillazione; i liquori, invece, sono miscele di alcol, zucchero e aromi.

Composizione del vino: Quando parliamo di vino, non dobbiamo immaginarlo come una semplice miscela di acqua e alcol. Il vino è un sistema chimico estremamente ricco, il risultato di una trasformazione biologica — la fermentazione — che modifica profondamente il succo d’uva e genera centinaia di composti diversi. Per capire davvero cos’è il vino, dobbiamo “smontarlo” nelle sue componenti principali:

Acqua: la matrice dominante
La maggior parte del vino è acqua: circa l’80–85%. È l’acqua dell’uva, che porta con sé minerali, zuccheri, acidi e composti aromatici. Tutto il resto — alcol, aromi, polifenoli è disciolto in questa matrice acquosa.

  1. Etanolo: il prodotto della fermentazione
    L’etanolo è il secondo componente più abbondante. La sua concentrazione varia molto:
  • vini leggeri: 9–11%
  • vini medi: 12–13%
  • vini strutturati: 14–15%
  • passiti e fortificati: anche oltre il 16–18%
    L’alcol non è solo un “principio attivo”: modifica la percezione aromatica, la viscosità,
    la sensazione di calore e la struttura del vino.
  1. Zuccheri residui
    Non tutto lo zucchero dell’uva viene fermentato. La quantità di zuccheri residui determina lo stile del vino:
  • secchi: < 4 g/L
  • abboccati: 4–12 g/L
  • amabili: 12–45 g/L
  • dolci: > 45 g/L
    Gli zuccheri residui influenzano morbidezza, corpo e persistenza.
  1. Acidi organici
    Gli acidi sono fondamentali per la freschezza e la stabilità del vino. I principali sono:
  • acido tartarico – tipico dell’uva, molto stabile
  • acido malico – più “verde”, può essere trasformato in lattico
  • acido lattico – prodotto della fermentazione malolattica
  • acido citrico – presente in piccole quantità
  • acido acetico – prodotto secondario, eccessi indicano difetti
    L’acidità totale e il pH determinano brillantezza, longevità e sensazioni gustative.

Polifenoli: tannini, antociani e flavonoidi.
Qui il vino rosso diventa particolarmente interessante. I polifenoli derivano da bucce, vinaccioli e raspi.

I principali sono:

  • tannini → responsabili dell’astringenza
  • antociani → pigmenti rossi e violacei
  • flavonoidi → tra cui il famoso resveratrolo, con attività antiossidante
    Questi composti:
  • proteggono il vino dall’ossidazione
  • contribuiscono al colore
  • influenzano struttura, corpo e longevità
  • hanno effetti biologici potenzialmente benefici. Il vino bianco ne contiene molti meno, perché viene prodotto senza macerazione delle
    bucce.

Composti aromatici:
Il profumo del vino è un universo a sé. Gli aromi possono provenire da: Aromi primari direttamente dall’uva: note floreali, fruttate, erbacee. Aromi secondari prodotti dalla fermentazione: esteri, alcoli superiori, aldeidi. E aromi terziari sviluppati durante l’affinamento: vaniglia, tostato, spezie, miele, frutta secca, cuoio, tabacco. La complessità aromatica dipende da vitigno, fermentazione, maturazione e invecchiamento. per quanto riguarda i Sali minerali, il vino contiene diversi minerali: potassio, calcio, magnesio, ferro, rame, fosfati, solfati. Essi contribuiscono alla stabilità e, in parte, al gusto.

I solfiti sono presenti naturalmente e spesso aggiunti come conservanti. Hanno funzione antiossidante e antimicrobica. Le quantità sono regolamentate per legge. Il Glicerolo Prodotto dalla fermentazione, conferisce morbidezza e rotondità al vino. È più abbondante nei vini con fermentazioni lente o in condizioni di stress dei lieviti. Abbiamo poi altri composti minori come aldeidi, chetoni, esteri, acidi grassi volatili ecc. Sono molecole presenti in tracce, ma spesso decisive per il profilo aromatico. Il vino, soprattutto quello rosso, non è solo una soluzione idroalcolica: contiene acidi organici, zuccheri residui, sali minerali, composti aromatici e, nel caso del vino rosso, flavonoidi come il resveratrolo, che hanno proprietà antiossidanti.

Questi composti sono stati spesso associati agli effetti protettivi del consumo moderato di vino sul sistema cardiovascolare. Assorbimento dell’alcol: L’etanolo è una molecola piccola, solubile sia in acqua che in lipidi, e per questo attraversa facilmente le membrane biologiche. Una piccola parte viene metabolizzata già nello stomaco, grazie a una alcol deidrogenasi gastrica.

Questa attività, però, è molto variabile: nelle donne è circa la metà rispetto agli uomini, e questo contribuisce a una maggiore sensibilità femminile agli effetti dell’alcol. La maggior parte dell’etanolo, comunque, attraversa la mucosa gastrica e intestinale per diffusione semplice, entra nel sangue e si distribuisce rapidamente in tutti i tessuti in proporzione al loro contenuto d’acqua. Solo una piccola quota — tra il 5 e il 15% —viene eliminata immodificata attraverso l’aria espirata o le urine.

Uta Frith: il modello di apprendimento della lettura

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La comprensione dei meccanismi alla base dell’apprendimento della lettura deve molto agli studi di Uta Frith, figura di riferimento nella psicologia cognitiva contemporanea. Nel corso della sua carriera, Frith si è occupata in particolare di autismo, ma ha offerto contributi fondamentali anche nello studio della dislessia, mettendo in discussione l’idea che questa fosse collegata a deficit intellettivi o a problemi di tipo sensoriale. La studiosa, nel 1985, ha elaborato un modello di apprendimento della lettura. Questo modello descrive il percorso che porta il bambino a diventare un lettore competente, sottolineando come tale processo sia graduale e articolato in quattro fasi, ognuna con caratteristiche proprie.

La prima fase è definita logografica e si colloca generalmente in età prescolare. In questo stadio il bambino è in grado di riconoscere alcune parole nel loro insieme, basandosi su elementi visivi familiari, senza però possedere una reale conoscenza delle regole ortografiche o dei rapporti tra lettere e suoni.

Segue la fase alfabetica, durante la quale il bambino acquisisce la capacità di distinguere le lettere e di associarle ai corrispondenti suoni. Questo passaggio è fondamentale, poiché consente di leggere anche parole nuove attraverso il meccanismo di conversione grafema-fonema, cioè la cosiddetta via fonologica.

La terza fase, detta ortografica, è caratterizzata dall’apprendimento delle regolarità della lingua. Il bambino non si limita più a leggere lettera per lettera, ma inizia a riconoscere unità più complesse, come le sillabe. Questo rende la lettura più veloce.

Infine, nella fase lessicale, il bambino raggiunge un livello di lettura automatizzato. Le parole vengono riconosciute in modo diretto, senza la necessità di scomporle nei singoli suoni. In questa fase si sviluppa un vero e proprio lessico mentale che permette una lettura fluida. Tuttavia, le strategie acquisite nelle fasi precedenti restano disponibili e si utilizzano quando si incontrano parole nuove o difficili.

L’apprendimento della lettura si configura quindi come un percorso progressivo, fatto di tappe che si costruiscono una sull’altra. Con il tempo e l’esercizio, il bambino arriva a utilizzare due modalità principali: la via fonologica e la via lessicale. Questo modello, noto come modello a due vie, elaborato da Coltheart, aiuta anche a comprendere come eventuali difficoltà in uno di questi processi possano tradursi in disturbi specifici dell’apprendimento, come la dislessia.

TEDx Vibo Valentia, il 22 maggio il Teatro Comunale accoglie un parterre nazionale

Vibo Valentia si prepara ad accogliere uno degli appuntamenti culturali più significativi della stagione. Il 22 maggio 2026, al Teatro Comunale di Vibo Valentia, torna TEDx Vibo Valentia, l’evento organizzato su licenza TED che porta sul territorio idee, esperienze e visioni capaci di ispirare, far riflettere e generare confronto. TEDx è infatti la rete di eventi locali indipendenti che, nel mondo, sviluppano talk dal vivo attorno a un tema comune, affrontato ogni volta da prospettive differenti. 

Il valore di TEDx sta proprio in questo: non una semplice successione di interventi, ma una costruzione editoriale in cui più talk dialogano tra loro attorno a una stessa tematica, offrendo al pubblico punti di vista diversi, linguaggi diversi e storie diverse. È questo il format che rende ogni edizione un’esperienza culturale viva, capace di unire contenuto, emozione e pensiero. 

A dare già oggi la misura della portata dell’edizione 2026 sono i primi ospiti annunciati. Ci sarà Shaila Gatta, ballerina, showgirl e conduttrice, nota al grande pubblico per il suo percorso iniziato ad Amici, per il ruolo di Velina a Striscia la Notizia dal 2017 al 2021 e per la conduzione di Paperissima Sprint. Sarà sul palco anche Tiziano Scarparo, medico chirurgo che si occupa di medicina generale, dietologia e nutrizione, conosciuto per la sua attività divulgativa sul benessere alimentare e sul digiuno intermittente. Presente inoltre Angelo Greco, avvocato e giornalista, fondatore e direttore de La Legge per Tutti, tra i volti più riconoscibili della divulgazione giuridica italiana. 

Tra i nomi già annunciati figura anche Lys Gomis, ex portiere cresciuto nel vivaio del Torino, con esperienze nel calcio professionistico tra Torino e Lecce e un percorso internazionale legato alla nazionale del Senegal. E ci sarà Ginevra Lamborghini, manager e imprenditrice, oggi Vice Presidente del Tonino Lamborghini Group, con responsabilità nell’area Healthy Lifestyle, Biohacking & Longevity. Un profilo che amplia ulteriormente il respiro dell’evento, portando sul palco anche il punto di vista dell’impresa, dell’innovazione e della visione strategica. 

Il parterre già ufficializzato restituisce con chiarezza l’ambizione di TEDx Vibo Valentia: mettere in dialogo mondi apparentemente lontani come televisione, medicina, diritto, sport e impresa, dentro un unico spazio di racconto e confronto. A breve verranno ufficializzati tanti altri nominativi, arricchendo ulteriormente un’edizione che si annuncia già di grande richiamo. 

Alex Zanardi, l’Italia saluta il campione che ha riscritto il senso del limite

Il mondo dice addio ad Alex Zanardi, ex pilota di Formula 1, nello stesso giorno della storica ricorrenza della scomparsa di Ayrton Senna. Una coincidenza che amplifica il peso del ricordo e restituisce la misura di un’eredità sportiva che attraversa generazioni diverse. Zanardi dedicò gran parte della sua vita alla passione per i motori, trasformandola in identità, mestiere e orizzonte personale.

La sua storia iniziò sui kart di Castel Maggiore, dove il talento emerse con naturalezza e una determinazione che non lo avrebbe più abbandonato. Dopo gli anni in Formula 3000 arrivò il debutto in Formula 1 nel 1991 con la Jordan, primo passo nel grande circus internazionale. Nel 1992 corse con la Minardi, mentre tra il 1993 e il 1994 difese i colori della Lotus, consolidando esperienza e credibilità. Nel 1999 approdò alla Williams, completando un percorso che lo portò a disputare 44 Gran Premi complessivi.

Terminata l’avventura in Formula 1, Zanardi trovò nuova linfa nell’attuale IndyCar, dove il paddock lo ribattezzò “Zanna, the Italian Legend”, riconoscendo carisma, talento e una capacità unica di conquistare pubblico e avversari.

Poi arrivò l’impatto a oltre 300 all’ora con Alex Tagliani, un urto devastante che segnò uno spartiacque definitivo nella sua vita. Perché Zanardi non ha mai interpretato la tragedia come una resa, ma come un confine da spostare ancora. Ogni colpo subito diventò un nuovo inizio, non un limite invalicabile. La sua storia non si è mai piegata alla logica della fine, ma a quella della trasformazione. E poi tornò in pista, con una battuta che spegneva la tragedia e lo riaccendeva: “Ho il piede pesante”, diceva sorridendo. Quello che rientrava non era lo stesso uomo, ma una versione nuova di sé. Nella difficoltà di momenti che solo lui aveva attraversato, si raccontava segnato ma felice, senza fingere che la sofferenza non fosse esistita o che la riabilitazione fosse stata semplice.

Molte le parole in ricordo del campione, a partire da quelle della madre: “Per me Alex è stato davvero il massimo”, ha dichiarato con voce ferma. Anche la Formula 1 gli ha reso omaggio con un minuto di silenzio durante le qualifiche del sabato a Miami, un gesto condiviso da piloti e team. Allo stadio Dall’Ara, casa del Bologna, è apparso uno striscione semplice e potente: “Ciao Alex, orgoglio bolognese”.

Alex Zanardi lascia un vuoto che non si colma, ma un esempio che continua a camminare accanto a chiunque creda nella forza del ricominciare. La sua storia resta un invito a non arrendersi mai, nemmeno quando la vita sembra togliere più di quanto concede.

Zamparutti lascia Radio Radicale dopo l’esclusione di Nessuno Tocchi Caino

Elisabetta Zamparutti è Tesoriere dell’Associazione Radicale Nessuno tocchi Caino e componente il Comitato europeo per la prevenzione della tortura. Zamparutti era anche coautrice della trasmissione “Dei diritti e delle pene” in onda su Radio Radicale. Nel rendere pubblica la sua decisione di interrompere la collaborazione con Radio Radicale, Zamparutti ha dichiarato quanto segue:

“Negli ultimi anni ho avuto la possibilità di essere coautrice di una trasmissione radiofonica sui temi della privazione delle libertà, in relazione al mio ruolo nel Comitato europeo per la prevenzione della tortura. Ho sempre considerato questo spazio un’occasione importante di informazione e approfondimento su questioni che riguardano i diritti fondamentali e la dignità delle persone private della libertà. Tuttavia, nel tempo è cresciuto in me un disagio sempre più difficile da ignorare. Accanto a questo impegno istituzionale, ricopro infatti anche il ruolo di Tesoriere di Nessuno tocchi Caino, associazione fondata con Marco Pannella, Sergio D’Elia e Maria Teresa di Lascia. Ritengo che il pluralismo e il confronto siano valori essenziali, soprattutto in un contesto informativo, come quello di Radio Radicale, che ha storicamente fatto di questi principi una sua cifra distintiva.

Per questo non posso non rilevare come, negli ultimi anni, l’Associazione sia stata progressivamente esclusa dalla messa in onda sulle frequenze della radio di suoi eventi e partecipazione di suoi dirigenti alle trasmissioni di informazione, confronto e approfondimento. In questo contesto, la possibilità che mi viene data di parlare, sia pure in modo limitato, anche delle iniziative dell’associazione mi pone in una posizione che avverto come contraddittoria. Dopo una riflessione non semplice, ho quindi maturato la decisione di rinunciare alla trasmissione. Si tratta di una scelta che ho preso per la considerazione e il rispetto verso l’impegno associativo che svolgo e il valore delle iniziative condotte da tutta l’associazione. Proseguirò nel mio impegno sui temi della giustizia, dei diritti e della dignità delle persone detenute in ogni sede e spazio possibile”.

Il perturbante freudiano e la Uncanny Valley

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Il disagio che si manifesta nell’interazione con artefatti tecnologici percepiti come eccessivamente simili all’essere umano genera un fenomeno complesso che induce l’emersione di sentimenti ambivalenti e familiari. Questo concetto, noto come il perturbante, è stato analizzato in un saggio di Sigmund Freud del 1919, intitolato Il perturbante (Das Unheimliche). S. Freud esplora quella particolare angoscia che non deriva da ciò che è ignoto, bensì da qualcosa di familiare che improvvisamente si rivela estraneo. La parola tedesca unheimlich è evidentemente l’antitesi di heimlich — familiare, confortevole, abituale. Un esempio che Freud riprende dalla letteratura fantastica è il racconto de Il Mago Sabbiolino di E. T. A. Hoffman: la bambola Olimpia, descritta come così realistica da far credere a Nathanael che sia viva, illustra come l’emergere del perturbante avvenga quando si attribuisce vita a un oggetto inanimato, creando un disagio cognitivo causato dal riemergere di sentimenti rimossi.

La Uncanny Valley: la valle inquietante

L’ambiguità che si manifesta nell’interazione con macchine progettate per simulare i comportamenti umani ha portato Masahiro Mori, professore di robotica al Tokyo Institute of Technology, a formalizzare il concetto di Uncanny Valley (la valle inquietante) nel 1970. Mori ipotizzava che «la reazione di una persona nei confronti di un robot umanoide sarebbe passata bruscamente dall’empatia al disgusto man mano che questo si avvicinava, ma senza riuscire a raggiungere, un aspetto realistico». La relazione tra somiglianza e reazione emotiva non è lineare: nel momento in cui gli oggetti diventano più realistici vi è una discesa drastica, tanto che l’oggetto non viene più percepito come una macchina simpatica ma come qualcosa di lugubre, ricordando un cadavere o uno «zombie». La visione di M. Mori e la psicoanalisi freudiana permettono di intravedere il rischio odierno: se la tecnologia mira a superare la valle inquietante, il pericolo non è solo il disagio, ma l’inganno emotivo. L’essere umano rischia di chiudersi in una relazione solipsistica, dove l’altro non esiste se non come riflesso del sé.

Bibliografia

Freud Sigmund (1919), trad. it. Il perturbante, in Opere di Sigmund Freud 1917-1923, Bollati Boringhieri, Torino.

Kageki Norri (2024), “An Uncanny Mind: Masahiro Mori on the Uncanny Valley and Beyond”, IEEE Spectrum, 12 giugno.

Mori Masahiro (1970), “The Uncanny Valley” (K. F. MacDorman & N. Kageki eds. 2012), IEEE Robotics & Automation Magazine, 12 giugno.

Lavoro, Boldrin (Ora!): Decreto Primo maggio aggira problemi, priorità al Mezzogiorno per asili nido

“In Italia una madre su tre lascia il lavoro dopo il primo figlio. I giovani vanno all’estero a ritmo di 100 mila netti l’anno. I salari reali non crescono da trent’anni, e ogni anno la risposta è la stessa: bonus,voucher, sgravi fiscali alle aziende, welfare aziendale. Mille modi creativi per aggirare i problemi invece di risolverli”. Così in una nota Michele Boldrin, Segretario nazionale di ORA! e candidato sindaco di Venezia, a proposito del decreto primo maggio approvato dal consiglio dei ministri martedì scorso.

E prosegue “ partiamo dai numeri: il cuneo fiscale italiano è al 47,1%, quarto posto su 38 paesi OCSE, contro una media del 34,9%. Un lavoratore che costa 30 mila euro all’azienda ne porta a casa meno di 17 mila. È una delle ragioni per cui i talenti italiani lavorano ad Amsterdam, Dublino, Berlino: non perché l’Italia non piaccia, ma perché altrove lo stesso lavoro vale molto di più in busta paga. E quando una donna decide di avere un figlio-sottolinea Boldrin- il sistema crolla”. A cominciare dai “nidi che non ci sono: al Sud la copertura è al 19%, al Nord al 39% e il congedo di paternità è di 10 giorni in Italia, contro le 19 settimane in Spagna. E la risposta del Parlamento? Nuovi sgravi fiscali per chi apre un asilo aziendale. Bella idea se lavori in una grande impresa del Nord, dove la copertura nidi è già al 39%. Inutile se sei al Sud, dove non ci sono né i nidi né le imprese abbastanza grandi per costruirseli” precisa Boldrin e rilancia “se si riuscisse nell’impresa di consolidare tali politiche oltre a migliorare la situazione economica familiare e individuale ne gioverebbe anche la salute economica italiana. In Europa l’occupazione media femminile si aggira attorno al 65,7%mentre quella italiana, tra gli stati europei, è una delle più basse 52,5%; si stima che un riallineamento di questo valore alla media europea porterebbe nelle casse dello stato 11 miliardi di euro”.

Per Michele Boldrin dunque “servono scelte coraggiose perché, in caso non fosse ancora chiaro, regalare bonus e mancette elettorali oltre che ad essere inutile è anche dannoso. Quello che proponiamo è: taglio strutturale del cuneo fiscale sui redditi medio-bassi, più soldi in busta paga ogni mese, non una tantum, finanziato da una revisione della spesa pubblica e da una rimodulazione del sistema previdenziale; sblocco immediato dei fondi PNRR per i nidi, con priorità al Mezzogiorno; congedo parentale obbligatorio e paritario, lungo, ben retribuito, esteso anche ad autonomi e forfettari; infine, eliminare detrazioni e agevolazioni inutili per finanziare servizi veri dove non esistono”. E conclude “il lavoro si rispetta con salari più alti e servizi che funzionano. Non con le mance elettorali”.

Beatrice Venezi licenziata da La Fenice

Dopo 7 mesi di tensioni e polemiche, cala il sipario sulla collaborazione tra il Teatro “La Fenice” e il Maestro d’Orchestra Beatrice Venezi.

Il 22 settembre 2025, Beatrice Venezi è stata nominata direttrice musicale del Teatro veneziano, nomina che da subito ha suscitato forti contestazioni. Quasi tutta l’Orchestra e le rappresentanze sindacali hanno espresso perplessità per la scelta perchè il curricolo non è pienamente adeguato a una nomina così importante. Inizialmente, i professionisti dell’Orchestra, hanno firmato una lettera segnalando la limitata esperienza nel repertorio operistico e sinfonico, oltre alla limitata presenza nei teatri internazionali. Per non parlare della vicinanza politica della Venezia, che ha ulteriormente alimentato attriti. Da subito, alcuni musicisti hanno richiesto la revoca dell’incarico, perché ritenuta la procedura di selezione poco trasparente.

La tensione è esplosa definitivamente qualche giorno fa a causa di alcune dichiarazioni rilasciate da Maestro. In un’intervista al quotidiano argentino La Nación, Venezi ha sostenuto che nell’Orchestra de La Fenice “i posti si tramandano praticamente di padre in figlio“. Oltre alle accuse di nepotismo, ha definito il teatro come “anarchico” e “in mano ai sindacati”. Ma non solo, ha accusato il pubblico veneziano di essere composto per la maggior parte da abbonati anziani che ostacolano il cambiamento e rinnovamento.

Le sue parole, ovviamente, hanno provocato una reazione immediata e dura. Il Sovraintendente e Direttore artistico del Teatro, Nicola Colabianchi, ha preso le distanze difendendo l’Orchestra e considerando le affermazioni offensive alla dignità e al rispetto dei professionisti. La RSU del Teatro ha voluto ribadire che l’accesso in orchestra avviene tramite concorsi pubblici internazionali basati sul merito, dichiarando anche le accuse come false e offensive.

A questo punto la rottura è stata inevitabile. Il 25 aprile la “Fondazione Teatro La Fenice” ha annunciato tramite un comunicato stampa l’annullamento di tutte le collaborazioni future con il M° Beatrice Venezi.

Nel comunicato possiamo leggere: “La RSU del Gran Teatro La Fenice, a nome di tutte l sue lavoratrici e i suoi lavoratori, esprime profonda costernazione e amarezza per le dichiarazioni rilasciate da Beatrice Venezi […] Si tratta di affermazioni gravi, false e offensive, che ledono la professionalità, il merito e la dignità delle Professoresse e dei Professori d’Orchestra della Fenice, professionisti di altissimo livello selezionati esclusivamente attraverso concorsi pubblici internazionali basati sul talento e sul rigore procedurale. Offendere i lavoratori e il pubblico del Teatro non è solo un atto di scortesia istituzionale,ma un attacco diretto all’identità stessa della nostra Fondazione. Riteniamo che simili dichiarazioni siano incompatibili […]. È necessario che la Maestra e la Direzione prendano atto che non sussistono più i presupposti per un rapporto di collaborazione disteso e fecondo.”

Non sono mancate le reazioni al licenziamento, anche all’estero. In Italia, c’è chi si è spinto un po’ oltre affermando che La Fenice “ora è libera”, considerando la data del licenziamento. A Venezia, in Campo S. Fantin, oltre 150 persone (tra orchestrali e pubblico) hanno applaudito e condiviso la decisione, rendendo l’evento come una celebrazione. I sindacati hanno affermato che si è trattato di un atto doveroso e di una vittoria della coesione dei lavoratori.

Si chiude, finalmente, questa vicenda controversa della cultura musicale italiana. Un incarico iniziato già con polemiche e terminato (per una bruttissima uscita) prima ancora che cominciasse davvero.

“Senza il rispetto per chi il Teatro lo vive e lo onora ogni giorno con il proprio lavoro, viene meno la base stesa di ogni produzione artistica d’eccellenza.”