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“Cuore” di Edmondo De Amicis, pilastro educativo per generazioni di studenti

Nel panorama della letteratura italiana dell’Ottocento, il libro Cuore di Edmondo De Amicis si distingue soprattutto per il suo intento educativo. L’opera, pubblicata nel 1886, è stata per molto tempo una lettura centrale nelle scuole e ha contribuito alla formazione di generazioni di studenti.

Il romanzo si presenta come il diario di un anno scolastico di Enrico Bottini, un bambino di terza primaria in una scuola di Torino. La narrazione è organizzata mese per mese, seguendo il calendario scolastico e descrive la vita quotidiana del protagonista insieme ai suoi compagni. A queste vicende si affiancano i cosiddetti “racconti mensili”, storie narrate dal maestro che hanno per protagonisti ragazzi di diverse regioni d’Italia, pensate per trasmettere esempi di comportamento e modelli morali. Attraverso questa struttura, De Amicis costruisce un’opera fortemente educativa, in cui emergono valori come la solidarietà, il rispetto, il sacrificio e l’amore per la patria. La scuola diventa il luogo in cui si formano i cittadini del futuro, in linea con l’ideale espresso da Massimo d’Azeglio: “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”. In questo senso, l’istruzione viene rappresentata come una vera e propria missione civile.

Un elemento rilevante del libro è la presenza di più voci narrative: oltre al diario di Enrico, compaiono le lettere dei genitori, che commentano ciò che accade e cercano di guidarlo nella crescita. Questo rende il racconto più ricco, anche se il tono resta spesso serio. Non mancano infatti momenti difficili, segnati da dolore, sacrificio e perdita: esperienze che hanno la funzione di preparare i giovani lettori alla realtà della vita adulta. Crescere, nel libro Cuore, significa affrontare anche il dolore e abbandonare gradualmente l’infanzia.

Il libro riflette la società del suo tempo, ne riproduce le dinamiche e le gerarchie, senza metterle in discussione. Le differenze sociali sono presenti e appaiono quasi naturali, come se il destino fosse già deciso fin dalla nascita. Per questo si può parlare di una visione piuttosto statica della società, in cui il cambiamento è limitato.

Se in passato il romanzo di Edmondo De Amicis ha avuto un’importante funzione educativa, soprattutto nel contesto del Risorgimento e della costruzione dell’identità nazionale, oggi il suo messaggio appare meno attuale. Più che un modello da seguire, diventa uno strumento per capire un’epoca e per riflettere su quanto la società sia cambiata. Oggi, infatti, si dà maggiore importanza all’individuo e alle sue possibilità, superando l’idea che il futuro sia già scritto.

Infine, va considerato anche un altro aspetto: il libro lascia poco spazio al gioco e alla leggerezza. Il tono, spesso serio e moraleggiante, può risultare distante dalla sensibilità dei ragazzi di oggi, che potrebbero fare fatica a sentirlo vicino. Per questo motivo, Cuore resta soprattutto una testimonianza storica e culturale, più che una lettura coinvolgente per i giovani lettori contemporanei.

L’Io frammentato: il sé proteiforme nell’era digitale

Il nuovo modo di pensarsi nel contesto odierno porta gli individui ad avere una visione meno unitaria di sé stessi. Questo fenomeno prende il nome di sé proteiforme, teorizzato dallo psichiatra statunitense Robert Jay Lifton.

Lo stile dell’uomo proteiforme «è caratterizzato da continui cambiamenti nell’identificazione e nelle convinzioni e deriva da fattori generali quali velocità dei cambiamenti storici, la rivoluzione dei mass media e gli effetti dell’olocausto del XX secolo. Il sé non può più essere considerato un concetto fisso».

R. J. Lifton riprende questa concezione dal mito greco di Proteo, narrato da Omero nel libro IV dell’Odissea. Il dio marino, in grado di cambiare forma con relativa facilità — da cinghiale a leone, da drago a fuoco — rappresenta nella concezione moderna l’identità vera e instabile che è difficile da conquistare. Lo stile proteiforme dell’auto-elaborazione è caratterizzato da una serie interminabile di esperimenti ed esplorazioni, ognuno dei quali può essere facilmente abbandonato a favore di nuove ricerche psicologiche. Come osserva Lifton, tale stile non è affatto patologico e può benissimo essere uno dei modelli funzionali dei nostri giorni.

Il sé proteiforme nel mondo digitale

Con l’avvento delle nuove tecnologie, il concetto di sé proteiforme si è diffuso in modo più ampio. S. Turkle ha analizzato come, all’interno degli ambienti digitali, gli individui abbiano più possibilità di fare nuove esperienze e costruire più identità all’interno di spazi virtuali. Come emerso dai suoi studi su Second Life, «la vita sullo schermo è meglio di niente, poi diventa meglio di tutto. Qui il sé è proteiforme in modo rassicurante».

L’identità, oltre a essere fluida e mutevole come la intendeva Lifton, oggi diviene più divisibile attraverso gli avatar e l’infinità di schermi con cui veniamo in contatto. Il concetto di sé proteiforme, precedentemente utilizzato per proteggersi e adattarsi a situazioni limite, cambia forma: internet diventa fondamentale non solo per affrontare situazioni traumatiche, ma anche per sperimentare ed esplorare nuove versioni di sé stessi.

Bibliografia

Lifton Robert Jay (1971), “Protean man”, Archives of general psychiatry, Vol. 24, Aprile, pp. 298-304.

Omero (2010), trad. it. Odissea, a cura di Vincenzo Di Benedetto, BUR Rizzoli, Milano.

Turkle Sherry (2011), trad. it. Insieme ma soli, Einaudi, Torino 2019.

Kimi Antonelli trionfa ancora: è lui il nuovo leader del Mondiale

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Kimi Antonelli non mostra pressione e non sembra più un rookie: in un anno abbatte record e riporta il tricolore sul podio con naturalezza. George Russell non accetta la soffiata di Leclerc per il terzo posto, perché una safety car sfortunata ribalta la gara e lo lascia con una tripla delusione. Antonelli conquista la seconda pole, scivola al sesto posto in partenza, poi sfrutta l’aria pulita con lucidità e ottiene una vittoria più sofferta.

Dichiarazioni di Max Verstappen scuotono il paddock

Verstappen vive un’altra gara complicata e lotta con Gasly, confermando le difficoltà con le nuove vetture. Clamorosa la sua dichiarazione dopo la gara. L’olandese sostiene che userà il momento di paura per riflettere sul futuro in Formula 1. Dice che, se qualcuno vuole che resti, la Formula 1 deve tornare a essere divertente. Se decidesse di lasciare, dovrà fare i conti con il suo stipendio. Il contratto con Red Bull dura fino al 2028 e vale 65 milioni di dollari.

Il team principal, Mekies, rassicura e afferma di non credere al suo addio. Presto avrà una vettura veloce e potrà divertirsi quanto desidera.

Sainz interviene anche sul tema delle nuove vetture e sull’incidente di Bearman. Egli ritiene fosse solo questione di tempo perché questo succedesse. Aggiunge che la FIA deve ascoltare i piloti, pur sapendo che parlare di cambiamenti è sempre difficile.

Il ritorno Mclaren e le rivalità dei piloti Ferrari

La McLaren avanza con decisione, soprattutto Piastri che firma un weekend solido e conquista un prezioso secondo posto. Leclerc combatte con ferocia per il terzo posto, mentre il compagno retrocede al sesto dopo la safety car nonostante l’ottima rimonta iniziale.

L’ennesima battaglia tra i due piloti di Maranello non preoccupa Frederic Vasseur. Sostiene di non badare alle loro lotte, perché li considera piloti professionisti.

La safety che cambia tutto

L’incidente (che provoca la Safety) al ventiduesimo giro coinvolge Ollie Bearman, che riporta una contusione al ginocchio. Per evitare Colapinto taglia sull’erba e fa scattare la safety car. Verstappen chiude ottavo e interrompe la serie di quattro vittorie consecutive a Suzuka. Non è più leader del circuito Suzuka.

Il nuovo leader raccoglie nove punti prima della pausa di aprile, mentre Russell riflette e Antonelli festeggia due weekend straordinari.

Il coding a scuola

Il coding, ovvero la programmazione informatica, non è solo una competenza tecnica per specialisti, ma una metodologia utile a scuola per permettere agli studenti di comprendere e utilizzare la tecnologia in modo consapevole. Il coding è efficace soprattutto per lo sviluppo del pensiero computazionale, una capacità sempre più centrale nella nostra società. Programmare vuol dire fornire istruzioni in modo corretto, semplice e organizzato. L’insieme ordinato di queste indicazioni costituisce un programma.

Se utilizzato come strumento didattico, il coding offre numerosi benefici. In primo luogo, stimola la creatività, infatti, attraverso la programmazione è possibile trasformare idee astratte in progetti concreti, come giochi o storie interattive. Allo stesso tempo, favorisce lo sviluppo del problem solving, poiché gli studenti imparano ad affrontare problemi sempre più complessi scomponendoli in parti più semplici. Infine, coinvolge dimensione collaborativa: molte attività di coding si svolgono in gruppo, incoraggiando il confronto e la condivisione di idee. Il concetto di pensiero computazionale, introdotto da Seymour Papert nel volume Mindstorms del 1980, descrive proprio questo approccio. Si tratta di un processo che unisce logica e creatività per affrontare problemi di vario tipo, non solo informatici. Applicato alla vita quotidiana, consente di analizzare le situazioni, suddividerle nei loro elementi essenziali e individuare strategie efficaci per risolverle.

Nelle scuole italiane, il coding può essere introdotto come attività trasversale alle diverse discipline. Già le Indicazioni nazionali per il curricolo del 2012 ne riconoscevano il valore educativo: “Quando possibile, gli alunni potranno essere introdotti ad alcuni linguaggi di programmazione particolarmente semplici e versatili che si prestano a sviluppare il gusto per l’ideazione e la realizzazione di progetti”.

Scratch

Per i più piccoli, l’approccio privilegiato è quello ludico: imparare programmando diventa un gioco, capace di coinvolgere e motivare. Tra le risorse più diffuse c’è Scratch, una piattaforma sviluppata dal gruppo Lifelong Kindergarten del MIT. Grazie a un’interfaccia intuitiva basata su blocchi grafici, permette anche ai principianti di creare facilmente animazioni, giochi e storie interattive. Inoltre, la possibilità di condividere i propri lavori con una community rende l’apprendimento ancora più stimolante e partecipativo. Dunque, portare il coding in aula significa preparare gli studenti non solo a usare la tecnologia, ma a comprenderla e a costruirla, sviluppando competenze utili per il futuro e per la vita di tutti i giorni.

Suzuka, tra regolamenti e ambizioni: ultimo weekend prima della pausa

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Prima della lunga sosta dovuta al rinvio dei due Gran Premi successivi, la pista di Suzuka mette in evidenza problemi regolamentari molto significativi.

Il nodo del Super Clipping

Il Super Clipping diventa subito il principale bersaglio delle critiche, perché la parte elettrica smette di fornire potenza troppo presto.

Quando l’energia elettrica termina, il solo motore termico non garantisce la velocità necessaria e la monoposto rallenta in modo evidente. La vettura che segue può così superare con facilità, approfittando di un avversario praticamente fermo in rettilineo.

Non si lotta più contro il talento dei piloti, ma contro vetture che perdono potenza in modo innaturale e pericoloso.

Persino lo “shake” di Suzuka, uno dei tratti più caratteristici del circuito, risulta fortemente limitato nelle prime prove del weekend. L’assurdità cresce in vista delle qualifiche, perché ogni pilota deve sacrificare il giro di lancio per conservare energia.Per risparmiare ogni joule disponibile, i piloti tengono il gas parzializzato quasi fino alla linea del traguardo.

Solo così possono tentare un giro cronometrato competitivo, sfruttando tutta l’energia accumulata nel giro precedente.Alcuni piloti intervengono pubblicamente, come Max Verstappen, che definisce la monoposto inguidabile e critica duramente il regolamento.

Molti team sembrano aver nutrito false speranze sulle nuove regole, che secondo alcuni porteranno solo ulteriori peggioramenti. C’è chi considera già obsoleta la filosofia tecnica introdotta, giudicandola inadatta alle esigenze della Formula 1 moderna.

Polemiche Mercedes

Mercedes alimenta nuove polemiche sull’ala anteriore, mentre Bradley Lord dichiara di aver risolto i problemi di affidabilità. Rispetto al weekend in Cina, McLaren e Ferrari appaiono più vicine nelle prestazioni, pur non rappresentando la seconda forza.

Il vice team principal Mercedes spera che i due team restino competitivi fino alla fine della stagione. La scuderia rimane prudente, consapevole che la pausa di un mese e gli aggiornamenti possono cambiare radicalmente gli equilibri.

Aggiornamenti in casa Redbull

Cambio di pacchetto in casa Red Bull per il quattro volte campione del mondo, ma gli aggiornamenti non bastano. Le cose non migliorano su questo circuito, dove sostiene che la macchina passi continuamente da un estremo all’altro. Sembra che Red Bull stia pagando le conseguenze dello scorso anno, quando rallentò lo sviluppo stagionale per tentare di colmare il divario con i campioni del mondo della scuderia di Woking.

Endometriosi, la malattia dell’apparato genitale femminile

L’endometrio, o tessuto endometriale è la tonaca mucosa dell’utero e rappresenta lo strato cellulare più interno di quest’ultimo. Per effetto di estrogeni e progesterone, ormoni secreti dalle ovaie durante il ciclo mestruale, l’endometrio si rinnova regolarmente. L’endometriosi è una malattia tipica dell’apparato genitale femminile.

Essa è caratterizzata dalla presenza di endometrio dove questo non dovrebbe essere fisiologicamente presente, dunque al di fuori dell’utero o in parti dell’utero non appropriate. Possiamo infatti distinguere, per dove si trova il tessuto endometriale, due tipologie di endometriosi:

  1. endometriosi interna l’endometrio si trova dentro la parete muscolare dell’utero (miometrio)
  2. endometriosi esterna l’endometrio di trova fuori dall’utero, presente in ovaie, retto, tube, peritoneo, vescica e/o intestino

Tra esse, la forma più comune è l’endometriosi esterna, soprattutto colpisce le ovaie. Le cause di endometriosi sono ancora oggi poco chiare, ma esistono diverse teorie che possono spiegare come essa si sviluppa:

  1. teoria della mestruazione retrograda: spiega che gruppi di cellule dell’endometrio, che si sfaldano durante le mestruazioni, andrebbero a refluire attraverso le tube di Falloppio fino alla cavità addomino-pelvica, portando cellule endometriali a impiantarsi su peritoneo e organi vicini;
  2. teoria metaplastica: essa propone che l’endometriosi non derivi da cellule endometriali trasportate altrove, ma dalla trasformazione di cellule già presenti nel peritoneo in cellule simili all’endometrio;
  3. teoria della predisposizione genetica: sostiene che l’endometriosi sia una condizione in cui alcune varianti genetiche aumentalo la probabilità che il corpo sviluppi infiammazione, impianti ectopici ecc. Le ricerche più recenti (incluso uno studio su Nature Genetics) mostrano che le varianti associate all’endometriosi riguardano geni coinvolti in: risposta immunitaria,sensibilizzazione al dolore, metabolismo degli estrogeni, adesione e invasività cellulare.

Per quanto riguarda la sintomatologia, l’endometriosi è una condizione variabile, infatti ci sono donne in cui essa non causa nessun sintomo, donne in cui provoca una sintomatologia lieve e donne invece in cui provoca disturbi rilevanti.

tra i sintomi caratteristici troviamo:

  1. dolore pelvico
  2. vulvodinia, ovvero dolore cronico a carico della vulva
  3. dismenorrea, dunque mestruazioni molto dolorose
  4. dispareunia ovvero dolore durante i rapporti sessuali
  5. ingenti perdite di sangue durante le mestruazioni

L’endometriosi può causare la formazione di una o più cisti endometriosiche, che sono sacche di sangue che si formano quando l’endometriosi colpisce l’ovaio: con i cicli mestruali le cellule endometriosiche sanguinano e provocano micro emorragie. Il sangue rimane intrappolato e si accumula e nel tempo si formano queste cisti che possono crescere lentamente.

L’endometriosi può inoltre causare dolore cronico, problemi riproduttivi e complicanze legate all’infiammazione. Può inoltre favorire una condizione di sterilità e, nel caso in cui riguardi le ovaie, aumenta il rischio di tumore dell’ovaio. La diagnosi di endometriosi è uno dei punti più problematici dell’intera malattia: è uno dei motivi per cui molte donne arrivano alla diagnosi dopo molti anni di dolore.

Le difficoltà stanno nel fatto che i sintomi sono spesso variabili e spesso normalizzati. Infatti il dolore mestruale viene spesso considerato “normale”. inoltre i sintomi cambiano da donna a donna e ciò porta a ritardi nel chiedere aiuto. Inoltre non esiste un singolo esame che identifichi questa patologia, bisogna che ci sia occhio clinico e diagnosi attraverso imaging. Serve un operatore esperto poichè le lesioni possono essere molto piccole e nascoste e non tutti i ginecologi hanno una formazione avanzata.

In Italia il ritardo diagnostico medio è di circa 10 anni per scarsa conoscenza della malattia, minimizzazione del dolore femminile e difficoltà ad accedere in centri specializzati.

Mercato discografico 2025: +10.7% in Italia, +6.4% nel Mondo

Ieri, 18 marzo, FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) ha pubblicato i dati relativi dei ricavi complessivi dell’anno 2025. Il mercato discografico italiano è incrementato del 10.7%.

Per l’ottavo anno consecutivo, l’Italia ha avuto una crescita totale nel fatturato con €513.4 milioni (fatturato digitale di €344.4 milioni, fatturato fisico di €74.7 milioni). Due terzi dei ricavi derivano dallo streaming superando i €340 milioni. Il 69% di questi deriva dagli abbonamenti streaming con un ricavo di €234 milioni, mentre i formati con pubblicità superano i €51 milioni di ricavi. La riproduzione di stream ha superato ogni record con 99 miliardi di riproduzioni: 54% da account premium, il restante da account free. Gli italiani hanno ascoltato musica per una media di circa 22 ore alla settimana.

Dal report annuale emerge che il settore musicale italiano ha una notevole vitalità sia dal punto artistico che industriale.Grazie a investimenti delle major e delle etichette indipendenti su continue ricerche e sviluppi, sono riusciti a sfruttare al meglio i diversi canali commerciali disponibili. Fra tutti domina lo streaming, poi il ritorno al CD e la riconferma dei vinile per gli amanti collezionisti. Un ruolo centrale hanno i superfan che alimentano l’intera catena musicale, questo perchè valorizzano il materiale storico dell’artista oltre che le nuove uscite.

Altra crescita significativa è quella del ricavo delle royalties italiane all’estero, registrando +13.9%. Crescita in continua espansione, dal 2020 al 2025 è aumentata del 180%. Questo grazie allo streaming che ha internazionalizzato e facilitato l’accesso della musica italiana all’estero, consolidando la propria presenza nel panorama internazionale. Addirittura, secondo Spotify, negli USA sono state create 130 milioni di playlist con all’interno brani italiani.

Per il mercato discografico europeo, la crescita è del 5.6%. Per quanto riguarda il mercato discografico globale, l’aumento è del 6.4% raggiungendo $31.7 miliardi. Anche in questo caso, la crescita deriva dai servizi streaming (il 52% è rappresentato dagli abbonamenti, cioè 837 milioni di utenti). Il totale dei servizi digitali ammonta al 73% mentre quello fisico al 17% (il restante: 9% diritti connessi, 2% sincronizzazioni). Il mercato musicale globale è cresciuto per l’undicesimo anno consecutivo grazie alle nuove tecnologie e all’innovazione, ma anche al forte legame tra artisti e fan.

Lo streaming a pagamento rappresenta la principale fonte di ricavi del mercato discografico italiano e internazionale. Sostenendo lo sviluppo degli artisti, prima di tutto nel proprio mercato per poi affermarsi anche all’estero grazie alle piattaforme.

Nel report, FIMI ha pubblicato un manifesto con 5 prospettive per l’anno corrente. Prima in assoluto la riconoscenza del valore della musica, garantendo la tutela e l’uso dei diritti d’autore. Secondo punto: il sostegno di un mercato sempre più competitivo. Si parla poi della protezione e tutela della musica degli artisti, la pirateria è sempre più un problema e per contrastarla servono delle leggi efficaci. Altra prospettiva, collegata anche a quest’ultima, è la garanzia che AI e creatività vadano di pari passo crescendo insieme oltre ad avere obblighi sulla trasparenza. Ultimo prospetto, ma non per importanza, è il rafforzo del diritto d’autore: garantendo la protezione del copyright e la trasparenza, il settore creativo diventa più solido, variegato e in continua evoluzione, attraendo nuovi talenti e favorendo investimenti internazionali.

Dal quadro emerge, quindi, che il mercato italiano e internazionale sono in continua evoluzione. Si spera che il 2026 sia un anno di cambiamenti decisivi per quanto riguarda le innovazioni tecnologiche e la regolamentazione.

Bubu

Dal dialogo socratico all’ermeneutica digitale

Fin dall’antichità, il linguaggio è stato inteso non come un elemento statico, ma come un processo in continua trasformazione, come emerge dalla tradizione del dialogo socratico e dall’ermeneutica classica. Platone, all’interno delle sue opere, non tratta il dialogo e il linguaggio in modo statico, ma lo indaga in relazione alla conoscenza e alla verità. Il dialogo ermeneutico non si occupa di semplice comprensione, ma di scavare più in profondità, senza alcuna pretesa di ragione o di prevaricare sull’interlocutore. Come teorizzato da H. G. Gadamer in Verità e metodo, la vera comprensione avviene nel dialogo, che ci «cattura e avviluppa». Proprio attraverso il linguaggio il dialogo prende forma: esso rappresenta «il medium in cui gli interlocutori si comprendono e in cui si verifica l’intesa sulla cosa».

L’ermeneutica digitale e le nuove tecnologie

Al giorno d’oggi siamo immersi in una cultura molto differente rispetto al passato; non vi è più soltanto l’interazione faccia a faccia, ma la comunicazione avviene attraverso l’utilizzo degli schermi. È come se si fosse creata una «seconda natura», una natura artificiale con la quale cerchiamo di avviare un dialogo. Per questo motivo l’ermeneutica tradizionale si è dovuta adattare a nuovi campi del sapere. Oggi si parla di ermeneutica digitale: «precisamente lo studio della maniera in cui le tecnologie digitali mediano tra gli uomini e il mondo». Il filosofo americano Don Ihde ha fondato la sua ricerca sulle moderne relazioni «umani-tecnologie-mondo». Il ricorso all’intelligenza artificiale, al Deep Learning e all’apprendimento profondo basato su reti neurali complesse, porta a interrogarsi sui processi interpretativi presenti in «scatole nere». Questo «emergere di una visione del mondo a dati» porta con sé una crisi profonda dell’empatia, interrompendo quel circolo virtuoso che lega la conversazione all’introspezione.

Bibliografia

Gadamer Hans-Georg (1960), trad. it. Verità e Metodo, Bompiani, Milano 2000.

Possati Luca, Romele Alberto (2020), “Editoriale”, Critical Hermeneutics, Vol. 4, n. 1, pp. XIII-XXIV.

Longhi Jacopo (2020), “Theorising The Dynamic, Modeling the Variation, and Equipping Hermeneutics”, Critical Hermeneutics, Vol. 4, n. 1, pp. 35-64.

Turkle Sherry (2015), trad. it. La conversazione necessaria, Einaudi, Torino 2016.

È stata la Vita a vivere Gino Paoli

All’età di 91 anni ci ha lasciati l’ultimo esponente della canzone d’autore, l’intenso Gino Paoli, morto nella notte tra il 23 e il 24 marzo. Le esequie si terranno, probabilmente, nella giornata del 26 marzo in forma privata con la presenza dei familiari.

Nato in Friuli Venezia Giulia ma cresciuto in Liguria. Si trasferisce da bambino a Genova e da lì partirà la sua identità e formazione artistica. È stato facchino, grafico pubblicitario e pittore, successivamente debutta nelle balere come cantante formando una band con gli amici Luigi Tenco e Bruno Lauzi.

Grazie anche a lui, intorno agli anni ’50-’60 si formò la scuola della canzone d’autore italiana. Più che scuola è stato un movimento culturale; non si formavano ma si ritrovavano nei locali, nei bar, nelle case per scambiarsi idee, musica, testi, visioni. Oltre a Gino Paoli, tra i protagonisti erano presenti: Fabrizio De André, Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Giorgio Calabrese. È grazie a loro, che in Italia è presente la figura del cantautore inteso come autore a 360° che scrive testi, compone musica e interpreta anche.

Gino Paoli non è stato solo un musicista ma anche cittadino attivo in ambito politico. Il 30 giugno 1960 è sceso in piazza per manifestare contro il partito neofascista M.S.I. che voleva tenere un congresso a Genova, città Medaglia d’Oro della Resistenza. Come lui stesso racconta, sferrò un pugno a un poliziotto e un fotografo catturò il momento (foto che ad oggi non esiste perché fece sparire). Non solo, Paoli fu deputato della Repubblica italiana dal 1987 al 1992 e venne eletto come Indipendente di Sinistra all’interno del gruppo parlamentare. Ha espresso opinioni politiche dirette e controcorrente ritenendo che la politica bisognasse considerarla come un’estensione dell’impegno culturale e civile. Ha anche più volte criticato la poca attenzione che le istituzioni rivolgono alla musica.

Nel 2013 venne eletto presidente SIAE. Carica da non sottovalutare perché fu un grande sostenitore per la difesa dei diritti d’autore, combattendo anche contro la pirateria. Nel 2015 si dimise volontariamente dopo le accuse ricevute per evasione fiscale. Reato che negò con fermezza affermando di non aver mai commesso reati.

Episodio compiuto in un momento disperato e fragile che segnò la sua vita, e anche la sua carriera, fu il tentato suicidio. Nell’estate del 1963, durante un periodo emotivamente complesso e instabile, dovuto alla vita privata e al successo, con un gesto impulsivo si puntò la pistola al cuore e fece partire il colpo. L’intenzione era di suicidarsi ma la pallottola si fermò poco prima di perforare il cuore. Da allora, la pallotta rimase nel petto del cantante per tutta la vita. In una sua recente intervista ha dichiarato: “il suicidio andrebbe trattato come le altre cose della vita. Non è un atto di coraggio, per niente, ma può essere in un determinato momento l’atteggiamento più onesto e romantico nei confronti dell’esistenza.”

Col suo stile semplice, narrativo, poetico, raffinato, elegante e lucido ha lasciato un’impronta indelebile nella musica italiana. La sua è una scrittura che nasce da una vita vissuta, ricca di eventi, di successi e drammi. Le sue canzoni nascono dai ricordi, reputando la memoria come un’artista straordinaria. Ha avuto la capacità di trasformare le emozioni universali in musica, parole e immagini senza tempo; ogni brano è una vera e propria storia emotiva e sentimentale. Con il suo timbro caldo, morbido, intimo, nostalgico, rilassato e soprattutto mai eccessivo e urlato, dava la sensazione di cantare direttamente nell’orecchio dell’ascoltatore. La sua musica è una confidenza privata che genera calma evocando ricordi personali senza travolgere ma avvolgendo e rifugiando l’anima.

Numerosi sono i brani celebri che ancora oggi tutti intoniamo e conosciamo. Lui stesso ha ammesso che vorrebbe cambiare le sue canzoni, non per forza migliorarle però e salverebbe solo Sassi e Il cielo in una stanza. Nella prima non si potrebbe cambiare mezza parola perché è una canzone che esiste così com’è, forse perché è una delle prime che ha scritto. La seconda invece, sempre secondo sue affermazioni, non avrebbe mai più potuto scrivere in quel modo. È una canzone che non ha dei punti che si interrompono che permettono di ricominciare, il testo è una concatenazione di parole che vanno avanti l’una dopo l’altra senza un respiro.

Tra i vari brani ricordiamo: Sapore di Sale, una delle canzoni simbolo dell’estate italiana degli anni ’60; La gatta, canzone personale che racconta della gatta che possedeva in soffitta a Genova; Una lunga storia d’amore, brano maturo e intenso in cui racconta dell’amore in modo profondo e delicato; Averti addosso, scrittura matura e anche fisica che racconta dell’amore come una presenza l’uno dell’altro, come una cosa che si porta addosso; Questione di sopravvivenza, con una vena filosofica mette in scena la dipendenza emotiva e la necessità di non perdersi e di restare insieme.

Brano da menzionare è senz’altro Senza fine, per ricordare anche il rapporto con Ornella Vanoni. Grande classico, scritto appositamente per la cantante, che ha come tema il tempo che non finisce mai. Tra Gino e Ornella, c’è stato un rapporto intenso e irregolare, sia in ambito lavorativo che personale. Paoli l’ha definita come una delle persone più importanti della sua vita definendo il loro amore come una storia che bruciava. Nella canzone è presente questo legame in qualche modo; un rapporto che non finisce mai continua a vivere in tutto; non si esaurisce ma resta sospeso continuando a vibrare. Proprio come loro due. Bisogna infatti ricordare il gesto fatto dal cantautore per la scomparsa della Vanoni, gesto semplice ma profondo: un cuscino di rose gialle (le preferite dalla cantante) a forma di cuore con un nastro con su scritto “Gino“.

Gino Paoli, ha sempre avuto una visione della vita lucida, consapevole ed estrema. Una vita lunga, passionale, vissuta a pieno, spericolata, affrontando sfide e provando emozioni vere. Come lui stesso ha affermato: “Io ho sempre creduto che dell’espressione “vivere a lungo” conti molto il “vivere” e sia irrilevante il “a lungo”“.

Nella sua ultima intervista, alla domanda “Gino Paoli che tipo di uomo è?”, ha risposto “Uno che non è nemmeno morto.“. Risposta che racchiude tutto, perché Gino Paoli non morirà mai!

La scienza del caffè

Quando parliamo di caffè, parliamo di una delle bevande più studiate al mondo. La sua composizione, le trasformazioni durante la tostatura e le differenze tra i metodi di preparazione sono state analizzate in dettaglio da chimici, nutrizionisti e tecnologi alimentari.

Quello che beviamo in tazza è il
risultato di una catena di processi complessi, ognuno dei quali modifica profondamente il profilo chimico del chicco. La parola “caffè” origina dall’arabo qahwa, che indicava qualsiasi bevanda stimolante. Abbiamo diverse varietà di caffè e in base ad essa, cambiano anche le caratteristiche:

varietà arabica e canephora sono le due specie più diffuse.

la varietà arabica è la più raffinata. Contiene più lipidi e ciò contribuisce alla morbidezza e alla complessità aromatica. Il suo gusto è più dolce e profumato e contiene meno caffeina.

la varietà canephora o robusta invece contiene più caffeina, ha meno lipidi e più composti amari e a ciò corrisponde un aroma più legnoso, intenso.

Le differenze si vedono anche nel chicco: l’arabica è più allungato e piatto, il robusta è tondeggiante e compatto. Oltre ad Arabica e Robusta, esistono varietà meno comuni ma molto affascinanti, coltivate in piccole zone e apprezzate dai veri appassionati.

Excelsa: una varietà della Liberica coltivata in Asia, dal gusto fruttato e acidulo, perfetta per blend speciali.

Liberica: originaria dell’Africa occidentale, produce chicchi molto grandi e ha un aroma particolare, con note di legno e fiori.

I metodi di lavorazione del caffè sono fondamentali perchè determinano aroma, corpo, dolcezza del prodotto finale.

La torrefazione: essa è la trasformazione chimica più importante.
Il chicco verde è quasi inodore, è la tostatura che crea il caffè come lo conosciamo. Torrefare significa trasformare i chicchi verdi in chicchi scuri e profumati. Appena il calore avvolge il chicco di caffè, questo comincia a trasformarsi.


Durante la torrefazione avvengono diverse reazioni :
Reazioni di Maillard: Dentro il chicco, zuccheri e amminoacidi iniziano a intrecciarsi chimicamente: le reazioni di Maillard. È qui che nascono centinaia di molecole aromatiche, quelle che costruiscono il profilo sensoriale del caffè.


Formazione di melanoidine:
man mano che la tostatura procede, si formano le melanoidine, pigmenti bruni, responsabili del colore del caffè tostato. Molte melanoidine hanno attività antiossidante.

Modifiche della caffeina:
La caffeina è termostabile: la tostatura non la distrugge, ma la distribuzione cambia leggermente in base al grado di tostatura.
Durante questo momento il chicco perde acqua e si sviluppa anidride carbonica.

Come tutte le sostanze, anche il caffè porta benefici, entro certi limiti e effetti indesiderati. il caffè infatti è una delle bevande composta da molecole biologicamente attive, e come tutte le sostanze che interagiscono con il nostro corpo, porta con sè effetti positivi e potenziali effetti negativi.

La caffeina stimola il sistema nervoso centrale, portando ad avere più attenzione, prontezza e meno percezione della fatica. in molte persone piccole quantità di caffeina migliorano concentrazione e memoria a breve termine.

Durante la tostatura si formano melanoidine e altre molecole antiossidanti. Queste sostanze contribuiscono alla protezione dallo stress ossidativo. Il caffè inoltre è associato a miglioramente della sensibilità insulinica, in modo generale.

Per quanto riguarda invece quelli che sono gli effetti indesiderati la caffeina porta nervosismo e insonnia poichè aumenta agitazione, e porta a difficoltà nell’addormentamento.

Perchè può portare a insonnia? durante la giornata nel cervello si accumula una sostanza chiamata adenosina, molecola che fa percepire la stanchezza. E’ una molecola naturale che si comporta come un “contatore della stanchezza”: più rimani sveglio e più adenosina si accumula. Quando raggiunge un certo livello, manda un messaggio molto chiaro al cervello: “è ora di dormire”. Quello che fa è legarsi a recettori specifici per ridurre la vigilanza e favorire il rilassamento. La caffeina blocca l’ adenosina e aumenta l’adrenalina. Ciò rende più svegli anche quando sarebbe ora di dormire.

La caffeina infatti ha una struttura molto simile all’adenosina e va a legarsi agli stessi recettori che utilizza l’adenosina per il rilassamento, bloccandoli. E’ questo il meccanismo che è responsabile di insonnia e nervosismo. Anche se l’effetto della caffeina percepito dura poco, metà della caffeina può restare in circolo 4-6 ore. inoltre alcune persone metabolizzano la caffeina lentamente e ciò fa in modo che questa rimanga più tempo nel corpo e non venga eliminata, aumentando gli effetti da essa derivati.