Ieri, 18 marzo, FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) ha pubblicato i dati relativi dei ricavi complessivi dell’anno 2025. Il mercato discografico italiano è incrementato del 10.7%.
Per l’ottavo anno consecutivo, l’Italia ha avuto una crescita totale nel fatturato con €513.4 milioni (fatturato digitale di €344.4 milioni, fatturato fisico di €74.7 milioni). Due terzi dei ricavi derivano dallo streaming superando i €340 milioni. Il 69% di questi deriva dagli abbonamenti streaming con un ricavo di €234 milioni, mentre i formati con pubblicità superano i €51 milioni di ricavi. La riproduzione di stream ha superato ogni record con 99 miliardi di riproduzioni: 54% da account premium, il restante da account free. Gli italiani hanno ascoltato musica per una media di circa 22 ore alla settimana.
Dal report annuale emerge che il settore musicale italiano ha una notevole vitalità sia dal punto artistico che industriale.Grazie a investimenti delle major e delle etichette indipendenti su continue ricerche e sviluppi, sono riusciti a sfruttare al meglio i diversi canali commerciali disponibili. Fra tutti domina lo streaming, poi il ritorno al CD e la riconferma dei vinile per gli amanti collezionisti. Un ruolo centrale hanno i superfan che alimentano l’intera catena musicale, questo perchè valorizzano il materiale storico dell’artista oltre che le nuove uscite.
Altra crescita significativa è quella del ricavo delle royalties italiane all’estero, registrando +13.9%. Crescita in continua espansione, dal 2020 al 2025 è aumentata del 180%. Questo grazie allo streaming che ha internazionalizzato e facilitato l’accesso della musica italiana all’estero, consolidando la propria presenza nel panorama internazionale. Addirittura, secondo Spotify, negli USA sono state create 130 milioni di playlist con all’interno brani italiani.
Per il mercato discografico europeo, la crescita è del 5.6%. Per quanto riguarda il mercato discografico globale, l’aumento è del 6.4% raggiungendo $31.7 miliardi. Anche in questo caso, la crescita deriva dai servizi streaming (il 52% è rappresentato dagli abbonamenti, cioè 837 milioni di utenti). Il totale dei servizi digitali ammonta al 73% mentre quello fisico al 17% (il restante: 9% diritti connessi, 2% sincronizzazioni). Il mercato musicale globale è cresciuto per l’undicesimo anno consecutivo grazie alle nuove tecnologie e all’innovazione, ma anche al forte legame tra artisti e fan.
Lo streaming a pagamento rappresenta la principale fonte di ricavi del mercato discografico italiano e internazionale. Sostenendo lo sviluppo degli artisti, prima di tutto nel proprio mercato per poi affermarsi anche all’estero grazie alle piattaforme.
Nel report, FIMI ha pubblicato un manifesto con 5 prospettive per l’anno corrente. Prima in assoluto la riconoscenza del valore della musica, garantendo la tutela e l’uso dei diritti d’autore. Secondo punto: il sostegno di un mercato sempre più competitivo. Si parla poi della protezione e tutela della musica degli artisti, la pirateria è sempre più un problema e per contrastarla servono delle leggi efficaci. Altra prospettiva, collegata anche a quest’ultima, è la garanzia che AI e creatività vadano di pari passo crescendo insieme oltre ad avere obblighi sulla trasparenza. Ultimo prospetto, ma non per importanza, è il rafforzo del diritto d’autore: garantendo la protezione del copyright e la trasparenza, il settore creativo diventa più solido, variegato e in continua evoluzione, attraendo nuovi talenti e favorendo investimenti internazionali.
Dal quadro emerge, quindi, che il mercato italiano e internazionale sono in continua evoluzione. Si spera che il 2026 sia un anno di cambiamenti decisivi per quanto riguarda le innovazioni tecnologiche e la regolamentazione.
Bubu
