All’età di 91 anni ci ha lasciati l’ultimo esponente della canzone d’autore, l’intenso Gino Paoli, morto nella notte tra il 23 e il 24 marzo. Le esequie si terranno, probabilmente, nella giornata del 26 marzo in forma privata con la presenza dei familiari.
Nato in Friuli Venezia Giulia ma cresciuto in Liguria. Si trasferisce da bambino a Genova e da lì partirà la sua identità e formazione artistica. È stato facchino, grafico pubblicitario e pittore, successivamente debutta nelle balere come cantante formando una band con gli amici Luigi Tenco e Bruno Lauzi.
Grazie anche a lui, intorno agli anni ’50-’60 si formò la scuola della canzone d’autore italiana. Più che scuola è stato un movimento culturale; non si formavano ma si ritrovavano nei locali, nei bar, nelle case per scambiarsi idee, musica, testi, visioni. Oltre a Gino Paoli, tra i protagonisti erano presenti: Fabrizio De André, Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Giorgio Calabrese. È grazie a loro, che in Italia è presente la figura del cantautore inteso come autore a 360° che scrive testi, compone musica e interpreta anche.
Gino Paoli non è stato solo un musicista ma anche cittadino attivo in ambito politico. Il 30 giugno 1960 è sceso in piazza per manifestare contro il partito neofascista M.S.I. che voleva tenere un congresso a Genova, città Medaglia d’Oro della Resistenza. Come lui stesso racconta, sferrò un pugno a un poliziotto e un fotografo catturò il momento (foto che ad oggi non esiste perché fece sparire). Non solo, Paoli fu deputato della Repubblica italiana dal 1987 al 1992 e venne eletto come Indipendente di Sinistra all’interno del gruppo parlamentare. Ha espresso opinioni politiche dirette e controcorrente ritenendo che la politica bisognasse considerarla come un’estensione dell’impegno culturale e civile. Ha anche più volte criticato la poca attenzione che le istituzioni rivolgono alla musica.
Nel 2013 venne eletto presidente SIAE. Carica da non sottovalutare perché fu un grande sostenitore per la difesa dei diritti d’autore, combattendo anche contro la pirateria. Nel 2015 si dimise volontariamente dopo le accuse ricevute per evasione fiscale. Reato che negò con fermezza affermando di non aver mai commesso reati.
Episodio compiuto in un momento disperato e fragile che segnò la sua vita, e anche la sua carriera, fu il tentato suicidio. Nell’estate del 1963, durante un periodo emotivamente complesso e instabile, dovuto alla vita privata e al successo, con un gesto impulsivo si puntò la pistola al cuore e fece partire il colpo. L’intenzione era di suicidarsi ma la pallottola si fermò poco prima di perforare il cuore. Da allora, la pallotta rimase nel petto del cantante per tutta la vita. In una sua recente intervista ha dichiarato: “il suicidio andrebbe trattato come le altre cose della vita. Non è un atto di coraggio, per niente, ma può essere in un determinato momento l’atteggiamento più onesto e romantico nei confronti dell’esistenza.”
Col suo stile semplice, narrativo, poetico, raffinato, elegante e lucido ha lasciato un’impronta indelebile nella musica italiana. La sua è una scrittura che nasce da una vita vissuta, ricca di eventi, di successi e drammi. Le sue canzoni nascono dai ricordi, reputando la memoria come un’artista straordinaria. Ha avuto la capacità di trasformare le emozioni universali in musica, parole e immagini senza tempo; ogni brano è una vera e propria storia emotiva e sentimentale. Con il suo timbro caldo, morbido, intimo, nostalgico, rilassato e soprattutto mai eccessivo e urlato, dava la sensazione di cantare direttamente nell’orecchio dell’ascoltatore. La sua musica è una confidenza privata che genera calma evocando ricordi personali senza travolgere ma avvolgendo e rifugiando l’anima.
Numerosi sono i brani celebri che ancora oggi tutti intoniamo e conosciamo. Lui stesso ha ammesso che vorrebbe cambiare le sue canzoni, non per forza migliorarle però e salverebbe solo Sassi e Il cielo in una stanza. Nella prima non si potrebbe cambiare mezza parola perché è una canzone che esiste così com’è, forse perché è una delle prime che ha scritto. La seconda invece, sempre secondo sue affermazioni, non avrebbe mai più potuto scrivere in quel modo. È una canzone che non ha dei punti che si interrompono che permettono di ricominciare, il testo è una concatenazione di parole che vanno avanti l’una dopo l’altra senza un respiro.
Tra i vari brani ricordiamo: Sapore di Sale, una delle canzoni simbolo dell’estate italiana degli anni ’60; La gatta, canzone personale che racconta della gatta che possedeva in soffitta a Genova; Una lunga storia d’amore, brano maturo e intenso in cui racconta dell’amore in modo profondo e delicato; Averti addosso, scrittura matura e anche fisica che racconta dell’amore come una presenza l’uno dell’altro, come una cosa che si porta addosso; Questione di sopravvivenza, con una vena filosofica mette in scena la dipendenza emotiva e la necessità di non perdersi e di restare insieme.
Brano da menzionare è senz’altro Senza fine, per ricordare anche il rapporto con Ornella Vanoni. Grande classico, scritto appositamente per la cantante, che ha come tema il tempo che non finisce mai. Tra Gino e Ornella, c’è stato un rapporto intenso e irregolare, sia in ambito lavorativo che personale. Paoli l’ha definita come una delle persone più importanti della sua vita definendo il loro amore come una storia che bruciava. Nella canzone è presente questo legame in qualche modo; un rapporto che non finisce mai continua a vivere in tutto; non si esaurisce ma resta sospeso continuando a vibrare. Proprio come loro due. Bisogna infatti ricordare il gesto fatto dal cantautore per la scomparsa della Vanoni, gesto semplice ma profondo: un cuscino di rose gialle (le preferite dalla cantante) a forma di cuore con un nastro con su scritto “Gino“.
Gino Paoli, ha sempre avuto una visione della vita lucida, consapevole ed estrema. Una vita lunga, passionale, vissuta a pieno, spericolata, affrontando sfide e provando emozioni vere. Come lui stesso ha affermato: “Io ho sempre creduto che dell’espressione “vivere a lungo” conti molto il “vivere” e sia irrilevante il “a lungo”“.
Nella sua ultima intervista, alla domanda “Gino Paoli che tipo di uomo è?”, ha risposto “Uno che non è nemmeno morto.“. Risposta che racchiude tutto, perché Gino Paoli non morirà mai!
