Achille Lauro live a Milano

Achille Lauro, ormai lo sappiamo, è un personaggio particolare, uno dal quale non si sa mai cosa aspettarsi. Ed è proprio con questo spirito che il 5 luglio mi sono recato al suo concerto, spinto dalla curiosità di vedere come quel ragazzo così abituato ai palchi televisivi se la cavasse con il pubblico del Milano Summer Festival all’Ippodromo Snai di San Siro.
La formazione prometteva già bene. Oltre alla band di Achille Lauro sarebbe salita sul palco anche l’ Electric Orchestra. L’aggiunta di archi e fiati dal vivo non è da tutti.

Comincia col botto eseguendo Delinquente in medley con Generazione X. Rispettivamente sono tratte dagli ultimi due album del cantante romano, 1969 e Lauro. Questi sono lo spartiacque del completo cambio di genere musicale dell’artista.
Segouno poi Maleducata, Me ne frego e Femmina, per arrivare ad un medley di pezzi trap del primo Lauro:  Bonnie & Clyde, Ullallà e Thoiry RMX.  E così via per tutto il concerto attraversando l’intero percorso musicale e artistico di Achille. Il tutto in una perfetta alternanza di brani che ti fanno muovere e saltare e brani più tranquilli, sentimentali o emotivi.

Sul palco, dal punto di vista scenico, se la cava egregiamente. Se qualcuno fosse andato per vedere l’eccesso che tutti si aspettano da lui, si sarebbe sbagliato di grosso. Composto, di poche parole (lasciate tutte ai suoi testi), pose quasi statiche da calendario, il massimo dell’eccesso nella cavalcata di un toro meccanico eseguendo Stripper. Insomma, nessuna voglia di dimostrare di essere per forza eccessivo. Con piccoli ammiccamenti e brevi gesti lascia intendere che lui può, che è arrivato al culmine del suo progetto iniziato con Rolls Roys e che lo ha portato ad essere Superstar.

E così il pubblico, molto vario per età, canta a squarcia gola su pezzi radiofonici come Domenica, Latte+ o Me ne frego, ma si raccoglie quasi in silenzio ad ascoltare pezzi come Roma, Lauro o Zucchero i quali suonano come preghiere o confessioni di un passato che non si vuole cancellare ma superare. Si conserva tutto dai ricordi migliori ai peggiori momenti di una vita che ora, forse, ha trovato la sua strada, ma che ha saputo trasformare le difficoltà vissute in un’opportunità di riscatto.

Ora ci saranno i soliti detrattori, i disfattisti della musica, i quali diranno che non sa scrivere, che i testi fanno schifo e che musicalmente non è un granché. Credo però che sia solo una questione di linguaggio e di pubblico al quale Lauro si rivolge. Certo se lo ascolta uno abituato solo ai testi di Mogol, di De André o Guccini dirà “Ma che sta dicendo questo?”. Ma è solo una questione di abitudine e di cambiamento del linguaggio che nella storia è sempre avvenuto. Il suo stile di scrittura arriva dalla trap e lo ha mantenuto anche negli ultimi album in un interessante mix di generi e stili. Questo modo di scrivere, tramite riferimenti, allusioni, cose dette-non dette, tende a frati creare delle immagini e delle sensazioni senza preoccuparsi di descriverle nei minimi dettagli. Questa parte la si lascia ai cantautori.

La vita, l’esperienza si racconta per immagini, flash, metafore e sineddochi, lasciando la riflessione e la ricomposizione del racconto all’ascoltatore. Dal punto di vista musicale è molto semplice ed immediato ed avendo molti pezzi che tendono ad un pop-punk-rock direi che lo stile è più che azzeccato (d’altro canto vi sfido a trovare dei gruppi pop-punk o pop-rock che abbiano linee strumentali complicate, il fine dev’essere l’immediatezza e l’orecchiabilità).

In sintesi: Achille Lauro è un cantante che va assolutamente visto dal vivo. Ottimo performer, buon accompagnamento musicale, sempre preciso e più che azzeccato. Uno spettacolo leggero ma che trascina, che fa ballare e fa anche riflettere. Una personalità magnetica, ti tiene incollato al palco. Insomma, forse è proprio il caso di dirlo, in questo mix di sonorità e stili differenti, tra impegno ed estetismo un po’ dandy è nata una Superstar.

Francesco Mazzini

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