mercoledì, Maggio 22, 2024

Il caso Altalena: Israele sull’orlo della guerra civile

IL "caso Altalena", documentato da Robert Capa, ci racconta un fatto che avrebbe potuto cambiare le sorti di Israele.

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Una spiaggia, dei bagnanti che si godono il sole nell’acqua del Mediterraneo. Un relitto nero come la pece attira i curiosi che vi si dirigono a nuoto. Ma cosa ci fa lo scheletro di una nave al largo di Tel Aviv? La guerra, penserete, certo. La guerra contro gli arabi c’entra, ma non nella maniera più scontata. Quello che stiamo per raccontare è un fatto curioso che dal 1948 ci porta fino al 2011, quando un comunicato del Ministero della Difesa israeliano ha creato uno scandalo intorno a questo episodio. Un episodio che non ha mai scalato le vette delle pagine dei giornali, ma che avrebbe potuto cambiare il corso della storia. Stiamo parlando dell’“Affaire Altalena”.

L’Altalena: dalla Francia a Israele

Tra le fotografie di Robert Capa che ho selezionato per lo scorso articolo, ne ho volutamente tralasciate alcune. A mio avviso immortalavano un evento curioso che valeva la pena approfondire separatamente e per farlo mi servirò, ancora una volta, delle fotografie del reporter statunitense.

Siamo nel giugno del 1948, precisamente il giorno 11, quando la nave Altalena salpa dalla Francia carica di migranti diretti verso Israele. Ma tra quelle persone, salpate nella speranza di una terra che potessero chiamare casa, c’era anche un grosso carico di armi, acquistate in segreto dall’Irgun, la parte più estrema del movimento sionista. Le armi dovevano servire a sostenere la guerra contro gli eserciti arabi, ma non sarebbero mai andate all’esercito regolare, rimanendo esclusiva del gruppo dell’estrema destra israeliana.

Mentre la nave è in transito sulle onde, facciamo il punto della situazione su Israele e sulla guerra in corso.

L’ombra dell’Irgun

Nella seconda metà di giugno del ‘48 siamo nel bel mezzo della prima tregua imposta dall’Onu e si sono già avviate le trattative per siglare una pace. In quel momento al governo del paese c’è Ben Gurion, appartenente al “partito laburista” israeliano. All’interno del movimento sionista vi era però anche la corrente più estremista, l’Haganah, dalla quale si staccò nel 1931 l’Irgun zwai leumi (“Organizzazione militare nazionale”) un gruppo armato clandestino che si faceva erede della corrente sionista di Vladimir Jabotinskij (nome di battaglia, pensate un po’, “Altalena”), caratterizzato da un forte estremismo. L’Irgun si rese protagonista di numerosi attacchi terroristici.

Torniamo alla nave. Dopo il viaggio attraverso il Mediterraneo, la “Altalena” cala l’ancora davanti alle coste di Tel Aviv dove viene bloccata dal governo israeliano. Il primo ministro del neonato Stato ebraico schiera l’esercito lungo la costa. Gli ordini sono chiari: o consegnano le armi o verranno considerati come nemici e, quindi, verranno attaccati.

I migranti sbarcano senza problemi, mentre i combattenti dell’Irgun rimangono sulla nave, rifiutandosi di consegnare le armi.

Israele apre il fuoco

Come già anticipato, si stavano preparando i trattati di pace e il governo se ne guardava bene dal creare altre situazioni di tensione. Inutile dire che un ingente quantitativo di armi nelle mani di un gruppo terroristico era più che mai inopportuno.

La scelta di far consegnare le armi non era però pienamente condivisa dall’esercito regolare, tanto che molti reparti si schierarono con l’Irgun.

Questo non bastò a salvare la situazione e il 22 giugno con un solo colpo d’artiglieria sparato, l’esercito regolare affonda la “Altalena”. La fotografia di Robert Capa ci mostra la nave in fiamme con i superstiti che si mettono in salvo a nuoto. Molti esponenti del movimento estremista vengono arrestati.

Il caso dell’Altalena divise subito l’opinione pubblica: com’era possibile che il governo ebraico sparasse sui suoi stessi cittadini? La risposta, probabilmente sta nell’affermazione della forza dello stato appena costituito. In una situazione di tensione come quella del ‘48, con un governo appena insediato, con una dichiarazione di indipendenza che aveva pochi mesi, era impensabile che una forza estranea allo Stato e all’esercito regolare prendesse il sopravvento e costituisse un potere parallelo a quello statale.

Dal ’48 ai giorni nostri

I fatti spaccarono così tanto l’opinione pubblica che nel 2011 (sessantatre anni dopo il fatto) un comunicato proveniente dalle stanze del ministero della difesa israeliano creò non poco scalpore. Nel comunicato si definiva il “caso Altalena” come un assassinio, intendendo così che l’allora primo ministro e l’esercito fossero stati gli assassini di altri israeliani. Il Ministro della difesa, appartenente al partito laburista, aprì subito un inchiesta interna. Ho evidenziato “laburista” in quanto sullo scenario politico israeliano si confrontano ancora le due fazioni di Gurion e Begin. Quest’ultimo, durante i fatti della “Altalena” era al comando dell’Irgun, dal quale poi avrebbe creato il partito della destra israeliano Herut che raccoglieva l’eredità politica  del movimento terrorista, mentre i reparti vennero integrati all’interno dell’esercito regolare. Begin rimarrà sullo scacchiere politico fino al 1983 (dopo esser stato deputato proprio nel 1948). La storia di Begin e, più in generale dell’Irgun e del partito politico che ne deriva, è importante per capire come molte volte alla politica faccia comodo avere dei gruppi estremisti al proprio interno. Oggi possiamo vederlo con i vari gruppi terroristici islamici che hanno solo una religione diversa, ma i massacri e le modalità di azione sono le stesse che aveva l’Irgun (protagonista anche del massacro di Deir Yassin di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente).

Se…

Ora mi ricollego ad un articolo apparso il 30 luglio 2006 su “La Stampa” a firma Avrahm B. Yehoshua che cito testualmente:

Se Abu Mazen si fosse comportato con Hamas come Ben Gurion con la Etzel (Irgun ndr), se avesse preteso la consegna delle armi e l’obbedienza da parte di questa organizzazione, oggi sarebbe il Presidente di uno Stato palestinese pacifico e prospero, membro rispettato della comunità internazionale. Se il governo libanese avesse confiscato a Hezbollah i razzi in suo possesso e piegato i miliziani alla sua autorità, oggi Beirut sarebbe una città fiorente e non in macerie. E al posto di migliaia di profughi in fuga, nella terra dei cedri si aggirerebbero migliaia di turisti entusiasti.

Peccato che, come abbiamo già notato, la parte estremista (e sottolineo ancora una volta terroristica) del movimento sionista è stata, in quel momento, fermata, in quanto avrebbe rappresentato una forza armata indipendente all’interno dello Stato ebraico,  per essere tuttavia successivamente istituzionalizzata, portando negli anni ‘80, con la guida di Begin, a numerose azioni contro la resistenza palestinese e contro i paesi arabi vicini, fino ad arrivare all’invasione del Libano e del Golan. Ma di questi fatti ne parleremo nei prossimi articoli.

  • Robert Capa, La carcassa arrugginita dell’altalena, giace spiaggiata dopo essere stata attaccata dalle truppe governative un anno prima, 1949, Tel Aviv.
  • Robert Capa, Altalena, 1948, Tel Aviv.
  • Robert Capa, L’altalena sotto l’attacco delle truppe israeliane, 1948, Tel Aviv.
  • Robert Capa, Il rogo della nave Altalena, 1948, Tel Aviv.

Fonte delle fotografie:
ICP – The International Center of Photography

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