sabato, Dicembre 13, 2025

ChatGpt e privacy degli utenti, cosa si può fare per non rischiare?  

Migliaia di conversazioni con ChatGPT sono finite su Google a causa di una specifica funzionalità offerta da OpenAI.

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Migliaia di conversazioni avvenute fra noi utenti con ChatGPT sono apparse fra alcuni dei risultati su Google a causa di una specifica funzionalità offerta da OpenAI (l’azienda di San Francisco che ha creato il chatbot di ChatGPT) che prevede il consenso esplicito da parte degli utenti e che consente di condividere le proprie conversazioni con il chatbot tramite un link pubblico. A seguito di varie polemiche e del clamore che c’è stato online l’azienda è intervenuta disattivando questa determinata funzione e rimuovendo gran parte delle chat da Google.

In riferimento a ciò un’indagine pubblicata dalla newsletter Digital Dissing ha rivelato che oltre 110.000 conversazioni con ChatGPT sono ancora visibili ed accessibili tramite la Wayback Machine di Archive.org. Quest’ultimo è un archivio digitale, noto come una “capsula del tempo” del web, che conserva versioni passate dei siti internet, anche successivamente alla modifica o rimozione dei contenuti originali. 

Mark Graham, direttore della Wayback Machine, ha confermato che la sua organizzazione non ha né ricevuto né accolto richieste su larga scala da OpenAI per l’esclusione di questi contenuti; ciò significa quindi che sebbene Google non possa più vederli ed i link originali siano stati eliminati, chiunque conosca i link di Archive.org può accedere alle conversazioni. 

Come proteggersi?

Per potersi proteggere a tutti noi utenti resta la possibilità di gestire le proprie chat condivise con la piattaforma accedendo alle impostazioni del proprio profilo ed andando alla sezione “Controllo dei dati” dove si possono eliminare i contenuti che non si desidera far rimanere online. 

In caso di indicizzazione già avvenuta, è possibile richiedere la rimozione dei contenuti a Google attraverso questo link.

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