Covid, interventi chirurgici ridotti dell’80%

Basile: riduzione degli interventi chirurgici a causa dell'aumento dei ricoveri per Covid. Il 72% dei pazienti in intensiva non è vaccinato.

La riduzione degli interventi chirurgici è drammatica, questa purtroppo è l’altra faccia del Covid“. Francesco Basile, presidente della Società Italiana di Chirurgia (SIC), lancia l’allarme sulla diminuzione degli interventi chirurgici effettuati negli ospedali italiani. Una riduzione che riguarda tutte le regioni, a causa di minori strumenti a disposizione per la cura delle malattie. Strumenti che, visto l’aumento del numero dei positivi al SARS-CoV-2 e il conseguente aumento dei ricoveri ordinari e in terapia intensiva, non possono essere destinati all’attività chirurgica.

Posti letto di chirurgia dimezzati, blocco dei ricoveri in elezione, terapie intensive riconvertite per i pazienti Covid, infermieri e anestesisti delle sale operatorie trasferiti ai reparti Covid. In questo modo l’attività chirurgica in tutta Italia è stata ridotta nella media del 50% con punte dell’80%, riservando ai soli pazienti oncologici e di urgenza gli interventi“, sottolinea Francesco Basile. Si evidenzia anche una riduzione negli interventi oncologici, “perché non si ha la disponibilità del posto di terapia intensiva nel postoperatorio“.

Le responsabilità dei non vaccinati

Nell’ultima settimana, i ricoveri in terapia intensiva sono cresciuti del 13%. I pazienti non vaccinati sono il 72% del totale dei ricoverati in terapia intensiva. Di questi, la metà godeva di buona salute e non presentava particolari patologie prima del contagio. I vaccinati in terapia intensiva sono solo il 28% del totale. Tra loro, i due terzi sono affetti da gravi patologie e l’85% ha effettuato solo due dosi di vaccino, l’ultima delle quali più di quattro mesi fa.

I dati della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso) danno il quadro completo dell’attuale situazione negli ospedali e rendono facile l’individuazione delle responsabilità della nuova crisi del sistema sanitario. Una crisi causata dalla quarta ondata di contagi da Covd-19, da un incremento dei posti di terapia intensiva disponibili non sufficiente, da un numero esiguo di assunzioni del personale sanitario. Tuttavia, la responsabilità non è solo politica. I dati mettono in luce, in maniera incontrovertibile, l’enorme danno che i non vaccinati arrecano a loro stessi e alla collettività.

Le proposte della Società Italiana di Chirurgia

Ci avviamo verso la stessa situazione del 2020, che ha portato come conseguenza 400.000 interventi chirurgici rinviati, un notevole aumento del numero dei pazienti in lista di attesa e, ciò che è più pesante, si è assistito all’aggravamento delle patologie tumorali che spesso sono giunte nei mesi successivi in ospedale, ormai inoperabili“, ha detto il presidente della SIC.

Nel 2021 non si è riusciti a smaltire le liste di attesa accumulate nel 2020 per patologie chirurgiche in elezione. Questo nonostante in molte regioni si sono organizzate sedute operatorie aggiuntive su specifici progetti. Nell’attuale situazione, le liste di attesa torneranno ad allungarsi a dismisura.

Francesco Basile proporrà al ministero della Salute, a nome di tutti i chirurghi italiani, “una interlocuzione per trovare insieme una soluzione che ci consenta di dare risposta alla richiesta sempre più pressante di interventi chirurgici. La situazione è veramente delicata – sostiene Basile – e bisogna agire adesso. Occorre evitare che la corretta attenzione alla pandemia possa gravare eccessivamente sulla salute dei pazienti chirurgici“.

Il programma proposto dal professore si articola in sei punti:

  1. Linee guida alle Regioni per uniformare e garantire l’attività chirurgica;
  2. Creazioni di percorsi differenziati per i pazienti chirurgici che non risentano delle esigenze dei pazienti Covid;
  3. Ripristinare il personale infermieristico e anestesiologico dei blocchi operatori;
  4. Mantenere l’efficienza degli screening territoriali e della diagnostica di I e II livello per i pazienti oncologici;
  5. Preservare in ogni ospedale un numero adeguato di posti letto no Covid in terapia intensiva per i pazienti oncologici da operare;
  6. Programmazione di piani di recupero delle liste di attesa con eventuale assunzione di chirurghi per aumentare il numero di prestazioni.

redazione@likequotidiano.it

Alberto Pizzolante

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