Crisi di Governo, l’intervento dei 5 stelle al Senato

Un estratto dell'intervento pronunciato ieri dalla senatrice Castellone al Senato. Numerosi i punti di rottura con il Governo.

Pubblichiamo un estratto dell’intervento che la senatrice Mariolina Castellone, capogruppo del Movimento 5 stelle, ha pronunciato ieri al Senato della Repubblica nel corso della discussione sul Dl Aiuti. La senatrice ha annunciato l’uscita dall’Aula dei senatori del suo partito, portando Mario Draghi a manifestare la volontà di dimettersi e causando la crisi di Governo. Le dimissioni del Presidente del Consiglio non sono state accolte dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella.

«Il Governo Conte II cadde per mano di chi oggi parla di responsabilità (Applausi), che però all’epoca non si fece scrupoli a non votare il PNRR in Consiglio dei ministri, rifiutando, di fatto, 209 miliardi di euro. (Applausi). Ebbene, anche allora, abbiamo appoggiato la nascita di questo Governo, rispettando le indicazioni del presidente Mattarella e con grande generosità, perché non potevamo volgere le spalle al Paese, nel momento in cui bisognava completare la campagna vaccinale e il PNRR. Non si può nascondere che aver appoggiato questo Governo ha fortemente provato i cittadini che credono nel MoVimento, ma noi abbiamo sempre lavorato per un confronto serio su tutti i temi e per trovare soluzioni, evitando polemiche inutili.

Non è stato questo, però, l’atteggiamento di tutte le altre forze politiche di maggioranza. Abbiamo subito attacchi e provocazioni continui e c’è stata totale indifferenza rispetto alle nostre richieste. (Applausi). Nessuno avrebbe continuato, come abbiamo fatto noi, a lavorare a testa bassa in Aula, in Commissione e al Governo, perché per alcune forze politiche l’unico obiettivo di questi diciotto mesi è stato smantellare ogni nostra misura(Applausi).

Partiamo, ad esempio, dal superbonus, uno strumento che ha contribuito, come mai nessun’altra misura, alla crescita del PIL e ha rilanciato il settore edilizio. Oggi Il Sole 24 ore certifica che, a fronte di 38 miliardi di costi, il beneficio sul sistema economico è di 125 miliardi all’anno. (Applausi). Nonostante questo e nonostante gli apprezzamenti pubblici della Commissione europea, si sono susseguiti numerosi interventi governativi che hanno cambiato le regole in corso, hanno bloccato la circolazione dei crediti. Di fatto, oggi migliaia di imprese rischiano il fallimento. (Applausi). Si tratta di cittadini e imprese che avevano creduto nello Stato, che poi ha cambiato le regole in corso d’opera.

Parliamo del reddito di cittadinanza. Colleghi, non possiamo più assistere, come avvenuto anche oggi in quest’Aula, ad attacchi strumentali a una misura di protezione sociale. (Applausi). Sono attacchi contro le fasce più vulnerabili della popolazione. L’Istat ha certificato che con il reddito di cittadinanza abbiamo evitato un milione di poveri in più. Parliamo del cashback, una misura che ha contribuito ad accelerare il processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione e a contrastare l’economia sommersa: è stato cancellato, senza neppure consultarci. (Applausi). Parliamo del decreto-legge dignità, un insieme di norme destinate a contrastare il precariato, che si sta demolendo pezzo a pezzo. Infatti, i contratti precari non sono mai stati così tanti.

Oggi in quest’Aula discutiamo su un decreto-legge che in realtà è la sintesi di due provvedimenti: il decreto aiuti e il cosiddetto decreto bollette. Si tratta di quasi 18 miliardi di euro per famiglie e imprese, che vengono anche dalla tassazione al 25 per cento degli extraprofitti, che è una cosa che noi abbiamo chiesto a gran voce. Sono risorse importanti, ma certamente non sufficienti, perché servono altre misure e altri sostegni per rispondere alla crisi economica che sta attanagliando famiglie e imprese. Non c’è tempo da perdere. Il provvedimento in esame ha un problema di metodo, perché in esso nessuna delle nostre proposte è stata accolta.

Non ci è stato concesso di emendare il testo in alcun modo, nulla per sbloccare la cessione dei crediti, nulla sul prezzo dell’energia, nulla sui contratti, nulla sui salari (Applausi), nemmeno la ragionevole richiesta che abbiamo avanzato di modificare quella norma che il Partito Democratico ha voluto e che era totalmente estranea, che affidava al sindaco Gualtieri il potere di costruire un inceneritore, andando contro il piano regionale dei rifiuti. (Applausi). Una follia che condanna i cittadini romani a pagare di tasca propria 700 milioni di euro e che, senatrice Bernini, non può aiutare a gestire la questione dei rifiuti che bruciano oggi, perché l’inceneritore sarà pronto tra sei-sette anni.

Abbiamo vissuto due anni di emergenza Covid e oggi siamo di fronte alla più grave crisi economica di sempre. L’inflazione è salita all’8 per cento. Solo quest’anno 100.000 imprese rischiano di fallire e centinaia di migliaia di persone ogni giorno devono decidere se pagare le bollette o mettere un piatto a tavola. Noi crediamo che a questa situazione straordinaria di crisi debbano rispondere misure straordinarie. Occorre intervenire per un taglio sul cuneo fiscale, che renda le buste paga più pesanti. Bisogna davvero potenziare la transizione ecologica, investendo in fonti rinnovabili e semplificando i processi di autorizzazione. Bisogna dare risposte a quei 4,5 milioni di lavoratori poveri, introducendo il salario minimo. Tutti questi punti, però, per noi prioritari, sono contenuti nella lettera che il presidente Conte ha consegnato al presidente Draghi.

Accogliamo con favore l’apertura del tavolo sui salari con i sindacati, anche se non ci convince una proposta sul salario minimo che manca della soglia minima di 9 euro. (Applausi). È bene avere anche annunciato un nuovo decreto-legge aiuti entro fine mese; se serve un nuovo provvedimento, vuol dire che abbiamo ragione a dire che questi aiuti non sono sufficienti. (Applausi). E allora il nostro non voto di oggi è coerente con quanto già espresso dai nostri Ministri e dai nostri colleghi alla Camera. Noi oggi non partecipiamo al voto su questo provvedimento, perché non ne condividiamo né parte del merito né il metodo. Questa nostra posizione si sottrae però alla logica della fiducia al Governo e dire che si indebolisce l’azione del Governo (Applausi).

Dire che si indebolisce l’azione del Governo, quando si sta cercando di indicare con chiarezza la linea politica, è falso. Chi vuole confondere i piani lo fa per strumentalizzare la situazione e dare a noi la colpa del momento di sofferenza che il Paese sta vivendo. Bisogna rispondere al malessere sociale che sta montando in maniera chiara e decisa. (Applausi). Signor Presidente, mi lasci concludere richiamando tre concetti che abbiamo sentito spesso in quest’Aula: la responsabilità, la stabilità e la dignità. La responsabilità non è tacere, non è far finta che i problemi non esistano. Irresponsabili non siamo noi, irresponsabile è chi non dà risposte al Paese. (Applausi). La stabilità si costruisce su pilastri e basi solide. La stabilità di un Paese si costruisce sulle azioni che il Governo mette in campo.

Infine, la dignità è quella che stiamo difendendo oggi, quella di un Gruppo parlamentare e di una forza politica che si comportano con lealtà da anni, subendo però attacchi vergognosi. Confermo allora la non partecipazione al voto del mio Gruppo. (Applausi)».

Alberto Pizzolante
Alberto Pizzolante
Nato in provincia di Lecce nel 1997, si è laureato in Filosofia presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Dirige likequotidiano.it.

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