Dei Gordi e sulla morte, senza esagerare

Al Teatro Gerolamo di Milano la compagnia Teatro dei Gordi porta in scena una delle sue punte di diamante: lo spettacolo Sulla morte senza esagerare

Sulla morte senza esagerare: cos’è, cosa vediamo

La morte è fallibile, risibile, imperfetta al limite dell’incompetenza. Colpisce a casaccio e a volte fallisce miseramente. Se avete in testa l’immagine della Nera Signora implacabile, questo spettacolo è pronto a soppiantarla. Ispirato ai meravigliosi versi della poetessa polacca Wislawa Szymborska, Sulla morte senza esagerare della compagnia Teatro dei Gordi apre una voragine tra la morte e la vita e porta in scena il momento del trapasso.

Un limbo in cui molte anime si fermano, interagiscono e poi passano oltre nell’aldilà o ritornano indietro nell’aldiquà. La morte, su una panchina, aspetta, vagamente annoiata e intenta a cercare di accendersi un sigaro. Ogni personaggio che entra in scena, per lei vuol dire alzarsi, mettersi al lavoro, e iniziare il rituale che porterà il nuovo arrivato ad abbandonare la vita terrena. Non sempre però questo va a buon fine, le anime tornano indietro, continuano a vivere. E la morte non può proprio farci nulla, se non aspettare il prossimo. 

Sulla morte senza esagerare: una critica

Con uno sguardo delicato e sottile, i Gordi disegnano l’esperienza comune della morte, in uno spettacolo che alterna, senza soluzione di continuità, tenerezza e ironia. Il surreale che caratterizza lo stile di questa compagnia è nascosto nel possibile che compone l’impossibile, nella restituzione di gesti comuni, che nel quotidiano passano inosservati, nella cornice immaginifica di un incontro con la morte. Il tema e lo svolgimento sarebbero quindi tragici, e tuttavia, come anche la poesia di Szymborska, non si vuole esagerare. Per questo la gravità del tema lascia spazio spesso alla commedia e al tragicomico, costruito nei dettagli della cornice, pronto ad esplodere qui e là nel parossismo della reiterazione dei gesti.

Le maschere, l’immagine, la soglia

Sulla morte senza esagerare sfrutta a pieno la capacità della maschera. Per la loro straordinaria fattura – e complici le luci, la musica, gli oggetti di scena, i tempi di regia, gli attori, – lo spettatore ha l’illusione di vedere le maschere di cartapesta deformarmi e cambiare espressione; esprimere rabbia, paura, sospetto, sollievo, scherno, preoccupazione, attesa e tutto uno spettro di intenzioni e sentimenti che gli stessi volti faticano a mostrare.

Inoltre, se nel teatro di prosa la narrazione e le sfumature sono affidati alla parola, alle vocalizzazioni più o meno probabili degli interpreti, nel teatro dei Gordi la drammaturgia ha scoperto che essa non è altro che un velo rassicurante e cerebrale. Per spiegarla con il filoso Vilém Flusser, esistono esistono orizzonti di senso verbali e orizzonti di senso visivi. Nella storia dell’uomo immagine e parola si sono inseguiti instancabilmente: dai pittogrammi agli alfabeti, dall’epica agli arazzi, dai romanzi ai film. Ciò che fa la parola è analizzare, sbrogliare l’immagine; ciò che fa l’immagine è sintetizzare, inglobare la parola. Allo stesso modo, la drammaturgia dei Gordi non è muta perché sprovvista, ma perché ha digerito il verbo e la didascalia, per restituirli tutti insieme in ogni momento.

Se infatti il linguaggio verbale è lineare ed esteso nel tempo, l’immagine è immediata ed estesa nello spazio. Ognuno dei quadri in scena non è dunque una superficie, ma l’ingresso di una spirale. Se questa vada dal comico al tragico, o dal tragico al comico è questione di attimi, di punti di vista e soprattutto affare dello spettatore, che rapito è costretto a riconoscere il proprio reale quotidiano nell’irreale della scena, a scavallare dal materiale all’onirico e viceversa, a rimodulare i registri e le chiavi di accesso allo spettacolo.

Sì, perché il trapasso è una soglia, che si nutre dell’uno e dell’altro mondo, partecipando ad entrambi ma restandone separato. La scena è l’anticamera della morte, simile all’incoscienza al limitare del sonno, quando un suono di sveglia fa sognare campane, o il caldo della stanza il sole feroce dell’estate. Tra una dimensione e l’altra, così semplice, così sempre la stessa: risvegliarsi o continuare a dormire, that is the question. Ma loro aggiungono: senza esagerare.

Non c’è vita
che almeno per un attimo
non sia stata immortale.

La morte
è sempre in ritardo di quell’attimo.

Invano scuote la maniglia
d’una porta invisibile.

Wislawa Szymborska – Sulla morte senza esagerare

Federico Demitry

Info

Sulla morte senza esagerare è attualmente in cartellone fino al 9 ottobre al Teatro Gerolamo di Milano

ideazione e regia Riccardo Pippa
di e con Giovanni Longhin, Andrea Panigatti, Sandro Pivotti, Matteo Vitanza
scene, maschere e costumi Ilaria Ariemme
disegno luci Giuliano Bottacin
cura del suono Luca De Marinis
responsabile tecnica Alice Colla
produzione Teatro Franco Parenti / Teatro dei Gordi

Federico Demitry
Federico Demitry
Nato e cresciuto in provincia di Lecce, si è laureato in Lingue, letterature e culture straniere presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore. Vive e lavora come insegnante a Milano, collaborando con diverse riviste. Si occupa principalmente di letteratura e teatro.

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