martedì, Febbraio 27, 2024

Gaza, MSF: «Non ci sono luoghi sicuri per fornire assistenza medica»

A Gaza, i continui ordini di evacuazione e gli attacchi alle strutture sanitarie hanno costretto le ong ad evacuare gli ospedali.

Condividi

Negli ultimi tre mesi, gli incessanti attacchi delle forze israeliane contro la Striscia di Gaza hanno ridotto drasticamente le possibilità di accedere all’assistenza medica. Lo denuncia l’organizzazione non governativa Medici Senza Frontiere. La quantità di spazi sicuri per le organizzazioni che forniscono supporto sanitario alle persone è fisicamente inesistente. Infatti, i continui ordini di evacuazione e gli attacchi alle strutture sanitarie hanno ripetutamente costretto organizzazioni come MSF ad evacuare gli ospedali e a lasciare indietro i pazienti.

L’ultima evacuazione risale al 6 gennaio, quando MSF ha lasciato l’ospedale Al-Aqsa nell’area di Mezzo di Gaza, dopo che le forze israeliane hanno emesso ordini di evacuazione per i quartieri circostanti l’ospedale. «Questa evacuazione forzata ha limitato il nostro accesso alle scorte di farmaci, confermando la difficoltà per le attività mediche e il deteriorarsi continuo delle condizioni di sicurezza», specifica la ong.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, solo 13 dei 36 ospedali di Gaza sono ancora parzialmente funzionanti: 9 nel sud e 4 nel nord. I due ospedali principali nel sud di Gaza stanno operando con una capacità di posti letto tre volte superiore alla loro e stanno esaurendo le forniture di base e il carburante. Proprio il sud di Gaza è bersagliato da intensi bombardamenti dalla rottura della tregua di novembre. Il bisogno di cure d’emergenza, chirurgiche e post-operatorie è enorme nell’area. La mancanza di capacità ospedaliera sta privando i pazienti di cure adeguate e di condizioni igieniche accettabili, con il risultato di un numero crescente di ferite infette e di procedure mediche eseguite in condizioni estreme. Molte donne sottoposte a taglio cesareo vengono dimesse appena sei ore dopo il parto per fare spazio ad altre donne incinte, mentre alcune vengono semplicemente allontanate e partoriscono nelle tende.

L’impegno di MSF a Gaza

«Rimaniamo impegnati a fornire assistenza medica a Gaza e chiediamo la protezione degli ospedali, del personale medico e dei pazienti», chiarisce Medici Senza Frontiere. «Le nostre équipe stanno attualmente fornendo supporto pre e post parto presso l’Imarati Maternity Hospital, mentre presso l’Indonesian Hospital di Rafah MSF supporta la popolazione di Gaza con la fisioterapia e le cure post-operatorie. Sempre a Rafah, presso la clinica Al-Shaboura, offriamo consulenze sanitarie di base, medicazioni di ferite e consulenze per la salute mentale. Supportiamo l’European Hospital di Gaza con una piccola capacità chirurgica e il team di infermieri assiste i pazienti che necessitano di medicazioni. Ad Al Awda, nel nord di Gaza, e all’ospedale Nasser di Khan Younis, i nostri operatori umanitari lavorano in condizioni estremamente difficili, anche per la mancanza di cibo e forniture mediche a causa degli attacchi aerei e dei combattimenti nelle vicinanze».

L’ong ribadisce «l’appello per un cessate il fuoco immediato che risparmi le vite dei civili, ripristini il flusso di assistenza umanitaria e ristabilisca il sistema sanitario da cui dipende la sopravvivenza della popolazione di Gaza».

Alberto Pizzolante
Alberto Pizzolante
Nato in provincia di Lecce nel 1997, si è laureato in Filosofia presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Dirige likequotidiano.it.

Sullo stesso argomento

Simili

Dello stesso autore