Gli obiettivi e la strategia militare del Governo del Tigray

«Il Governo del Tigray sostiene il diritto e il dovere di mobilitare volontariamente le proprie forze per l'autodifesa, ultima risorsa.»

Dal 4 novembre 2020, il popolo del Tigray è in guerra con il Governo Etiope, con l’Eritrea e con le forze della regione Amhara. In un comunicato diffuso dall’Ufficio Affari esteri tigrino, il Governo del Tigray analizza le motivazioni che spingono alla resistenza la popolazione locale.

«La brutale e barbara guerra contro il popolo del Tigray, condotta con l’assistenza di paesi stranieri e dichiarata esattamente al momento del raccolto per i nostri agricoltori, ha reso l’autodifesa l’ultima risorsa per il nostro popolo. I crimini di guerra inauditi e senza precedenti, i crimini contro l’umanità e la campagna genocida contro il nostro popolo hanno portato quest’ultimo ad unirsi volontariamente all’esercito del Tigray, come esercito del popolo. Mobilitare la nostra gente affinché si unisca alla nostra giusta causa di autodifesa non è mai stato un problema per noi.

La maggioranza dei membri del nostro esercito sono persone di ogni ceto sociale. Normalmente, avrebbero preferito contribuire al miglioramento della società se non fosse stata dichiarata la guerra genocida. Le nostre forze armate sono, quindi, un gruppo di giovani determinati, consapevoli e ben formati che sanno cosa e perché stanno combattendo. E non opteremmo mai per nulla di diverso. Non solo perché andrebbe contro la nobile causa e contro i principi che sosteniamo, ma anche perché un esercito di coscritti forzati non può portare a una vittoria. Se le atrocità commesse dagli eserciti alleati di Etiopia ed Eritrea e dalle forze dell’Amhara, e la loro successiva sconfitta nelle montagne del Tigray, possono essere uno stimolo, un esercito di reclute forzate non può che essere un esercito disordinato. Esso avrebbe un inevitabile destino di sconfitta».

La necessità di una soluzione politica

«Il governo del Tigray è sempre stato e continua ad essere convinto che solo una soluzione politica può portare a una fine sostenibile di questa guerra. Ciononostante, continuiamo a sostenere il diritto e il dovere di mobilitare volontariamente le nostre forze per l’autodifesa. Il nostro popolo lo capisce ed è stato il principale artefice sia della mobilitazione che della lotta contro la guerra genocida condotta contro di esso. Il governo del Tigray ha affrontato e continuerà ad affrontare episodi di irregolarità amministrative compiuti a livello inferiore. Lo farà istituendo anche un doppio meccanismo di verifica e screening. Comunque sia, eventuali irregolarità minori e sporadiche non definiscono in alcun modo il carattere e il valore delle nostre forze armate.

Quindi, qualsiasi tentativo di descrivere le nostre forze armate in questo modo, a volte citando testimonianze di presunti prigionieri di guerra, non è che una campagna maligna che dipinge un quadro sbagliato sulle nostre forze armate. Il governo del Tigray, pienamente consapevole dei suoi obblighi internazionali, desidera assicurare al popolo e ai partner che continuerà a lavorare per istituzionalizzare e migliorare la chiarezza di intenti dell’esercito. Lavorerà per garantire in modo sostenibile la sopravvivenza del popolo del Tigray e per svolgere il suo ruolo ruolo costruttivo nella stabilità complessiva della regione».

Il tentativo di far morire di fame la popolazione tigrina

«Il governo del Tigray desidera riaffermare il suo impegno a consentire l’accesso illimitato a istituzioni indipendenti, comprese organizzazioni umanitarie, difensori dei diritti umani, giornalisti e ricercatori, qualora dovessero scegliere di indagare. Detto questo, vorremmo ricordare ai media internazionali di fare pressione sul regime etiope affinché si rechi in Tigray piuttosto che pubblicare storie basate su poche presunte “testimonianze”. Lo ha fatto Reuters il 16 maggio 2022, con la pubblicazione di un articolo intitolato “Some Ethiopians claim forced recruitment by Tigrayan forces”.

Vorremmo ribadire che, nonostante la dichiarazione di cessazione delle ostilità del 24 marzo 2022, tutte le linee di rifornimento verso il Tigray rimangono chiuse. Inoltre, tutte le attività bancarie sono congelate. Le linee elettriche e di telecomunicazione sono chiuse. L’accesso agli aiuti umanitari resta sostanzialmente bloccato. Il regime etiope e i suoi alleati hanno solo cambiato la loro strategia genocida. Dall’offensiva militare contro i civili, sono passati ad uno stile silenzioso e ancora più raccapricciante di genocidio. Il loro obiettivo è infliggere una morte lenta e dolorosa ai tigrini, attraverso la fame. Ciò rende la mobilitazione volontaria, istituzionalizzata e formale un dovere. Qualsiasi mobilitazione, quindi, resta volontaria ed è unicamente finalizzata a garantire il nostro diritto naturale a difenderci. Per sopravvivere come popolo e come civiltà».

Alberto Pizzolante

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