Caso Richetti: l’analisi della replica di Fanpage.it

Il 15 settembre scorso la testata giornalistica Fanpage.it ha pubblicato il racconto di una donna che sarebbe stata molestata da un senatore della Repubblica italiana. Fanpage.it ha scelto di non pubblicare il nome del senatore accusato di aver compiuto le molestie. Tuttavia, ha pubblicato una foto lievemente sfocata, facilmente riconducibile a Matteo Richetti, presidente di Azione e candidato al Senato. Le modalità di pubblicazione della notizia hanno sollevato diverse polemiche (qui la nostra analisi). Questa mattina Francesco Cancellato, direttore di Fanpage.it, ha chiarito la posizione della testata. Riporto (in corsivo) e commento alcuni passi dell’editoriale di Cancellato.

La scelta dell’anonimato

«Nella serata di giovedì, abbiamo pubblicato la denuncia di una donna, che accusava un senatore della Repubblica di averla molestata nel proprio ufficio. Abbiamo scelto di farlo tutelando l’anonimato della donna e rendendo del tutto non riconoscibile il senatore da lei accusato. Ogni riferimento diretto ai due soggetti è stato eliminato, i messaggi oscurati e l’incontro ricostruito con un’animazione. Lo abbiamo fatto per una serie di ragioni, che riteniamo giusto condividere con i nostri lettori, dopo l’ondata di fango che ci è piovuta addosso da parte di chi ha fatto di questa storia uno strumento di comunicazione elettorale. Ma soprattutto, perché vogliamo in ogni modo evitare che nel mezzo di questo strumentale attacco a un organo giornalistico ci finisca una donna vittima di molestie».

Condivido la scelta di Fanpage.it di tutelare l’anonimato della donna. L’articolo 3, comma 5 del Testo unico dei doveri del Giornalista (TUDG) stabilisce che il giornalista non debba pubblicare i nomi di chi ha subito violenze sessuali né debba fornire particolari che possano condurre alla loro identificazione a meno che ciò sia richiesto dalle stesse vittime. Ritengo che non corrisponda a verità l’affermazione «Ogni riferimento diretto ai due soggetti è stato eliminato»: come scritto in apertura, le immagini delle chat pubblicate mostrano una foto sfocata facilmente riconducibile al senatore Matteo Richetti. Rimane insoluto il dilemma: Quale motivazione ha spinto il giornalista a pubblicare una foto lievemente sfocata del senatore-molestatore? Perché quell’immagine non è stata del tutto rimossa? Inoltre, ritengo che il primo artefice della strumentalizzazione della notizia a fini elettorali sia stato Fanpage.it: perché pubblicare questa notizia a soli dieci giorni dalle elezioni e non prima?

Le prove a sostegno della tesi accusatoria

«[…] Abbiamo scelto di non mostrare, perché non eravamo riusciti a verificarle in modo preciso e puntuale, ulteriori segnalazioni che ci erano giunte, sempre nel rispetto della deontologia professionale […]». Le uniche prove a sostegno della tesi della presunta vittima, pubblicate da Fanpage.it, sono le immagini di pochissimi messaggi, del tutto decontestualizzati. Elementi troppo deboli per sostenere la tesi dell’accusatrice.

La denuncia di Richetti e la perquisizione

«Circa la denuncia che in queste ore è stata fatta circolare, riteniamo opportuno fare delle precisazioni. Prima di tutto si tratta di una denuncia contro ignoti, non è corretto dire che la nostra fonte sia stata denunciata per stalking e diffamazione (tra l’altro, non abbiamo mai rivelato la sua identità). Tale denuncia, di cui avevamo correttamente dato conto nell’inchiesta, ha portato a una perquisizione che ha coinvolto diversi soggetti, ma che si è conclusa con esito “negativo” circa la posizione della nostra fonte. Non le è stato sequestrato nulla, né le è stato contestato nulla».

Cancellato, facce capì: la perquisizione subita dalla presunta vittima è stata ordinata illegalmente da Matteo Richetti, come scritto nel vostro primo articolo, o è stata conseguenza della denuncia effettuata dal senatore, e quindi compiuta nel rispetto della Legge?

«Non spetta a noi fare processi, si è innocenti fino a prova contraria, così come non andrebbe accettato con leggerezza un meccanismo di colpevolizzazione e screditamento a prescindere di chi ha avuto la forza di denunciare. Anche per questo, Fanpage.it si impegna a dare in ogni modo sostegno a chiunque volesse denunciare abusi». Questo è un pensiero condiviso dalla nostra testata. È necessario ribadire che il ruolo dell’informazione è fondamentale nei casi di violenza contro le donne. Spesso è proprio l’informazione a mettere in moto la macchina della Giustizia. Per questo, la pubblicazione in esclusiva della notizia di un’avvenuta violenza richiede molta attenzione. Attenzione che, a mio avviso, non c’è stata da parte di Fanpage.it

Alberto Pizzolante
Alberto Pizzolante
Nato in provincia di Lecce nel 1997, si è laureato in Filosofia presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Dirige likequotidiano.it.

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