Le conseguenze della tortura e l’assistenza alle vittime

MSF ha analizzato gli obiettivi di chi pratica la tortura, le sue conseguenze e l'applicazione delle linee guida sulla riabilitazione.

Medici Senza Frontiere ha pubblicato il rapporto “Attuazione delle linee guida per assistenza e riabilitazione delle vittime di tortura e altre forme di violenza: mappatura e analisi“. Dalla lettura del Rapporto, emerge che a quasi cinque anni dalla loro pubblicazione, le linee guida sull’assistenza e la riabilitazione delle vittime di tortura rimangono perlopiù inapplicate in Italia. Tra i migranti, i richiedenti asilo e i rifugiati che vivono nel nostro paese, molti hanno subito torture o altri trattamenti inumani e degradanti nel loro paese d’origine o durante il loro viaggio.

Le linee guida sono state elaborate dal Ministero della Salute con il fine di supportare il sistema sanitario nell’individuazione dei casi di tortura. Le uniche regioni che hanno formalmente recepito la normativa con propri provvedimenti sono Lazio, Piemonte e Toscana. In altre regioni, come Sicilia, Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia sono soprattutto le organizzazioni sociali private a fornire questi servizi. Tra gli elementi imprescindibili, vi sono l’integrazione della mediazione culturale, il rilascio della certificazione medico-legale e la compresenza di professionalità diverse, che coinvolgano anche la sfera sociale e quella legale.

Obiettivi e conseguenze della tortura

Secondo il Rapporto, la tortura ha l’obiettivo di distruggere la fiducia in sé attraverso l’instillazione di una sensazione di impotenza. Sensazione legata all’isolamento, all’assenza di stimolazioni sensoriali o all’andamento del tempo lento. La tortura causa anche l’attivazione di cicli autopunitivi legati all’autocolpevolizzazione di violenze perpetuate dal carnefice ad altri. Gli eventi pre-migratori hanno conseguenze sul piano fisico e mentale. Sono visibili i segni delle violenze intenzionali subite, attraverso cicatrici di bruciature, lesioni date da scariche elettriche, contusioni, tumefazioni, fratture o altre problematiche all’apparato osteoarticolare. Si possono inoltre riscontrare lesioni del sistema genitourinario o acustico, contusioni o lesioni causate da mezzi chimici.

Gli esiti sulla salute mentale sono possono comprendere lo stress da transculturazione aggravato, in alcuni casi, dalla difficoltà di accesso al sistema sanitario pubblico. Lo stress da transculturazione racchiude un insieme di fenomeni relativi al passaggio dal paese di origine al paese ospite. Un passaggio che può causare disagio relativo alla necessità di apprendimento di nuove lingue e di un diverso assetto culturale e sociale. Altro elemento importante è il fenomeno della “doppia assenza“. Si tratta di una percezione di inesistenza identitaria, dettata dall’incapacità di essere totalmente presenti sia nel Paese di accoglienza sia in quello originario.

Nelle situazioni traumatiche in cui viene minacciata la sopravvivenza, come nei casi di tortura, la persona è incapace di rimanere presente, comprendere ciò che sta accadendo, dare senso all’esperienza ed integrarne il ricordo a causa della scarsa capacità riflessiva. Gli eventi traumatici rappresentano, quindi, una frattura nella personalità individuale. Il loro ricordo è molto spesso esperito attraverso sintomi somatici.

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