Covid, impossibile effettuare il tracciamento

Secondo l'ISS, l'incidenza di 40 volte la soglia dei 50 casi di covid settimanali per 100.000 abitanti non consente una puntuale mappatura.

L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato l’ottantasettesimo report settimanale di monitoraggio della diffusione del covid in Italia. I dati sono relativi al periodo dal 3 al 9 gennaio 2022. Aumenta ancora l’incidenza settimanale a livello nazionale: 1.622 casi per 100.000 abitanti contro i 1.098 per 100.000 abitanti del periodo precedente. La fascia di età che registra il più alto tasso di incidenza settimanale per 100.000 abitanti continua ad essere la fascia d’età 20-29 anni. L’incidenza è pari a 2.872 per 100.000 abitanti, in aumento rispetto alla settimana precedente. Al momento, l’incidenza più bassa, ma ormai molto elevata, si rileva nelle fasce di età superiori agli 80 anni. Sono 489 per 100.000 abitanti i casi nella fascia d’età 80-89 e 497 per 100.000 abitanti quelli nella fascia 90+. Gli over 80 presentano anche una maggiore copertura vaccinale sia con ciclo completo che con dose di richiamo.

Il tasso di occupazione in terapia intensiva è al 18,2% e in continuo e costante aumento rispetto alle settimane precedenti. Il numero di persone ricoverate passa da 1.392 a 1.677, con un incremento relativo del 20%. Anche il tasso di occupazione in aree mediche Covid-19 a livello nazionale aumenta ed è pari al 26,6%. Il numero di persone ricoverate in queste aree è in aumento da 12.912 a 17.067, con un incremento relativo del 32%. “Questo – si legge nel report – sta imponendo una revisione organizzativa delle prestazioni assistenziali erogate a favore dei pazienti COVID-19. L’attuale scenario dell’utilizzo dei servizi ospedalieri osservato nelle ultime settimane, coerenti con quello che si osserva in altri Paesi Europei, rende necessario invertire rapidamente la tendenza per evitare un aggravamento ulteriore delle condizioni di sovraccarico dei servizi sanitari. Servizi già oggi fortemente impegnati“.

Incidenza di 40 volte la soglia dei 50 casi settimanali per 100.000 abitanti

Tredici tra Regioni e Provincie autonome sono classificate a rischio Alto, 8 risultano classificate a rischio Moderato. Tra queste, cinque sono ad alta probabilità di progressione a rischio Alto. Raddoppia il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione. Sono 649.489, contro i 309.903 della settimana precedente. La percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti è in forte diminuzione (13% contro il 16% della scorsa settimana). È in diminuzione anche la percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (48% vs 50%) mentre aumenta la percentuale di casi diagnosticati attraverso attività di screening (39% vs 34%).

L’ISS segnala che “l’attuale situazione, caratterizzata da elevata incidenza pari a circa 40 volte la soglia dei 50 casi settimanali per 100.000 abitanti, non consente una puntuale mappatura dei contatti dei casi, come evidenziato dalla bassa percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento, pari al 13%, ed in continua e costante diminuzione“.

“Vaccinarsi per mitigare l’impatto clinico”

In conclusione, secondo L’Istituto Superiore di Sanità “l’epidemia si trova in una fase delicata e si osserva ormai da numerose settimane un impatto in crescita sui servizi territoriali ed assistenziali. Per questo è necessaria una rapida e significativa inversione di tendenza anche attraverso il rigoroso rispetto delle misure comportamentali individuali e collettive, ed in particolare distanziamento interpersonale, uso della mascherina, aereazione dei locali, igiene delle mani e riducendo le occasioni di contatto ed evitando, in particolare, situazioni di assembramento.

Una più elevata copertura vaccinale, in tutte le fasce di età, anche quella 5-11 anni, il completamento dei cicli di vaccinazione ed il mantenimento di una elevata risposta immunitaria attraverso la dose di richiamo, con particolare riguardo alle categorie indicate dalle disposizioni ministeriali, rappresentano strumenti necessari a mitigare l’impatto soprattutto clinico dell’epidemia anche sostenuta da varianti emergenti“.

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