Un detenuto malato di SLA è stato scarcerato dopo 12 istanze

Maximiliano Cinieri era un detenuto malato di SLA. Ha perso l'uso degli arti. È stato scarcerato dopo aver presentato 12 istanze e 4 perizie.

Maximiliano Cinieri è finalmente tornato a casa. Dopo 12 istanze, quattro perizie mediche e il necessario utilizzo della sedia a rotelle, la Corte d’Appello di Torino ha concesso i domiciliari al detenuto malato di sclerosi laterale amiotrofica. Cinieri, 45 anni, era in carcere dallo scorso agosto per scontare una condanna a otto anni per estorsione. Nonostante le dodici istanze e le quattro perizie, depositate dal legale Andrea Furlanetto, il gip del Tribunale di Asti e il Tribunale del Riesame avevano sempre confermato il carcere.

In pochi mesi, Cinieri ha perso l’uso delle braccia e delle gambe. Non riesce più a nutrirsi da solo. Un compagno di cella lo aiutava a vestirsi e a nutrirsi. Nelle ultime settimane, le condizioni di salute del detenuto malato sono peggiorate. Egli, oltre ad essere ammalato di SLA, ha anche il diabete e una cardiopatia. Secondo i giudici della Corte d’appello, «le condizioni di salute di Cinieri sono da ritenersi incompatibili con la detenzione in carcere. Deve essere accolta la richiesta di sostituzione della misura cautelare in atto con gli arresti domiciliari a casa».

«Una sicura condanna a morte»

Maximiliano Cinieri era detenuto dall’aprile 2021 nel carcere Cantiello e Gaeta di Alessandria per scontare una condanna comminata in primo grado. Il dottor Gianluca Novellone, perito di parte, ha definito la sua malattia «una sicura condanna a morte. La malattia degenerativa del I e II motoneurone di tipo midollare e bulbare è particolarmente grave e fulminante. Nella maggior parte dei casi progredisce fino alla morte dopo 3-5 anni dall’esordio».

Su Facebook, Valeria Cinieri, figlia di Maximiliano, ha commentato la scarcerazione del padre con le seguenti parole: «La giustizia ha fatto il suo giusto corso finalmente, la verità viene sempre fuori. Io ringrazio vivamente chi ci ha aiutati e sostenuti. A tutti gli altri auguro di non ritrovarsi mai nella situazione in cui si è ritrovata la mia famiglia». «Anche se in ritardo, la giustizia ha fatto il suo corso. Per questo dobbiamo ringraziare i medici e i periti della Corte d’Appello che hanno guardato alle cose in maniera imparziale, come doveva essere fatto da subito», ha aggiunto la donna. «Il nostro unico obiettivo ora è di cercare di curare mio padre, assisterlo quotidianamente e fargli fare le visite di cui ha bisogno. Inizieremo delle cure sperimentali».

Alberto Pizzolante

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