Diritti umani a difesa dei popoli oppressi

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Ogni anno, il 10 dicembre, siamo chiamati a celebrare e a ricordare la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, emanata il 10 dicembre del 1948 dalle Nazioni Unite. Si tratta di un documento fondativo della nostra sensibilità contemporanea, nato dalle macerie della Seconda guerra mondiale. La dichiarazione si sviluppa in trenta articoli che hanno come principio comune il desiderio di tracciare un confine ideologico nella storia dell’umanità: prima la schiavitù, la guerra, la discriminazione; adesso la pace, l’uguaglianza e la libertà riconosciuta a ogni individuo.

Attraverso questo documento gli uomini si sono riconosciuti per la prima volta come parte di un’unica famiglia, hanno tentato di superare barriere e nazionalismi per definire diritti e principi che ogni governo ha il dovere di onorare e rispettare. Nonostante non si trattasse di un insieme di leggi in senso stretto la sua influenza ha permeato con costanza la nostra sensibilità e le nostre istituzioni. Ne è un esempio la ratifica, da parte dell’Italia nel 1957, della Convenzione internazionale che rafforzava il divieto di schiavitù in ogni sua forma: una norma che oggi ci appare scontate, ma che è entrata definitivamente nella legislazione italiana soltanto nella seconda metà del Novecento.

È chiaro che negli anni in cui è stato concepito, questo testo, rappresentava la speranza per un futuro di pace e uguaglianza. Oggi, a più di settant’anni anni di distanza possiamo riconoscere che molto è stato fatto, ma dobbiamo anche ammettere che tanto è ancora da fare. Le discriminazioni continuano a insinuarsi nella nostra quotidianità in forme sempre diverse e a volte invisibili; le guerre, in Europa come in Medio Oriente, in Africa come in Asia, continuano a mietere vittimi e a generare milioni di sfollati.

Questa giornata ci ricorda di volgere lo sguardo verso quelle realtà dove i diritti umani non sono una realtà, ma un miraggio, luoghi in cui la libertà di espressione è repressa, dove le minoranze vengono perseguite, dove i bambini non hanno futuro.

Il premio Nobel per la pace, che ogni anno viene consegnato in questa data, ci ricorda l’impegno di chi lotta contro tutto questo, ma ci ricorda anche che la difesa dei diritti umani non è delegabile e riguarda ciascuno di noi.

Questa giornata diventa un invito non solo alla memoria ma all’azione. Ogni giorno siamo chiamati ad affrontare le discriminazioni, a imporci contro le ingiustizie e a denunciarle perché dobbiamo ricordare che i diritti umani possono sopravvivere solo se ognuno di noi è disposto a difenderli quotidianamente.

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