Ex Ilva in sciopero: «Lo stabilimento è sul punto di cedere»

Oggi i lavoratori diretti di Acciaierie d’Italia, dell’appalto e dell’ex Ilva in Amministrazione straordinaria hanno scioperato. A Taranto lo stop è stato di 8 ore per ogni turno, negli altri siti del gruppo di 4 ore. A Taranto vi è stato un corteo che è partito dalla portineria tubificio dello stabilimento siderurgico, ha raggiunto i lavoratori dell’appalto e ha proseguito verso le portinerie D ed A, giungendo davanti alla portineria Direzione. Lo sciopero è stato convocato dai sindacati Fim, Fiom e Uilm in risposta alla decisione di Acciaierie d’Italia di sospendere le attività di 145 imprese appaltatrici. Anche i sindacati Usb e Ugl Metalmeccanici hanno indetto uno sciopero.

Nella lettera inviata la scorsa settimana da Acciaierie d’Italia alle aziende dell’appalto, l’azienda ha parlato di «sopraggiunte e superiori circostanze» che «inducono a comunicare, con particolare rammarico, la necessità di sospendere le attività oggetto degli ordini nella rispettiva interezza». I sindacati hanno indetto la mobilitazione tenutasi oggi anche dopo aver ascoltato le parole del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

Fim, Fiom e Uil chiedono allo Stato di acquisite il controllo e la gestione degli impianti nazionalizzando o diventando socio di maggioranza, rinegoziando l’accordo che prevede la transizione dei nuovi assetti societari al 2024, stabilendo e vincolando l’utilizzo dei fondi e la loro destinazione. I tre sindacati ritengono che il Governo debba costituire un tavolo permanente con tutti i soggetti interessati per garantire la risalita produttiva e la rinegoziazione del mancato accordo sulla cassa integrazione straordinaria. Il Governo dovrebbe inoltre integrare il reddito dei lavoratori dell’Ilva in Amministrazione straordinaria e garantire le condizioni di salute e sicurezza in tutti gli stabilimenti. Infine, si chiede ad Acciaierie D’Italia di ritirare il provvedimento di taglio degli ordini e delle commesse delle imprese dell’indotto.

La posizione del Governo

Il decreto Aiuti Bis ha già affidato a Invitalia 1 miliardo di euro destinato a finanziare interventi sul capitale dell’azienda e a rafforzare il patrimonio dell’ex Ilva.

Durante un incontro con sindacati, Confindustria, Invitalia, Ilva in amministrazione straordinaria (proprietaria degli impianti) ed enti locali, tenutosi il 17 novembre scorso, il Ministro delle Imprese e del Made in Italia ha chiarito che l’obiettivo del governo «è quello di riequilibrare la governance in modo che davvero ci sia una risposta rispetto agli impegni». Il Governo punta quindi a cambiare gli attuali rapporti di forza con l’azienda privata ArcelorMittal, che oggi detiene la maggioranza della società. Il Ministro ha fatto riferimento ad impegni «che la stessa azienda ha preso e che noi riteniamo devono essere rispettati pienamente secondo le scadenze che sono state date nei precedenti accordi. La multinazionale non si è presentata all’incontro.

Fiom: «Gli stabilimenti versano in condizioni pessime»

Secondo la Fiom, «È necessario scioperare per fermare l’agonia del gruppo in Italia e per tornare a negoziare il rilancio del lavoro, la tutela dell’occupazione, le condizioni di salute e sicurezza, il risanamento ambientale e l’innovazione delle produzioni. Si rischia semplicemente di accompagnare il declino e la fermata di tutti gli impianti e di tutti gli stabilimenti, che versano in pessime condizioni per la mancanza di investimenti e di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, tanto che alla fine del 2022 saranno prodotte circa 3 milioni di tonnellate di acciaio. Nessuna risposta concreta è arrivata per i lavoratori delle 145 aziende dell’indotto».

«Abbiamo chiesto al governo di assumere il controllo e la gestione di Acciaierie D’Italia, a partire dall’utilizzo delle risorse già stanziate per riequilibrare gli assetti societari senza attendere la scadenza del 2024. Il Ministro Urso ha preso l’impegno all’avvio di un percorso di confronto. Serve una cabina di regia permanente presso il Ministero».

Fim: «A rischio tutta la metalmeccanica italiana»

Il segretario nazionale della Fim, Valerio D’Alò, ha sottolineato come la produttività dell’ex Ilva sia al minimo storico. «Non possiamo e non vogliamo assistere all’agonia del siderurgico – ha dichiarato d’Alò – stiamo rischiando di far sprofondare Taranto in una crisi sociale e occupazionale gravissima. È per questo che siamo in sciopero in tutto il gruppo. La crisi non è una condanna storica inevitabile, è frutto di una serie di errori dei Governi precedenti. Questo è il momento di girare pagina e di costruire le soluzioni per far riprendere lavoro e investimenti. Perdere Taranto significherebbe anche dare un duro colpo a tutta la metalmeccanica italiana. Non si può pensare che l’industria dell’acciaio, che in tutta Europa genera profitti per le imprese e alti stipendi, a Taranto si traduca in precarietà e insicurezza sociale così grave».

«Questa volta siamo di fronte ad un Governo forte e stabile, per questo chiediamo di ribaltare la situazione alla ex Ilva, con una governance solida dove chi investe guida il gruppo. Se lo Stato è il maggiore investitore deve avere potere decisionale. Per questo finalmente su più fronti, parte pubblica compresa, si chiede un cambio del governo d’impresa, che assicuri una gestione corretta degli impianti garantendo la sicurezza dei lavoratori e delle famiglie dentro e fuori la fabbrica».

Uilm: «AcerolMittal è irresponsabile»

Per il Segretario della Uilm, Rocco Palombella, «il Governo deve prendere atto che tutti gli accordi che ha firmato con il Gruppo indiano sono diventati ormai carta straccia per l’irresponsabilità della multinazionale. È ormai irreversibile la sfiducia da parte di tutti i lavoratori, del sindacato e delle comunità interessate, verso la gestione di ArcelorMittal. L’assemblea dei soci di Acciaierie d’Italia dovrà andare nella direzione di un controllo statale della più grande azienda siderurgica europea. Sarebbe sbagliato sbloccare il miliardo senza il ritorno della proprietà dell’azienda nelle mani dello Stato. Non c’è più tempo da perdere, la situazione rischia di degenerare. Il Governo compia un atto di coraggio e difenda ad ogni costo i 20 mila lavoratori e il futuro del settore dell’acciaio nel nostro Paese. La lotta continuerà fino a che non avremo risposte concrete dal Governo».

USB: «Occorre nazionalizzare l’ex Ilva»

Secondo l’Usb, in questi anni vi sono state «troppe situazioni ormai al collasso a partire da un ricorso vergognoso, perché sfrenato, alla cassa integrazione sulle spalle dei lavoratori, per passare alla condizione degli ex Ilva in Amministrazione straordinaria e per finire alla desolante situazione dell’appalto che, dopo esser stato stremato da infiniti ritardi nel pagamento delle fatture arretrate, ha avuto il benservito di sabato scorso, con la sospensione delle attività di moltissime aziende, anche locali». 

«Che suono può avere un invito alla ripresa del dialogo tra Acciaierie d’Italia e forze sindacali se l’Amministratore delegato Lucia Morselli non si presenta all’incontro e non perde occasione per dimostrare che non intende affatto interloquire, ma provocare con metodi inaccettabili. Moltissime le incongruenze e le domande ancora senza risposta. Ribadiamo ancora una volta che l’unica via percorribile è la nazionalizzazione di questa azienda, situazione che come USB sosteniamo da sempre, al contrario di chi oggi si risveglia per fortuna da un lungo tepore che ha contribuito a questo stallo».

Alberto Pizzolante
Alberto Pizzolante
Nato in provincia di Lecce nel 1997, si è laureato in Filosofia presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Dirige likequotidiano.it.

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