L’empatia è un termine ricco di significati e mettersi nei panni altrui non è un compito facile. Entrare nel mondo di un’altra persona, cercando di non farsi travolgere ma allo stesso tempo di comprendere, è un’impresa ardua, specialmente se non si è pienamente consapevoli del proprio sentire. Le molteplici forme dell’empatia (Donise, 2020) ci offrono uno strumento per analizzare come si sviluppa un soggetto in grado di comprendere il vissuto altrui.
La dimensione fusionale e la vita psichica primitiva
Una delle dimensioni più affascinanti è quella fusionale o unipatica. In questo stato, i vissuti dell’altro si confondono con i propri, portando a una vera e propria perdita di identità. Non si tratta di un co-sentire consapevole, ma di una fusione dell’Io con l’esperienza altrui (Stein, 2009). Donise (2020) collega questa dimensione alla “primitiva vita psichica dei popoli“, dove l’uomo primitivo si identificava con la natura e il suo passato. Nelle ricerche antropologiche, si evidenzia come questi soggetti fossero in grado, attraverso i rituali, di attuare una sorta di fusione con “l’oggetto totemico inanimato” o con gli antenati, che fungevano da spiriti guida.
La Fusione nella massa e l’Esperimento di Stanford
Un altro tipo di fusione si manifesta nella dimensione di influenza reciproca, tipica della “vita psichica delle masse” (Donise, 2020). L’individuo, in quanto membro di un gruppo sociale, è inevitabilmente influenzato dalla massa e può perdere la propria “personalità cosciente” (Freud, 1921), agendo e pensando non più singolarmente, ma come parte di un’entità collettiva. In questo contesto, le differenze individuali si annullano per creare un’anima collettiva e ogni emozione diviene contagiosa, tanto da far emergere il “male della psiche umana”.
Un esempio eclatante di questo contagio emotivo e di questa fusione è l’esperimento noto come “Effetto Lucifero“. Condotto negli anni Settanta dal sociologo Philip Zimbardo, l’esperimento carcerario di Stanford ha dimostrato come la situazione possa corrompere individui altrimenti considerati “normali”. I volontari, divisi in guardie e detenuti, si calarono rapidamente nei loro ruoli. Le guardie iniziarono a intimidire e umiliare i prigionieri, costringendoli a pulire le latrine a mani nude e a compiere atti che non avrebbero mai fatto individualmente. L’esperimento fu interrotto prematuramente a causa dell’escalation di violenza e umiliazione. L’effetto Lucifero mise in luce come l’Io possa essere messo da parte al punto da commettere atti negativi e dannosi che non sono propri delle attitudini del singolo.
Bibliografia
Donise Anna, (2020), Critica della ragione empatica. Fenomenologia dell’altruismo e della crudeltà, il Mulino, Bologna.
Freud Sigmund, (1921) trad. it. Psicologia delle masse e analisi dell’Io, in Opere di Sigmund Freud 1917-1923. L’Io e L’Es e altri scritti, Bollati Boringhieri, Torino.
Stein Edith (1985), trad. it. Il problema dell’empatia. Studium srl, Roma 2009.
