“Nel buio della casa”, il romanzo di Fiore Manni e Michele Monteleone

C’erano una volta Noah, Allison e la loro nuova splendida casa“. Potrebbe essere l’incipit di una favola. Invece è l’inizio di un incubo. Nel buio della casa è un horror italiano con echi nel mondo del fumetto, una grande storia d’amore quella creata da Fiore Manni e Michele Monteleone ed edita da Sperling & Kupfer. Alberto Pizzolante, redattore di Like Quotidiano, ha intervistato i due autori nell’ambito della rassegna culturale organizzata da Associazione Valentia in collaborazione con questa testata. Di seguito, una sintesi della videointervista pubblicata sui nostri canali social.

In Italia, pochi sono gli autori che scelgono di pubblicare romanzi horror. Per quale motivo avete compiuto questa scelta?

Fiore Manni: L’horror è un genere che in Italia non va per niente, infatti è stata una scelta un po’ azzardata la nostra. Una scelta mossa dalla passione che condividiamo per questo genere. I lettori italiani leggono principalmente Stephen King, suo figlio Joe Hill, Shirley Jackson, Lovecraft, autori classici. Le proposte delle case editrici sono poche proprio perché non c’è una grande richiesta da parte del pubblico. Sperling & Kupfer ha lanciato la collana Macabre, di cui fa parte anche il nostro romanzo. È una casa editrice che ci piace molto perché osa e ha voglia di portare qualcosa di nuovo in libreria.

Michele Monteleone: Probabilmente, se avessimo scritto un thriller o un giallo sarebbe stato più semplice venderlo, ma noi siamo appassionati del genere. Noi italiani siamo dei grandi spettatori di horror e in Italia c’è un’importante tradizione cinematografica del genere, basti pensare a Dario Argento e a Mario Bava. L’horror è un importante genere “morale”, che ti insegna a non andare nella foresta per non essere mangiato dai lupi.

Stephen King è il nome di uno dei vostri personaggi. Inoltre, è uno degli autori da voi citati nei ringraziamenti, insieme a Richard Matheson e a Jonathan Hickman. Quanto avete preso da questi autori e quanto per voi sono stati importanti nella scrittura di Nel buio della casa?

MM: Tantissimo. Come dice Tiziano Sclavi, il creatore di Dylan Dog, se sei un vero artista devi rubare, non omaggiare. È esattamente quello che abbiamo fatto con tanti autori che amiamo, prendendo da loro soprattutto le atmosfere. Da questo punto di vista, il nostro libro può essere definito kinghiano.

Nel buio della casa è il vostro primo libro scritto a quattro mani. Quanto è stato difficile farlo e qual è stata la vostra organizzazione?

FM: Per ciò che riguarda l’organizzazione, io ho rubato il metodo che Terry Pratchett e Neil Gaiman hanno utilizzato nella scrittura di Buona Apocalisse a tutti!. Un autore scriveva un pezzo e lo consegnava all’altro che lo rimaneggiava. In questo modo, le due penne potevano coesistere e amalgamarsi. Noi abbiamo diviso il lavoro ed entrambi abbiamo lavorato su quello che l’altro produceva.

MM: La preparazione al lavoro è stata più semplice per me, avendo io lavorato in team nel mondo dei fumetti. Per Fiore, che ha scritto prosa da sola davanti al computer, la difficoltà è stata maggiore. Il primo ostacolo che abbiamo dovuto superare è stato la creazione di una scaletta. Le voci dei due protagonisti si alternano. Essi raccontano due storie incociate che si svolgono a distanza di quattro anni l’una dall’altra. Per riuscire ad eseguire alla perfezione l’incastro, la scaletta è stata fondamentale.

È molto interessante la doppia linea narrativa presente nel libro. Qual è stata l’idea di fondo che vi ha portato all’adozione di questa struttura?

MM: La storia nasce da un’idea che avevo avuto per un fumetto. Fiore ha pensato di convertire la storia in un romanzo. Nella prima stesura il protagonista era Noah e la storia si sviluppava nel presente, con la presenza di alcuni flashback. Fiore ha scelto di aggiungere, come voce narrante, il personaggio femminile e di rendere così la storia più corposa. Alternare le due linee narrative è stata una sfida, come lo è stato scrivere la linea di flashback di Allison, lasciando all’interno degli elementi di novità.

Per quale motivo avete scelto di non ambientare il romanzo in Italia?

FM: Le nostre case non hanno la stessa fragilità di quelle americane, per questo abbiamo scelto di ambientare in America il nostro romanzo.

MM: Noah attraversa l’America in un classico on the road proprio di quella cultura e visita motel, stazioni di servizio. Egli è un personaggio sradicato dalla sua casa che inizia a vivere in questi luoghi-non luoghi. Questo tipo di luoghi è proprio di un’ambientazione americana.

Avete pensato a realizzare un fumetto o qualcosa di animato partendo da Nel buio della casa ?

MM: Ci piacerebbe moltissimo, anche perché lavoriamo molto con le immagini quando scriviamo. Abbiamo lasciato uno spiraglio all’interno della narrazione che potrebbe consentirci, in futuro, di scrivere un fumetto su qualcosa di antecedente la storia presente in questo libro.

Quali sono i sentimenti e le emozioni che attraverseranno i vostri lettori?

FM: Paura. Io spero che il libro terrorizzi un po’ le persone. Naturalmente la paura è soggettiva.

MM: Se qualcuno piange, sono molto felice.

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