“Non arrendetevi mai”. La storia di Monica, una donna con dislessia

Dopo la pubblicazione della lettera di Martina, una studentessa con dislessia che ha raccontato la sua storia a Fanpage.it, abbiamo ricevuta una lettera da Monica Loparco. Monica, che ci ha autorizzato a pubblicare il suo nome, ha scelto di scriverci perché, come ci ha raccontato, è rimasta molto colpita dalla storia di Martina. Spera che raccontando la sua storia possa aiutare più ragazzi possibile. Pubblichiamo quindi la sua toccante lettera, ringraziandola per aver scelto di raccontarci la sua storia.

Salve,
sono Monica Loparco e oggi mi sono imbattuta nella vostra pagina. Mi ha colpito molto la storia di Martina. La sua storia e la sua Dislessia. Mi sono rivista molto in lei. Ho scoperto di essere dislessica a 26 anni, dopo la specialistica in pedagogia. Durante il periodo scolastico e universitario notavo che avevo delle difficoltà, ma i professori dicevano che ero semplicemente SVOGLIATA, che l’università e la scuola non facevano per me.

Ho passato periodi bui, ho passato momenti di sconforto, non mangiavo più e mi consideravo una fallita ma, nonostante questo, sono sempre riuscita a rialzarmi. Durante l’ultimo esame, prima di laurearmi in Pedagogia, un’assistente (laureata in Psicologia) notando le mie difficoltà ad esporre l’argomento inerente all’esame, si mette a ridere e mi dice: “o sei alcolizzata o sei dislessica”. Ridendo e non tenendo conto del mio imbarazzo e sconforto.

Nonostante questo decido di provare a studiare per il test d’ngresso per Scienze della Formazione Primaria. Studiando notavo che le mie difficoltà aumentavano sempre più. Quindi, una mattina mi feci coraggio e andai a fare il test per capire se la mia era Dislessia.
Dopo aver scoperto di essere dislessica mi sono sentita sollevata e ho rivalutato me stessa. Ovvio, devo fare ancora tanta strada per ritrovare la fiducia in me. Ma quello che voglio dire a tutti i ragazzi che sono trovati nella​ mia stessa situazioni è: Non arrendetevi mai.

Non bisogna sottovalutare MAI le difficoltà di un bambino. Bisogna fare più diagnosi e essere più aperti per far si che i bimbi e i ragazzi, come me, si sentano sereni nell’affrontare il mondo della scuola e dell’università”.

redazione@likequotidiano.it

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