mercoledì, Aprile 17, 2024

La storia di Placido Rizzotto, il partigiano sindacalista ucciso dalla mafia

Placido Rizzotto fu ucciso per le sue battaglie a favore di contadini e braccianti agricoli sfruttati dai grandi latifondisti e dalla mafia.

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Placido Rizzotto nacque a Corleone. Primo di sette figli, perse la madre quando era ancora bambino e, in seguito all’arresto del padre con l’accusa di associazione mafiosa, abbandonò la scuola per occuparsi della famiglia. Nel settembre 1940 fu richiamato a combattere nelle fila dell’esercito italiano. L’11 settembre 1943, in seguito all’armistizio, Rizzotto lasciò l’esercito e si recò a Roma, dove entrò a far parte della Banda partigiana “Napoli”, guidata dal socialista Pietro Agostinucci.

Rientrato a Corleone al termine della guerra, iniziò la sua attività politica e sindacale. Ricoprì l’incarico di presidente dei reduci e combattenti dell’ANPI di Palermo e fu esponente di spicco del Partito Socialista Italiano e della CGIL. Placido Rizzotto condusse le battaglie di contadini e braccianti agricoli sfruttati dai grandi latifondisti e dalla mafia. Nel 1946 fu eletto Segretario della Camera del Lavoro. Più volte la mafia corleonese, guidata dal medico Michele Navarra, fece pressione affinché Placido Rizzotto desistesse dalle sue battaglie. Ma egli restò sempre al fianco dei contadini.

Il 10 marzo 1948 il sindacalista aveva lasciato una riunione con i suoi compagni di partito e si era incamminato per le strade del paese, quando fu bloccato con la forza, caricato sulla 1100 del boss Luciano Liggio e condotto in contrada Malvello. Fu pestato a sangue da Liggio e poi ucciso con tre colpi di pistola. Infine, fu gettato nella foiba di Rocca Busambra. Giuseppe Letizia, giovanissimo pastore di dodici anni, assistette all’omicidio. La visione lo fece entrare in uno stato di delirio tale da convincere suo padre a condurlo nell’ospedale diretto da Michele Navarra. Al ragazzino fu diagnosticata una tossicosi e fu fatta una iniezione, “Per calmarlo”, fu detto ai suoi genitori. Giuseppe, invece, morì.

La vicenda giudiziaria

Dall’estate del 1949, le indagini furono guidate dal Capitano dei Carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa. Il 4 dicembre dello stesso anno furono arrestati Vincenzo Collura e Pasquale Criscione. I due ammisero le loro responsabilità nel rapimento di Placido e chiamarono in correità Luciano Liggio, indicandolo come l’assassino del sindacalista e rivelando il luogo dove era stato gettato il corpo. Dalla Chiesa, con l’ausilio dei Vigili del Fuoco, recuperò i resti di tre uomini. I familiari di Placido Rizzotto riconobbero i suoi scarponi. Improvvisamente, Collura e Criscione cambiarono versione, affermando che le loro dichiarazioni erano state estorte dai Carabinieri. Il processo si chiuse il 30 dicembre del 1952 con l’assoluzione tutti gli imputati per insufficienza di prove. Sentenza poi confermata dalla Cassazione nel 1961.

Nel 2008 la Polizia si mise di nuovo sulla tracce del corpo di Rizzotto e il 7 luglio, grazie a un delicato e complesso intervento di recupero, dal pozzo di Rocca Busambra sono stati recuperati dei resti umani. La comparazione del DNA con quelli di Carmelo Rizzoto, morto nel 1969 e riesumato per l’occasione, ha accertato che si trattava di Placido. Il 24 maggio 2012, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, si tennero i funerali di Stato di Placido Rizzoto, premiato con una Medaglia d’oro al merito civile.

Fonte: Libera

Alberto Pizzolante
Alberto Pizzolante
Nato in provincia di Lecce nel 1997, si è laureato in Filosofia presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Dirige likequotidiano.it.

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