Il doppio stupro di Piacenza

Una donna ha subito uno stupro. Dopo poche ore, la stessa donna è stata violentata da Meloni, da Salvini e da diverse testate giornalistiche.

Domenica 21 agosto una donna ha subito uno stupro a Piacenza. Poche ore dopo, la stessa donna è stata violentata da Giorgia Meloni, da Matteo Salvini e da diversi quotidiani, tra i quali la testata nazionale Il Messaggero.

Domenica 21, all’alba, a Piacenza un uomo ha stuprato una donna. Un residente ha documentato il crimine girando un video e ha chiamato la polizia. Lo stupratore è Sekou Souware, un uomo di 27 anni, originario della Guinea e richiedente asilo in Italia. La vittima è una donna ucraina di 55 anni.

«Sono disperata, mi hanno riconosciuta da quel video», ha riferito la vittima dello stupro alle forze dell’ordine. La Procura di Piacenza ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per il reato di diffusione senza consenso di materiale riproducente atti sessuali. Facebook, Instagram e Twitter hanno rimosso il video. L’articolo 734 bis del codice penale ipotizza un reato a carico di chi porta a conoscenza di un numero indeterminato di persone le generalità o l’immagine della vittima, senza il suo consenso, attraverso modalità che comunque consentano di poter risalire alla persona offesa. Nel video pubblicato da Meloni, la voce della vittima è chiara e riconoscibile.

Meloni e Salvini, compagni di sciacallaggio

Poche ore dopo la pubblicazione della notizia il segretario della Lega, Matteo Salvini, in un post pubblicato sui social ha, per l’ennesima volta, dato prova della propria infimità. Nel post, l’autoproclamato Capitano d’Italia ha parlato di «un richiedente asilo» che «stava violentando una donna». Salvini sostiene che difenderà i confini e gli italiani e che, in linea con il suo modus operandi da sciacallo, si recherà a Piacenza «per confermare l’impegno della Lega a restituire sicurezza al paese». In caso di vittoria delle elezioni, il Capitano leghista assumerà 10.000 poliziotti e carabinieri, ipse dixit. Inoltre, ci saranno «più telecamere accese e blocco degli sbarchi clandestini. Volere è potere».

La Presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni (donna, madre, italiana, cristiana), sostiene che «non si può rimanere in silenzio davanti a questo atroce episodio di violenza sessuale ai danni di una donna ucraina compiuto di giorno a Piacenza da un richiedente asilo». Invia un abbraccio virtuale alla vittima, ma non le chiede il consenso prima di pubblicare il video dello stupro. In quelle ore, Meloni era impegnata a definire come devianza il tabagismo, l’alcolismo, l’anoressia e l’obesità. A tal proposito, per chiarezza e completezza dell’informazione, comunico di essere, purtroppo, un accanito fumatore di tabacco. Al momento l’Organizzazione Mondiale della Sanità non ritiene io sia un deviato. Di diverso avviso, come scritto, è la probabile futura Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana.

La posizione dell’Ordine dei Giornalisti sulla pubblicazione del video dello stupro

Come scritto, diversi quotidiani hanno pubblicato in rete il video dello stupro. Sul proprio sito web, l’Ordine dei Giornalisti ha pubblicato il seguente comunicato:

«Le Cpo CNOG, Cpo FNSI, Cpo USIGRAI e Giulia giornaliste condannano chi usa il corpo delle donne solo per raccogliere visualizzazioni .  Un Osservatorio sui social e sui media, che le Cpo di Fnsi, Usigrai, Cnog e Giulia sollecitano da tempo ai Ministeri e alle istituzioni competenti, permetterebbe non solo di segnalare una comunicazione violenta, contraria ai principi del Manifesto di Venezia e dell’articolo 5bis del Testo unico deontologico, ma anche di spiegare come si utilizzano parole e immagini, per una piena affermazione dei diritti delle donne e per una narrazione corretta della violenza. Non come accaduto per l’ennesima volta in queste ore, aggiungendo violenza a violenza feroce, usata con il solo scopo di attrarre pubblico, ottenere click e indirizzare il consenso».

L’articolo 5bis del testo unico deontologico recita:

«Nei casi di femminicidio, violenza, molestie, discriminazioni e fatti di cronaca, che coinvolgono aspetti legati all’orientamento e all’identità sessuale, il giornalista:

a) presta attenzione a evitare stereotipi di genere, espressioni e immagini lesive della dignità della persona;
b) si attiene a un linguaggio rispettoso, corretto e consapevole. Si attiene all’essenzialità della notizia e alla continenza. Presta attenzione a non alimentare la spettacolarizzazione della violenza. Non usa espressioni, termini e immagini che sminuiscano la gravità del fatto commesso;
c) assicura, valutato l’interesse pubblico alla notizia, una narrazione rispettosa anche dei familiari delle persone coinvolte.
».

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