Teoria della Mente: la capacità di “leggere” la mente propria e altrui

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Comprendere quello che gli altri pensano, desiderano o sentono non è scontato, ma spesso lo si fa senza porre attenzione a questa capacità. Possedere una Teoria della Mente vuol dire attribuire stati mentali, quali credenze, emozioni, desideri, intenzioni, sia a sé stessi che agli altri. Si tratta di un’abilità naturale e inconsapevole, che permette di interpretare i comportamenti altrui e di regolare le proprie azioni in base al contesto.

La Teoria della Mente emerge durante lo sviluppo infantile. Intorno i quattro anni i bambini iniziano a comprendere che gli altri possono avere idee diverse dalle proprie. Questo passaggio cognitivo consente loro di mettere in atto azioni più complesse, come mentire, collaborare, ingannare.

I primi studi sulla Teoria della Mente risalgono al 1978, quando due primatologi, David Premack e Guy Woodruff, pubblicarono sulla rivista Behavioral and Brain Sciences un esperimento. I due studiosi verificarono come anche gli scimpanzè fossero in grado di prevedere le azioni di un essere umano posto in una serie di situazioni appositamente costruite.

Successivamente, Heinz Wimmer e Josef Perner idearono il compito della falsa credenza. Questo è diventato un classico della psicologia dello sviluppo, per verificare l’esistenza e lo sviluppo della Teoria della Mente nei bambini piccoli. Il test è stato riformulato in diverse versioni, ma la più nota è la prova di Sally e Anne, sviluppata da Simon Baron-Cohen e colleghi. In questa variante, due bambole sono protagoniste di una breve scenetta: Sally ripone una biglia in un cestino ed esce dalla stanza; durante la sua assenza, Anne sposta la biglia in una scatola. Al ritorno di Sally, viene chiesto ai bambini dove quest’ultima andrà a cercare l’oggetto.

Rispondono in modo corretto solo coloro che hanno già sviluppato la capacità di attribuire credenze, anche errate, agli altri. I bambini a sviluppo tipico, fra i tre e i cinque anni, riescono a superare questi compiti.

Diversi studi hanno poi cercato di individuare i precursori della Teoria della Mente. Secondo le teorie costruttiviste, la capacità di comprendere gli stati mentali propri e altrui non sarebbe innata. Quest’ultima, infatti, si formerebbe in maniera graduale attraverso le esperienze sociali.

Numerose ricerche evidenziano che i bambini tra i tre e i cinque anni che hanno un numero maggiore di fratelli ottengono risultati migliori nei compiti di falsa credenza rispetto ai coetanei figli unici o con pochi fratelli. Dunque, un ambiente relazionale più complesso e dinamico offre al bambino delle importanti occasioni per entrare in contatto con punti di vista diversi dai propri.

In conclusione, anche se esistesse una predisposizione innata alla comprensione degli stati mentali, questa non sarebbe sufficiente per garantire il pieno sviluppo della Teoria della Mente. Come accade per il linguaggio, per cui l’uomo ha una predisposizione innata, è necessario tanto esercizio e stimoli costanti per far emergere pienamente questa capacità.

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