Xylella Fastidiosa, il de profundis dell’agricoltura salentina

Un'approfondita analisi delle cause della presenza della Xylella Fastidiosa e delle conseguenze che essa ha avuto sul territorio salentino.

Siamo nel 2013 quando, in corrispondenza del territorio a sud-ovest della Puglia, sono stati segnalati presso l’Osservatorio fitosanitario regionale innumerevoli casi di disseccamento di oliveti secolari. A seguito delle ispezioni, dello studio dell’eziologia e delle analisi effettuate sono state individuate diverse concause, tra cui la presenza di un patogeno batterico da quarantena, Xylella fastidiosa e di altri agenti parassitari che contribuiscono a determinare il quadro sintomatologico. Tali evidenze hanno fornito la base scientifica per la definizione dell’emergenza “Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo – Co.Di.RO.” (Ruggiero et al., 2015).

La sintomatologia espressa dalle piante colpite dal parassita si manifesta con avvizzimento come conseguenza del blocco meccanico della funzionalità dei vasi xilematici a causa delle colonie batteriche. Tutto questo porta a bruscatura fogliare, disseccamenti nella parte apicale e/o marginale della lamina, disseccamenti a carico della chioma inizialmente di rami isolati e poi di intere branche e/o dell’intera pianta. (Janes, 2010). La comparsa del complesso del disseccamento rapido dell’olivo si è affermato, quindi, in una delle principali aree di coltivazione olivicola dell’Italia meridionale e della Regione mediterranea. Le informazioni emerse dai coltivatori locali hanno indicato che i sintomi, insoliti, di disseccamento nelle chiome degli olivi hanno iniziato ad apparire su alcuni alberi sparsi tra il 2008 e il 2010. Tuttavia, all’inizio del 2013 una continua espansione di questi sintomi negli oliveti salentini ha spinto le autorità fitosanitarie e i ricercatori ad avviare indagini sugli effetti della malattia.

Le cause

Le prime osservazioni sul campo attribuirono la nuova e rapida diffusione della patologia ad una varietà di cause biotiche e abiotiche: gravi attacchi di antracnosi (Colletotrichum spp.); marciume radicale; necrosi dell’alburno associata a specie fungine (Phaeoacremonium, Phemoniella[LMl1] , Pleumostomophora); cattiva gestione degli oliveti e inquinamento delle acque di falda con conseguente fitotossicità (Martelli 2015; Martelli et al. 2016).  Alla fine del 2013, a seguito di un significativo aumento delle segnalazioni di alberi affetti da CoDiRO, ulteriori test di screening del patogeno hanno rivelato la presenza del patogeno batterico Xylella fastidiosa (Saponari et al. 2013). Questo risultato è stato riconosciuto come il primo focolaio esterno confermato di questo patogeno esotico, che non era mai stato rilevato in nessun paese dell’Unione Europea (UE) (Saponari et al., 2019).

Dopo l’identificazione di Xylella fastidiosa nelle piante d’olivo, le indagini sono state estese in tutto il Salento, dove si assiste ad uno stato di recessione dell’olivicoltura tradizionale. La realtà dà prova di un vero e proprio depauperamento del singolare scenario olivicolo salentino e quanto accaduto è da attribuire, come detto, ad una pluralità di spiacevoli vicende. Se a questo si aggiunge il graduale abbandono degli oliveti, per l’ardua gestione delle piante secolari, ed il commercio illegale degli ulivi secolari pugliesi, abitualmente richiesti per scopi ornamentali (Cicia et al., 2009) la situazione si  aggrava ulteriormente.

Le conseguenze

Le cultivar tradizionali più diffuse sul territorio della Puglia meridionale sono Cellina di Nardò e Ogliarola Salentina e, proprio queste, risultano essere molto sensibili al batterio, tanto da morire in caso di infezione (Martelli, 2016). Malgrado ciò, Xylella f., in Salento, è stata rinvenuta anche su altre specie vegetali. Incombe quindi la dura sorte di attuare la desertificazione di interi territori dall’Adriatico allo Jonio, sancendo il de profundis dell’agricoltura salentina (Altieri et al., 2016).

Abbattimenti ripetuti di ulivi monumentali e non, eradicazioni decise a sopprimere focolai del batterio, stanno attuando quello che viene definito il “processo di deterritorializzazione“. Tale menzione sta ad indicare la destrutturazione delle relazioni territoriali pre-esistenti e di trasformazione della relazione popolazione-risorse della regione Puglia (Ciervo, 2019). La vicenda Xylella, quindi, non può che rappresentare una grave minaccia per l’economia agricola locale e per la biodiversità del territorio (Saponari et al., 2019).

Lorenzo Martella

Bibliografia

Cicia, G., D’Amico, M., & Pappalardo, G. (2009). Il ruolo dell’olivo nel paesaggio agrario italiano del XXI Secolo.

Ruggiero, S., Claudio, A., Bernardo, D. G., Vincenzo, F., & Luigi, R. (2015). Xylella fastidiosa sull’olivicoltura del Salento Economic and landscape impact assessment of the disease caused by Xylella fastidiosa to olive growing in the Salento area (southern Italy). August 2016, 335–362.

Janes J.D. & Obradovic A. (2010). Xylella fastidiosa: its biology, diagnosis, control and risks. Journal of Plant Pathology, (92: 35-48).

Martelli, G.P. (2015). Lo stato attuale della sidrome del rapido declino dell’olivo del Sud Italia. Phytoparasitica (p. 44, 1-10).

Martelli, G.P. (2016). La sindrome del declino rapido dell’olivo nel sud-est italiano: una minacciosa emergenza fitosanitaria. Eur. J. Plant Pathol. 144:235-243.

Altieri, G., Bianco, P., & Bellucci, V. (2016). Xylella Fastidiosa E.

Ciervo, M. (2019). Le comunità locali e il processo di salvaguardia del territorio Il caso del Salento durante e dopo la cosiddetta “ emergenza Xylella .”

Saponari, M., Giampetruzzi, A., Loconsole, G., Boscia, D., & Saldarelli, P. (2019). Xylella fastidiosa in olive in apulia: Where we stand. Phytopathology, 109(2), 175–186. https://doi.org/10.1094/PHYTO-08-18-0319-F

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