L’aiutino inaspettato (o forse no)

Ignazio La Russa è stato eletto Presidente del Senato nello stupore generale, alla prima chiama, senza il supporto di Forza Italia e con i voti dell’opposizione.

I numeri

La Russa è stato eletto con 116 voti favorevoli. La maggioranza ha iniziato la legislatura con una discussione interna tra Berlusconi, intenzionato a piazzare Licia Ronzulli al Ministero della Salute e Giorgia Meloni, determinata a impedirlo. Giovedì scorso il gruppo Senato di Forza Italia, interamente ronzulliano, ha deciso di non partecipare alla chiama nonostante il parere contrario di Berlusconi che, assieme a Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha votato come da accordi di coalizione Ignazio La Russa. Lega – Salvini Premier ha fornito i suoi 29 voti e Fratelli d’Italia i suoi 66 voti. Noi Moderati conta solo su due senatori: il presidente dell’UDC Antonio De Poli e Michela Biancofiore di Coraggio Italia. La destra in questa votazione aveva bisogno della maggioranza assoluta (104 senatori) e arrivava invece a 99 voti. Almeno 17 voti sono quindi arrivati dall’opposizione. L’unico che ha ammesso di aver votato La Russa è stato Mario Borghese, rappresentante del MAIE.

Occhi puntati sul Terzo Polo

Gran parte degli analisti politici ha subito pensato ad Azione e Italia Viva, che comunque potevano contare solo su 9 persone, complice il precedente del voto segreto che ha affossato il DDL Zan ormai un anno fa. Per la prima volta su Twitter si è scatenata la caccia ai franchi tiratori consultando addirittura il video pubblico originale. Pagella Politica ha proprio stilato un elenco dei senatori all’opposizione che hanno impiegato troppi secondi per aver potuto votare scheda bianca.

Da qui il primo colpo di scena: i parlamentari di Azione ad eccezione della matricola Marco Lombardo (Carlo Calenda, Mariastella Gelmini e Giusy Versace) hanno attraversato l’interno del catafalco quasi eguagliando Marcell Jacobs. Addirittura Calenda ha preso e piegato la scheda senza neanche girare il busto. Invece i cinque senatori di Italia Viva (Matteo Renzi, Raffaella Paita, Ivan Scalfarotto, Silvia Fregolent e Daniela Sbrollini) hanno impiegato 6-9 secondi. Questo dato esclude che abbiano votato scheda bianca, sebbene Renzi abbia smentito: «Non è che ogni volta che succede qualcosa sono stato io, purtroppo. Chi mi conosce lo sa, se fossi stato io l’avrei rivendicato e soprattutto avrei portato a casa qualcosa. Chi dice che siamo stati noi a votare La Russa per avere la vicepresidenza non capisce che per averla dovrebbero dire di sì anche il Pd e il M5s, e non ce lo diranno mai».

La dichiarazione di Silvio

«Avevamo fatto i calcoli. Sapevamo che La Russa sarebbe stato eletto comunque con i voti di Renzi e dei senatori a vita», ha dichiarato Silvio Berlusconi.

Questo dato non è da sottovalutare. I senatori a vita presenti erano tre: Mario Monti, Elena Cattaneo e Carlo Rubbia. Liliana Segre non poteva votare, dovendo presiedere l’assemblea. I senatori a vita solitamente sostengono sempre e comunque la maggioranza, non essendo schierati politicamente. A domanda diretta Monti ha risposto: «ma come siete eccitati su questo argomento!».

Le Autonomie

Tirati in mezzo anche i senatori del Trentino, che riuniscono i tre del Südtiroler Volkspartei, i due eletti con il Pd e l’eletto con la Lega. SVP, per mezzo della sua capogruppo Julia Unterberger, si tira fuori. Alcuni analisti ne adducono una motivazione storica, in quanto la destra del secolo scorso è sempre stata contraria all’autonomia del Trentino. Si fa notare però la dichiarazione di Gigi Spagnolli, senatore di Bolzano letto col PD: «Non ho visto gli elenchi e non mi interessano. Sono rimasto apposta di più nel seggio perché se ne uscivo subito sarebbe stato chiaro che avevo votato scheda bianca, mentre il voto è a scrutinio segreto, e quindi non deve essere comprensibile».

Occhi puntati anche su Dafne Musolino di Sud chiama Nord, eletta in un uninominale di Messina grazie alla potenza elettorale di fuoco di Cateno De Luca. ScN si presenta come un partito autonomista e schierato all’opposizione del governo di destra, con cui condivide solo l’intenzione di realizzare il ponte sullo stretto di Messina.

AreaDem

«Chi ha votato La Russa? Le persone che non sanno bene cosa è la politica. Oggi avevamo l’occasione di mettere in difficoltà la maggioranza. Ho un’opinione su chi sia stato, ma me la tengo. Non devo giustificarmi io, ho una storia politica che parla da sola». Queste sono state le parole di Dario Franceschini, rappresentante della corrente democristiana AreaDem all’interno del Partito Democratico. Proprio a lui Matteo Renzi ha rivolto l’accusa di aver votato il Presidente La Russa pur di ottenere la vicepresidenza del Senato.

A confermare l’ipotesi di franchi tiratori nel PD è intervenuto anche Andrea Crisanti, esprimendo tutto il suo disappunto. Per quel che può valere, a votare La Russa potrebbero essere stati i più conservatori tra gli eletti, come Beatrice Lorenzin, eletta nel 2013 con il centrodestra. Non si può escludere inoltre un voto amichevole da parte di Anna Rossomando, ringraziata da La Russa durante il suo discorso e sua collega ai tempi della vicepresidenza del Senato.

Sicuramente le nomine dei prossimi giorni daranno un quadro più chiaro su chi abbia potuto dare questo aiutino al Governo che verrà.

Paolo Abete
Paolo Abete
Nato a Manduria (TA) nel 1998. Studente di Medicina presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Su Like Quotidiano mi occupo di Politica.

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