Come ti ammazzo il Reddito di Cittadinanza

Percorsi di formazione, riduzione del periodo di percezione, contributo agli affitti: i principali interventi sul Reddito di Cittadinanza.

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Avevamo già parlato delle modifiche al Reddito di Cittadinanza annunciate dal Governo Meloni in conferenza stampa. Durante l’iter in Commissione Bilancio, i parlamentari hanno approvato alcuni emendamenti finalizzati a rendere ancora più stringenti le condizioni per continuare a percepire il sussidio.

  • La Lega ha ottenuto l’obbligo di un percorso di formazione per i percettori del reddito con età compresa tra i 18 e i 29 anni che non abbiano adempiuto all’obbligo scolastico.
  • Noi Moderati ha portato a casa la riduzione dagli otto ai sette mesi del periodo massimo di percezione del Reddito di Cittadinanza. Una significativa novità riguarda i datori di lavoro: la soglia massima per l’esonero contributivo totale è stata innalzata da 6 a 8mila euro per chi assume donne svantaggiate, giovani under36 e percettori del Reddito di cittadinanza.
  • Un emendamento promosso da Fratelli d’Italia interviene sul contributo agli affitti. L’agevolazione destinata a coloro che vivono in un immobile in affitto sarà erogata direttamente al locatore dell’abitazione. Fino ad ora il contributo è stato erogato all’affittuario.

Valditara: «Restituire il diritto allo studio ai giovani»

Il Ministro dell’Istruzione, Roberto Valditara (Lega), si è detto molto soddisfatto della riforma del Reddito di Cittadinanza. In un comunicato stampa, il ministro ha sostenuto che «la proposta è ispirata ad alcuni principi che ritengo imprescindibili per la formazione dei nostri giovani. Prima di ricorrere a una misura meramente assistenziale è necessario restituire a questi ragazzi il diritto allo studio. Un diritto per i motivi più diversi è stato loro negato».

«Oggi in Italia sono circa 140mila i giovani sotto i 30 anni che percepiscono il reddito di cittadinanza e che hanno solo la licenza di scuola elementare (o nemmeno questa) o la licenza di scuola media», ha aggiunto Valditara. «Molti di loro non hanno completato l’obbligo scolastico. È una situazione di illegalità che priva queste persone degli strumenti idonei a garantire loro un’autentica realizzazione personale e professionale. Dal 1° gennaio, chi richiede il RDC dovrà svolgere un percorso di formazione. Da ministro ho l’obiettivo di far sì che tutti i ragazzi possano affrontare il mondo con entusiasmo e preparazione, costruendo un valido progetto di vita».

Il nodo della congruità dell’offerta di lavoro

La modifica che ha infiammato di più il dibattito politico riguarda la congruità dell’offerta di lavoro. Per offerta congrua, nella legge originaria, si intendeva la proposta di un’occupazione compatibile con le proprie capacità e competenze, che prevedesse una retribuzione superiore del 20% rispetto all’assegno e che si svolgesse a una distanza non superiore ad 80 km dal luogo di residenza o raggiungibile entro 100 minuti con il trasporto pubblico.

Uno degli emendamenti approvati, proposto da Noi Moderati, riguarda l’obbligo di accettare un’offerta di lavoro anche essa non dovesse essere. Il leader del MoVimento 5 stelle, Giuseppe Conte, ha commentato l’approvazione dell’emendamento con le seguenti parole: «Lupi ha fatto saltare il concetto di congruità, fondamentale per tutelare la meritocrazia che questo governo voleva perseguire. Questo vuol dire che un laureato in Giurisprudenza al Sud, per non perdere il Reddito, è costretto ad accettare il lavoro di lavapiatti in Friuli Venezia Giulia. Dire che i più indigenti devono accettare qualsiasi proposta significa distruggere l’ascensore sociale. Siamo alla follia pura».

Il sottosegretario al Lavoro, il senatore Claudio Durigon (Lega), ha chiarito a 24 Mattino la posizione del Governo: «L’offerta congrua che abbiamo in mente prevede che qualsiasi persona, anche laureata, se gli offrono un posto per andare a fare anche il cameriere, casomai vicino casa, è giusto che la accetti. Se uno prende dei soldi pubblici non credo che possa essere schizzinoso sull’offerta di lavoro. Il criterio della territorialità resta. Una persona, infatti, non può andare a Trieste per due giorni se è di Napoli, tranquillizzerei Conte».

Sul tema è intervenuta anche la Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni. In un’intervista rilasciata a Porta a Porta, la Presidente ha dichiarato: «Se ti rifiuti di accettare un lavoro dignitoso perché accetti solo il lavoro dei tuoi sogni, non puoi pretendere che ti mantenga lo Stato con le tasse pagate da chi ha accettato un lavoro che spesso non era il lavoro dei sogni».

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Paolo Abete
Paolo Abete
Nato a Manduria (TA) nel 1998. Studente di Medicina presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Su Like Quotidiano mi occupo di Politica.

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