Nel panorama della ricerca psicoanalitica, il saggio Il Perturbante (Das Unheimliche, 1919) di Sigmund Freud rappresenta un’incursione necessaria nel campo dell’estetica. Freud non intende l’estetica come mera teoria del bello, bensì come studio delle «qualità del nostro sentire», avventurandosi in quella zona periferica che riguarda lo spaventoso e l’angoscioso. Il punto di partenza dell’analisi freudiana è la critica alla definizione fornita da Ernst Jentsch, psichiatra tedesco, secondo il quale il senso del perturbante scaturirebbe essenzialmente da una «incertezza intellettuale»: il dubbio che un oggetto apparentemente inanimato sia vivo, o viceversa.
Heimlich vs unheimlich
Sebbene Freud riconosca la validità parziale di questa tesi, specialmente in relazione a figure di cera, automi e pupazzi, la ritiene insufficiente. Attraverso l’analisi filologica ed etimologica del termine heimlich (familiare, intimo) e del suo opposto unheimlich, Freud dimostra che il perturbante non è ciò che è semplicemente ignoto, ma qualcosa di familiare che è diventato estraneo attraverso un processo di rimozione.
L’indagine trova il suo esempio più importante nella rilettura del racconto L’uomo della sabbia (Der Sandmann) di E.T.A. Hoffmann. Laddove una lettura superficiale (o jentschiana) individuerebbe il fulcro del disagio nell’ambiguità della bambola Olympia (un automa così perfetto da sembrare vivo), Freud sposta l’attenzione sulla figura del Mago Sabbiolino (Coppelius/Coppola) e sulla sua minaccia di strappare gli occhi ai bambini. L’angoscia che ne deriva non è riducibile a un mero disorientamento cognitivo di fronte all’automa, ma affonda le radici in traumi infantili profondi.
L’esperienza psicoanalitica permette a Freud di interpretare la paura di perdere la vista come un sostituto dell’angoscia di evirazione. Il perturbante, dunque, si manifesta quando complessi infantili rimossi (come il complesso di castrazione) vengono riattivati da un’impressione esterna. In conclusione, il sentimento del perturbante non nasce nell’incontro con il “nuovo”, ma nel riemergere del rimosso: è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare.
Bibliografia
Freud Sigmund, (1919) trad. it. Il perturbante, in Opere di Sigmund Freud 1917-1923. L’Io e L’Es e altri scritti, Bollati Boringhieri, Torino.
